Accorpamenti di dirigenze scolastiche in FVG: la protesta e le ragioni della Giunta

Trieste – Il 30 novembre la Giunta Regionale ha approvato l’aggiornamento del Piano di dimensionamento delle scuole per l’anno scolastico 2023/2024 per trasmetterlo all’Ufficio Scolastico Regionale.

Nelle scuole del Friuli Venezia Giulia sono state accorpate 10 dirigenze scolastiche. Una scelta che ha fatto scattare una doppia protesta con una manifestazione a Trieste sotto il palazzo della Giunta e un presidio a Udine il 1° dicembre.

La protesta: Partito Democratico

“Procedere alla fusione di istituti misurando solo il calo demografico significa rassegnarsi al declino, spegnere la speranza nel futuro e rinnegare l’autonomia come strumento di innovazione e tutela della nostra comunità: questo fa la giunta Fedriga”.

Lo ha detto il segretario del Pd provinciale di Udine Luca Braidotti, partecipando al presidio di “Priorità alla scuola” contro il dimensionamento scolastico assieme al segretario cittadino Rudi Buset, al responsabile cittadino formazione e cultura Paolo Marsich e ad altri esponenti del Partito democratico.

Per Buset “sbaglia l’assessore Rosolen ad accusare i cittadini che ragionano con la loro testa e protestano. Ed è da respingere la logica cinica del dimensionamento, basata esclusivamente sul numero delle iscrizioni, e l’idea di “figure apicali” che dirigeranno plessi sempre più numerosi e distanti, senza alcun rispetto per quelle vere e proprie comunità che sono le singole scuole”.

“Lo chiamano dimensionamento ma è – ha spiegato Marsich – una ‘trufferia di parole’ per indorare la pillola di un taglio della spesa per la scuola. La chiamano razionalizzazione ma è un accorpamento di istituti sotto un’unica presidenza, un’unica segreteria, meno personale, con dirigenti che dovranno occuparsi di gradi scolastici e indirizzi diversi, senza rispetto per le specificità e le esigenze dei territori”.

“Le scuole – ha aggiunto Braidotti – soprattutto i piccoli istituti di provincia o di quartiere colpiti dai dimensionamenti, sono presidi culturali essenziali che andrebbero sostenuti e arricchiti con più aperture e maggiore offerta, non falcidiati”.

La protesta: Patto per l’Autonomia

Anche il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg in Consiglio regionale, Massimo Moretuzzo, ha partecipato a Udine al presidio promosso da Priorità alla scuola contro il dimensionamento scolastico.

“Rimaniamo convinti – afferma Moretuzzo – della necessità di ripensare il modello di scuola e il suo rapporto con il territorio, partendo dalla tutela e valorizzazione della scuola pubblica, per tutte e tutti, e delle competenze ed esperienze di chi ci lavora. La Giunta Fedriga, con la delibera che da dicembre darà il via libera al progetto voluto dal Governo Meloni, asseconda un disegno che indebolirà il sistema scolastico incidendo sulla capacità di azione educativa”.

“A questo disegno – continua il consigliere – ci siamo opposti in tutti i modi, sollecitando un percorso di ascolto e confronto vero con tutti i portatori di interesse, a partire dalle lavoratrici e lavoratori del mondo della scuola e dalle studentesse e studenti, per migliorare il sistema scolastico regionale e definire una possibile riorganizzazione territoriale. Sarebbe stata una opportunità straordinaria che l’Esecutivo Fvg non ha colto, preferendo calare dall’alto un piano privo di coraggio e lungimiranza”.

La protesta: Flc Cgil

Per il sindacato Flc Cgil “La Regione Friuli Venezia Giulia, pur potendo vantare la specialità dell’autonomia regionale, ha deciso di abdicare al proprio ruolo accettando supinamente le scelte del Governo, che comporteranno una riduzione del personale tutto e un peggioramento delle condizioni di vita di studentesse e studenti e delle lavoratrici e lavoratori”.

Per Flc Cgil “In gioco ci sono molto più che alcune centinaia di posti di lavoro: la Scuola è il fondamento su cui si basano la crescita culturale e personale dei cittadini di domani, e il futuro di questo Paese”.

Le ragioni della Giunta

Lo scorso 5 ottobre, nell’annunciare gli accorpamenti, l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen aveva affermato che “il numero di autonomie scolastiche va diminuito ma questo non significa ridurre l’offerta didattica sul territorio”.

“Il principio demografico è il tema portante che governa il dimensionamento – aveva detto Rosolen -; un elemento di cui per molto tempo non si è tenuto conto, ora stiamo cercando di apportare dei correttivi per dare risposte in termini di servizi, di risorse, di interventi specifici“.

“Una rete scolastica rispondente alle esigenze dei territori deve tenere conto del calo demografico, dell’andamento anagrafico della popolazione studentesca e dello spopolamento registrato nella scuola primaria e nelle scuole secondarie di primo grado”.

“In tre anni, nelle scuole primarie della provincia di Gorizia si sono persi 272 alunni – aveva spiegato Rosolen -, 1.153 nel pordenonese, 800 nell’area di Trieste e 1.879 nella provincia di Udine”.

Rispetto alla necessità e ai criteri di accorpamento delle autonomie scolastiche previsto dal decreto interministeriale che la Regione è chiamata ad applicare entro il 30 novembre di ogni anno nel limite del contingente indicato dal Ministero dell’istruzione e del merito, l’assessore ha dichiarato che le fusioni amministrative degli istituti sono state attuate dopo una serie di incontri con Ufficio scolastico regionale (Usr), amministratori locali e dirigenti scolastici e secondo criteri oggettivi, coerenti con le politiche scolastiche fino ad oggi perseguite.

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