Udine, degrado estremo al Centro di accoglienza straordinaria ex Cavarzerani. La denuncia delle associazioni
Materassi deteriorati, servizi igienici guasti, infestazioni di topi e insetti, estintori scarichi e ritardi nei pagamenti agli ospiti e ai lavoratori. Le condizioni dell’ex caserma Cavarzerani, utilizzata come Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per richiedenti asilo, sono al centro di nuove denunce da parte di varie associazioni. Alla situazione è stato dedicato un servizio giornalistico della RAI regionale.
Il tema è arrivato anche in Prefettura: interpellato dal Tgr RAI FVG del 26 ottobre, il prefetto Domenico Lione ha ricordato che il soggetto gestore è già stato sanzionato più volte per il peggioramento della qualità dei servizi e che sono in corso controlli.
Da parte loro le associazioni Rete DASI FVG, Ospiti in Arrivo e Centro Balducci hanno diffuso un comunicato nel quale descrivono una situazione di grave degrado igienico-sanitario. Sulla base delle testimonianze raccolte da lavoratori e richiedenti asilo, le tre realtà riferiscono di bagni rotti o intasati, aree allagate, liquami, materassi usurati, mancanza di indumenti pesanti e appena quattro lavatrici per oltre 450 persone presenti. Denunciano inoltre ritardi ricorrenti nel pagamento degli stipendi e nel versamento del pocket money, la diaria giornaliera prevista per gli ospiti.
Le segnalazioni trovano riscontro anche nei materiali raccolti da Altreconomia, che il 26 ottobre ha pubblicato un’inchiesta corredata da fotografie, video e testimonianze. Il servizio documenta materassi sporchi e non sostituiti, blatte e topi, tubature fognarie danneggiate e problemi nei bagni. Secondo le testimonianze dei lavoratori riportate dalla testata, a fine settembre doveva ancora essere corrisposta la diaria relativa a giugno: si tratta di 2,50 euro al giorno per ciascun richiedente asilo. Gli stessi dipendenti riferiscono di ritardi nei pagamenti degli stipendi.
Leggi il servizio su Altreconomia: https://altreconomia.it/le-condizioni-disumane-dei-richiedenti-asilo-accolti-nellex-caserma-cavarzerani-di-udine/
La Rai ha raccolto a sua volta la testimonianza di un lavoratore, identificato con un nome di fantasia, che parla di stanze sovraffollate, materassi vecchi e sporchi, estintori quasi tutti scarichi e ritardi di circa tre mesi nel pagamento della diaria. Il servizio riferisce anche che il 24 settembre si è svolta un’ispezione alla presenza dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Secondo il lavoratore intervistato, in vista del controllo sarebbero state effettuate pulizie e disinfestazioni temporanee; una ricostruzione che la testata attribuisce alla sua testimonianza.
La gestione del centro è affidata alla cooperativa sociale Officine Sociali, subentrata nel novembre 2025 alla precedente gestora. La proroga dell’affidamento, firmata il 25 agosto dal prefetto, è valida fino al 31 dicembre 2026, in attesa della conclusione della nuova gara. Il bando pubblicato il 4 giugno prevede una capienza di 300 posti, rispetto ai circa 600 del precedente affidamento, e una base d’asta di 18,1 milioni di euro.
Altreconomia riferisce che la cooperativa non ha fornito una risposta sostanziale alle richieste di chiarimento della testata; anche la Rai segnala di averla contattata senza ricevere risposta entro la messa in onda.
Accanto alle condizioni materiali, le associazioni denunciano le difficoltà delle persone che non riescono ad accedere formalmente alla procedura d’asilo. Nel comunicato del 27 ottobre stimano in circa 200 gli stranieri non registrati che dormirebbero ogni notte all’interno dell’ex caserma, anche in edifici in disuso o sul pavimento. Secondo la loro ricostruzione, molti sarebbero richiedenti protezione internazionale che non riescono a presentare la domanda in Questura a causa dei tempi d’attesa per ottenere un appuntamento. La cifra è una stima delle associazioni, riportata anche dalla Rai sulla base delle testimonianze raccolte, e non un dato amministrativo verificato in modo indipendente.
Il problema dell’accesso agli uffici immigrazione è approfondito nel rapporto Limbo, pubblicato il 17 giugno da Ospiti in Arrivo. Il documento descrive un monitoraggio svolto tra il 26 gennaio e la fine di maggio 2026 all’esterno della Questura di Udine. I volontari hanno conteggiato 547 persone in attesa; 456 hanno accettato di rispondere alle domande dell’associazione. Nel mese di maggio, il 69,1% degli intervistati ha dichiarato di attendere da oltre dieci giorni e il 26% da più di 21 giorni. Nessuno, secondo quanto raccolto durante il monitoraggio, aveva avuto accesso immediato agli uffici per formalizzare la richiesta di protezione. L’associazione precisa che le rilevazioni, effettuate soprattutto tra le 8 e le 10 del mattino, non restituiscono necessariamente il numero complessivo delle persone coinvolte.
Il rapporto riferisce inoltre di appuntamenti fissati a distanza di settimane o mesi e, in alcuni casi, annotati a matita su documenti fotografati dagli interessati. Sono testimonianze raccolte sul campo, non una ricostruzione confermata ufficialmente dalla Questura. Per Ospiti in Arrivo, le difficoltà nel formalizzare la domanda possono lasciare le persone per settimane senza accesso all’accoglienza e ai normali percorsi di assistenza sanitaria.
Le tre associazioni chiedono alla Prefettura di rendere pubblici gli esiti delle ispezioni e i provvedimenti adottati da quando Officine Sociali ha assunto la gestione, spiegando quali misure siano previste per ripristinare condizioni adeguate. Alla Questura chiedono di garantire l’accesso alla procedura d’asilo e all’accoglienza; al Comune di Udine, un intervento a tutela delle persone in attesa di formalizzare la domanda; all’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, l’applicazione del protocollo regionale del dicembre 2024 sulle condizioni igieniche e sanitarie nei centri di prima accoglienza.
Nel servizio Rai, il prefetto Lione ha dichiarato che l’obiettivo delle istituzioni è ripristinare quanto prima le condizioni previste dal bando, mentre la situazione resta sottoposta a controlli.
Il consigliere comunale Andrea Di Lenardo, di Alleanza Verdi e Sinistra–Possibile, che ha contribuito a portare il caso all’attenzione pubblica diffondendo foto e video, ha chiesto un intervento immediato, richiamando anche il possibile rischio per la salute pubblica del quartiere.
(Ex caserma Cavarzerani, foto di repertorio)

