Bocciate per due voti le modifiche alla legge elettorale regionale

Trieste – Sono state bocciate in aula le modifiche alla normativa che regola le elezioni regionali, discusse in Consiglio regionale dopo l’assestamento di bilancio.

La legge, che conteneva modifiche alla legge elettorale regionale vigente, essendo di rango statutario, per essere approvata aveva bisogno della maggioranza assoluta, ossia di 25 voti favorevoli: ma la votazione finale ha dato come esito 23 sì, 21 no e nessun astenuto, così il provvedimento non può considerarsi approvato.

I sì sono arrivati da Pd, Cittadini e Sel-FVG; no da parte di FI, M5S, AR, AP, FdI/AN, LN, Mdp.

Fatale il dissenso dei consiglieri Enzo Marsilio (Pd), Renzo Travanut (Mpd) e Stefano Pustetto (ex Sel). Non passano dunque le tre modifiche proposte dal centrosinistra: doppia preferenza di genere, tetto di due mandati ai consiglieri e assenza di obbligo di dimissioni per i sindaci che volessero candidarsi. Il centrodestra, pur favorevole sul “liberi tutti” ai sindaci, non ha votato il testo per la contrarietà a ogni tetto di mandato. Il M5S si è opposto invece sul nodo dei sindaci.

“Il centrodestra e il Movimento 5 Stelle – ha commentato la presidente del Fvg Debora Serracchiani – sono contro una richiesta che viene dai cittadini. Dovranno spiegare la loro contrarietà ai sindaci, alle donne e ai cittadini che volevano il ricambio della politica”.

“Abbiamo fatto il possibile per cercare la massima condivisione, purtroppo possiamo dire di aver perso un’occasione. Il centrodestra e il M5S hanno certamente perso la possibilità di compiere un gesto di buon senso e di dimostrare una volta tanto che non esiste solo la bassa schermaglia politica, ma anche processi democratici basati sulla chiarezza delle proposte. Con il loro comportamento hanno di fatto chiuso le porte alla doppia preferenza di genere e alla possibilità per tutti i sindaci di candidarsi in Consiglio senza dimettersi preventivamente”.

A dirlo è il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti, a margine del voto della legge elettorale.

“La vera questione era legata all’ineleggibilità dei sindaci e pensavamo che il liberi tutti potesse trovare un maggiore consenso. Così non è stato, abbiamo quindi perso un’occasione. Ci siamo fatti carico di presentare in Consiglio una proposta aperta che raccoglieva le varie istanze, ma non c’è stato nulla da fare”.

 

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