Electrolux, il confronto al Mimit prosegue: sul tavolo il futuro degli stabilimenti

È in corso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il secondo giorno di discussione sulla vertenza Electrolux. Il tavolo, ripreso ieri dopo la pausa estiva, vede impegnati l’azienda, le organizzazioni sindacali e il ministero nel tentativo di individuare una soluzione al piano di riorganizzazione annunciato dalla multinazionale svedese nei mesi scorsi.

La riunione di ieri, iniziata poco dopo le 11 e conclusa intorno alle 20, è stata dedicata in larga parte all’esame della situazione dei cinque stabilimenti italiani. Il confronto non è stato facile e non ha consentito di approfondire tutti gli aspetti relativi ai singoli siti. La discussione prosegue oggi.

Al centro della vertenza, il piano presentato da Electrolux a maggio, che prevede complessivamente 1.719 esuberi in Italia e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche. I tagli riguardano tutti i siti produttivi italiani, compreso quello di Porcia.

Per lo stabilimento pordenonese il piano iniziale prevede 262 esuberi, con una riduzione dell’organico da 571 a 309 dipendenti. A questo si aggiunge la decisione dell’azienda di non produrre più a Porcia le lavasciuga, con il trasferimento della produzione in Thailandia.

La situazione dello stabilimento friulano presenta però anche elementi che i sindacati considerano difficilmente conciliabili con il piano di ridimensionamento. In agosto Electrolux ha comunicato infatti l’intenzione di assumere a Porcia circa 25 lavoratori a tempo determinato per i mesi di settembre e ottobre, con una possibile proroga a novembre. La decisione è stata motivata dall’esigenza di aumentare la produzione in presenza di una domanda stabile e di alcuni segnali di ripresa.

Il previsionale produttivo dello stabilimento per il 2026 è stato inoltre rivisto al rialzo di circa 10 mila pezzi, fino a 717 mila. Per la Rsu Fim-Fiom-Uilm si tratta di una contraddizione rispetto all’annuncio degli esuberi. I sindacati sostengono che i volumi produttivi in Italia ci siano e che Porcia abbia la capacità di sostenerli. Fim, Fiom e Uilm chiedono un nuovo piano industriale che chiarisca quali produzioni resteranno in Italia, quali saranno i volumi assegnati ai singoli stabilimenti e quali investimenti verranno effettuati.

Nella giornata di ieri Electrolux ha ribadito le condizioni che, secondo l’azienda, sarebbero necessarie per rivedere il piano: una riduzione dei costi dell’energia, un miglioramento della produttività e una modifica del meccanismo europeo del Cbam, che attualmente interessa le importazioni di determinati componenti ma non gli elettrodomestici finiti.

Nel corso della riunione si è parlato anche della possibilità di una riduzione del numero complessivo degli esuberi. Al momento, tuttavia, non sono stati indicati numeri né è stato presentato un nuovo piano formalizzato. Per i sindacati, dunque, questo elemento non è ancora sufficiente per parlare di un accordo.

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