Carenza di personale sanitario: la Regione ai ripari. Opposizione: criticità restano

Trieste – Il sistema sanitario regionale è in forte difficoltà per carenza di personale.

Per ovviare a tale situazione, la Regione aveva disposto nei giorni scorsi il possibile reclutamento di personale straniero (misura recepita dalla Regione a seguito di un provvedimento statale). L’Ordine delle professioni infermieristiche aveva espresso preoccupazione rispetto a tale misura. La Regione ha partecipato ad un incontro al fine di individuare, assieme all’Ordine, quali possono essere le misure alternative possibili per potenziare il numero dei professionisti.

“Siamo pronti a mettere in campo queste misure in stretta sinergia con le Aziende regionali sia per far fronte alla pandemia ma anche in fase di pianificazione degli interventi che sono stati posticipati a causa del Covid-19 e che vanno certamente recuperati” ha detto il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, incontrando in modalità telematica i responsabili regionali dell’Ordine delle professioni infermieristiche.

“Queste eventuali nuove misure, che devono essere sostenibili da un punto di vista economico e attuabili subito, possono senz’altro – ha sostenuto Riccardi – precedere il recepimento, da parte nostra, della disposizione statale che prevede la possibilità di reclutare professionisti sanitari anche tra i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea”.

“Ogni giorno registriamo un centinaio di sanitari contagiati e complessivamente sono centinaia i professionisti di fatto non operativi. Di fronte a una situazione di questo tipo – ha sottolineato il vicegovernatore – vanno trovate soluzioni rapide e utilizzati tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

“Serve uno sforzo comune per superare quanto prima l’emergenza e per mantenere i livelli di cura che il Friuli Venezia Giulia – ha concluso Riccardi – ha dimostrato di saper garantire anche durante la pandemia”.

Le opposizioni: restano criticità nel sistema sanitario regionale

“Siamo alla quarta ondata della pandemia e ancora dobbiamo fare i conti con la sospensione di attività e con continue segnalazioni di tempi lunghissimi per ottenere prestazioni sanitarie”. Così il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Andrea Ussai.

“Solo per citare gli ultimi esempi, a Trieste ci è stata segnalata un’attesa di un anno per una risonanza magnetica di un malato oncologico – continua l’esponente del M5S -, mentre a Udine ci sono persone che aspettano da due anni un intervento per ernia del disco e, anche confidando in una progressiva normalizzazione della situazione, l’attuale attesa è di almeno 8-10 mesi. Tempi che spingono i pazienti a rivolgersi al privato o fuori regione”.

“Attualmente, le Aziende sanitarie non hanno attivato i cosiddetti ‘percorsi di tutela’, previsti dalle normative regionali e nazionali, che autorizzerebbero ai cittadini a fare ricorso al privato accreditato regionale, facendosi rimborsare le prestazioni dall’Azienda sanitaria” spiega Ussai.

“Che il Covid non sia l’unico responsabile del mancato rispetto dei tempi di attesa lo certificano le apposite relazioni discusse la scorsa settimana in Consiglio regionale – conclude l’esponente M5S -. Se è vero che nel 2020 ha inciso pesantemente la pandemia, già nel 2019 si è registrato un importante calo rispetto all’anno precedente delle prestazioni rientranti nei tempi previsti (dall’80% al 72% per quelle da effettuare entro 10 giorni, dall’80% al 65% per le visite entro 30 giorni e gli esami strumentali entro 60). Dati evidentemente non attribuibili alla pandemia ma al fallimento della gestione di chi aveva promesso in campagna elettorale esami e visite anche in orario notturno, come accade in Veneto”.

“La narrazione del centrodestra sulla gestione del sistema sanitario non regge più da tempo: la situazione sul personale è estremamente critica e servono chiarimenti da parte della Giunta regionale che continua a ignorare le necessità più basilari e le richieste dei sindacati di medici e sanitari. Non servono le pacche sulle spalle, ma il riconoscimento anche economico per tutto il lavoro svolto in due anni di emergenza pandemica”, afferma la consigliera regionale Mariagrazia Santoro (Pd), componente della III commissione Salute, commentando la situazione del personale sanitario.

“Non può che essere comprensibile e giustificabile la forte preoccupazione espressa dai sindacati medici e sanitari rispetto alla delibera della giunta regionale sulla possibilità di reclutamento di personale. L’assessore alla Salute si è prodigato nel pubblicizzare l’attenzione nei confronti di chi è in prima linea. Peccato che l’ascolto sia stato di fatto inesistente, le decisioni prese in una stanza lontana dalla corsie e pronto soccorso non hanno tenuto conto delle molte criticità segnalate, lasciando tra le varie partite aperte, gli straordinari non pagati e il conteggio delle ore dedicate alle vaccinazioni ancora da fare”. Sul piatto, ricorda ancora Santoro, “c’è anche la sanità territoriale sulla quale, chi governa la salute, è stato capace solo di parole vista la precarietà del sistema testimoniato dallo stato di agitazione dei medici di base”.

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