Electrolux, il nuovo piano non convince i sindacati: «Nessuna vera discontinuità». Sciopero di otto ore

Roma – Il confronto tecnico al Ministero delle Imprese e del Made in Italy iniziato giovedì 3 settembre e conclusosi nel pomeriggio di venerdì 4 settembre non ha prodotto, secondo i sindacati, quel cambio di prospettiva atteso sul piano industriale di Electrolux. Dopo due giorni di riunioni, la multinazionale ha prospettato una riduzione degli esuberi rispetto ai 1.719 inizialmente indicati, ma per le organizzazioni sindacali restano aperti i nodi principali della vertenza.

Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato otto ore di sciopero dopo il confronto al Mimit, giudicando insufficienti le proposte dell’azienda. Resta inoltre confermata la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche.

Il primo piano presentato da Electrolux prevedeva 1.719 riduzioni complessive in Italia, con 262 posti in meno a Porcia, 310 a Susegana, 338 a Forlì, 217 a Solaro e la chiusura di Cerreto d’Esi, dove sono occupate circa 170 persone.

Per USB nessun cambiamento nella posizione di Electrolux

Particolarmente netta la valutazione di USB, che al termine dei due giorni al ministero sostiene che Electrolux non abbia ritirato il piano iniziale né presentato una vera alternativa.

Secondo il sindacato, la riduzione degli esuberi annunciata dall’azienda sarebbe minima e costruita attraverso dati non omogenei. USB contesta in particolare il metodo utilizzato per confrontare gli organici: nella fotografia iniziale sarebbero stati compresi anche lavoratori a tempo determinato che nel frattempo hanno lasciato l’azienda e che oggi non vengono più conteggiati nelle eccedenze.

Per questo, secondo USB, il confronto tra il piano iniziale e quello attuale non consentirebbe di valutare con chiarezza quale sia stata la reale riduzione degli esuberi.

Sul sito di Cerreto d’Esi, inoltre, il sindacato riferisce che non sarebbero emerse alternative alla chiusura già annunciata.

Meno lavoratori, più produttività

Un altro punto contestato riguarda l’organizzazione del lavoro.

Secondo USB, il piano Electrolux prevede una riduzione degli organici accompagnata da un aumento della produttività richiesta ai lavoratori rimasti. Le modalità cambierebbero da stabilimento a stabilimento, ma in alcuni casi l’azienda avrebbe prospettato aumenti delle cadenze fino a 140 pezzi l’ora, vale a dire un prodotto ogni circa 26 secondi.

Gli esempi indicati dal sindacato riguardano soprattutto Solaro e Susegana.

La posizione di USB è che il recupero di competitività non possa essere ottenuto attraverso una maggiore intensificazione del lavoro. Il sindacato contesta quindi una strategia che, nella sua lettura, ridurrebbe il numero degli addetti aumentando allo stesso tempo la produzione richiesta a ciascun lavoratore.

Il nodo di Porcia

Per lo stabilimento di Porcia si aggiunge la questione delle funzioni di staff e dell’IT.

USB contesta il fatto che durante il confronto ministeriale non sia stata fornita, a suo giudizio, una rappresentazione sufficientemente chiara del futuro delle attività informatiche e delle competenze presenti in Italia e a Pordenone.

Il sindacato richiama il trasferimento di alcune funzioni verso altre sedi del gruppo a livello internazionale e chiede garanzie sulla continuità delle attività IT e sulla permanenza delle competenze nello stabilimento pordenonese.

La questione assume particolare rilievo perché Porcia non è soltanto uno stabilimento produttivo, ma ospita anche importanti funzioni tecnologiche e di ricerca del gruppo. Già a maggio, durante la presentazione del piano, i sindacati avevano espresso preoccupazione non solo per la produzione ma anche per l’area ricerca e sviluppo.

Nel frattempo, ad agosto, Electrolux aveva annunciato circa 25 assunzioni a tempo determinato a Porcia per i mesi di settembre e ottobre, con possibile proroga a novembre. La decisione era stata motivata dalla necessità di incrementare la produzione e aveva portato la previsione produttiva 2026 dello stabilimento a circa 717 mila pezzi, 10 mila in più rispetto alla precedente previsione. La Rsu Fim-Fiom-Uilm aveva parlato di «contraddizioni inspiegabili» rispetto al piano di riduzione degli organici.

La posizione dell’azienda e quella del governo

Electrolux ha indicato tre condizioni sulle quali ritiene necessario intervenire per recuperare competitività: costo dell’energia, produttività del lavoro e trattamento del CBAM, il meccanismo europeo che oggi incide sulle importazioni di determinati componenti ma non sugli elettrodomestici finiti.

Il governo aveva chiesto all’azienda di arrivare al confronto di settembre con una nuova proposta industriale. A luglio il ministro Adolfo Urso aveva annunciato che il percorso tecnico del 3 e 4 settembre sarebbe stato seguito da un nuovo tavolo politico ai primi di ottobre, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione capace di evitare i licenziamenti e salvaguardare gli stabilimenti italiani.

Il confronto dei due giorni, tuttavia, si è rivelato più complesso del previsto. Nella prima giornata sono stati esaminati i singoli stabilimenti, con un confronto particolarmente lungo. Il tema della possibile riduzione degli esuberi è arrivato soltanto nella parte conclusiva della riunione, mentre non è stato possibile approfondire tutti i progetti e le problematiche dei cinque siti italiani.

Ora la parola passa alla politica

Per USB la fase tecnica è quindi conclusa senza risultati sufficienti. Il sindacato chiede la convocazione immediata del tavolo politico alla presenza del ministro Urso e annuncia la necessità di riprendere rapidamente la mobilitazione negli stabilimenti.

La richiesta si aggiunge a quella già espressa da Fim, Fiom e Uilm, che dopo il confronto hanno proclamato otto ore di sciopero.

Il punto di distanza tra azienda e sindacati resta quindi ampio: Electrolux punta a recuperare competitività attraverso una revisione dei costi, della produttività e della struttura industriale; le organizzazioni dei lavoratori chiedono invece che il piano venga profondamente modificato, salvaguardando occupazione, produzioni e competenze italiane.

Per Porcia, in particolare, la partita non riguarda soltanto il numero degli esuberi. Sul tavolo ci sono anche il futuro delle produzioni, le attività tecnologiche e IT e il ruolo che lo stabilimento pordenonese dovrà avere nella strategia del gruppo.

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