Povertà e disagio sociale, il rapporto Caritas: crescono le fragilità. A Trieste pesa il costo della casa
Trieste – Il Friuli Venezia Giulia resta sotto la media nazionale negli indicatori statistici sulla povertà, ma i servizi territoriali intercettano situazioni sempre più complesse. A Trieste aumentano le persone in difficoltà. Problemi soprattutto per l’emergenza casa e la solitudine.
Il Friuli Venezia Giulia continua a registrare indicatori di povertà inferiori alla media nazionale, ma dietro i dati statistici emerge un disagio sociale sempre più articolato. È quanto raccontano, da un lato, gli ultimi numeri Istat e, dall’altro, l’attività quotidiana dei servizi Caritas, che a Trieste intercettano un numero crescente di persone alle prese con difficoltà economiche, problemi abitativi, solitudine e marginalità sociale.
Il tema è stato al centro dell’incontro promosso l’8 settembre dalla Caritas diocesana di Trieste, dedicato alle diverse forme della povertà e alle fragilità presenti sul territorio cittadino.
A Trieste la povertà aumenta e cambia volto
Secondo i dati presentati dalla Caritas, la povertà non riguarda più soltanto le situazioni di marginalità estrema. Sempre più spesso le richieste di aiuto arrivano da persone e famiglie che magari lavorano ma non riescono ad avere risorse sufficienti per sostenere il costo della casa, le bollette, le spese alimentari e quelle sanitarie.
Un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti. Secondo quanto emerso durante l’incontro, la povertà a Trieste è aumentata del 48% nell’arco di dieci anni e dell’1,6% rispetto all’anno precedente.
Nel 2025 la Caritas ha sostenuto circa 1.800 persone residenti in situazione di disagio, mentre una parte importante dell’attività riguarda anche le persone migranti, spesso in condizioni di forte vulnerabilità, mentre prosegue il transito lungo la rotta balcanica.
Casa e bollette tra le principali difficoltà
Uno dei problemi più urgenti è quello abitativo. Nel corso del 2025 il Centro di ascolto della Caritas ha effettuato 1.865 interventi, con numerose richieste legate alla difficoltà di sostenere le spese quotidiane.
Sono stati destinati quasi 28mila euro al pagamento delle bollette e oltre 12mila euro al sostegno degli affitti. A questi si aggiungono gli aiuti per farmaci, visite mediche, occhiali e altre necessità sanitarie.
Il costo dell’abitazione rappresenta uno dei principali fattori di impoverimento. Una condizione che può riguardare anche persone con un reddito, ma insufficiente a sostenere tutte le spese necessarie, che hanno visto aumenti consistenti – in particolare energia ed alimentari.
Il peso della solitudine
Un altro elemento che emerge dai dati presentati dalla Caritas riguarda la condizione delle persone sole. Tra coloro che si sono rivolti ai servizi Caritas, il 41,5% vive da solo. All’interno di questo gruppo, quasi una persona su tre ha più di 55 anni.
Un dato che assume particolare rilievo in una città come Trieste e, più in generale, in una regione caratterizzata da un progressivo invecchiamento della popolazione.
La solitudine può trasformarsi in un ulteriore fattore di fragilità: l’assenza di una rete familiare o sociale rende più difficile affrontare un’improvvisa perdita di reddito, una spesa sanitaria o un aumento delle spese domestiche.
I servizi e le persone aiutate
Nel corso del 2025, secondo i dati diffusi dalla Caritas, il Centro di ascolto diocesano ha seguito 882 persone, mentre l’Emporio della Solidarietà ha sostenuto 772 utenti.
Ai servizi di accoglienza dedicati ai residenti si sono rivolte 284 persone. Il dormitorio di Sant’Anastasio ha registrato 2.004 utenti, mentre Spazio 11 ha accolto almeno 6mila persone e il Refettorio circa 4mila.
I dati non possono essere sommati direttamente, poiché una stessa persona può accedere a diversi servizi, ma restituiscono le dimensioni della rete di assistenza e la varietà delle situazioni di bisogno presenti sul territorio.
Il fenomeno migratorio
Una parte significativa dell’attività della Caritas triestina riguarda inoltre le persone migranti. Spazio 11 ha incontrato almeno 6mila persone provenienti da circa 50 Paesi, in prevalenza uomini arrivati lungo la rotta balcanica.
Dall’inizio del 2026 il dormitorio di Sant’Anastasio ha accolto anche 320 donne, soprattutto provenienti da Nepal, Turchia e Kosovo, e 104 bambini fino ai 14 anni.
Il quadro triestino è quindi caratterizzato dalla presenza di due dimensioni diverse del disagio: da una parte le difficoltà economiche e sociali dei residenti, dall’altra le condizioni di vulnerabilità delle persone migranti che arrivano o transitano attraverso la città.
Il quadro regionale
Secondo i dati Istat riferiti al 2024, il 12,4% della popolazione regionale risultava a rischio di povertà o esclusione sociale. Il rischio di povertà riguardava il 10,1% delle persone residenti.
Nello stesso anno, il 5,4% delle famiglie del Friuli Venezia Giulia risultava in condizione di povertà relativa, un valore inferiore sia alla media nazionale sia a quello registrato in molte altre aree del Paese.
Il confronto con l’Italia conferma una posizione relativamente favorevole della regione, ma non cancella il problema. Nel 2025, secondo i dati Istat, il Nord-Est si è confermato la ripartizione italiana con la minore incidenza di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, pari all’11,3%. A livello nazionale la quota è stata del 22,6%.
Le fragilità che i numeri non sempre raccontano
I dati dei servizi sociali e quelli statistici fotografano aspetti diversi dello stesso fenomeno.
Gli indicatori regionali mostrano un Friuli Venezia Giulia meno esposto alla povertà rispetto alla media italiana. I Centri di ascolto e i servizi territoriali, invece, raccontano una crescita delle fragilità legate non soltanto alla mancanza di reddito, ma anche alla casa, al lavoro, alla salute e all’isolamento sociale.
È proprio in questo spazio che si concentra una parte importante del disagio contemporaneo: persone che non sempre rientrano nelle categorie della povertà estrema, ma che faticano a mantenere un equilibrio economico stabile.
Il costo dell’abitazione, l’invecchiamento della popolazione e la solitudine rappresentano, in questo contesto, fattori che possono aggravare rapidamente situazioni già fragili.
La fotografia emersa dall’incontro della Caritas di Trieste suggerisce quindi una lettura più ampia del fenomeno: anche in una regione che presenta dati migliori rispetto alla media nazionale, il disagio sociale resta una questione rilevante e sempre più complessa, che richiede interventi capaci di affiancare al sostegno economico politiche per la casa, l’inclusione sociale e la costruzione di reti di supporto sul territorio.
(Immagine generata con IA)

