Cosa posso fare per te?

Stiamo percorrendo una china molto insidiosa, che ci rende alterati, arrabbiati, egocentrici, volgari e… infelici!

Insultare, provocare litigi o, peggio, scontri carichi di insolenze, offendere gli altri senza pentimento, sono diventati atteggiamenti normali nelle relazioni, che si ammalano e vengono considerati perfino doverosi per difendersi da nemici, veri o immaginari che siano.

Se vinci con alterigia i duelli, sei da lodare e da incoraggiare; sei un modello da imitare, anche per i ragazzi, che respirano indifesi quest’aria tossica.

Persino il grande scopritore della forza insita nell’io, diventato Super-io, ovvero Sigmund Freud, finì la sua vita spaventato dai possibili esiti di tale fragorosa scoperta, tanto utile quanto potenzialmente esplosiva, se non ridotta e controllata da una sana educazione alla relazionalità umana.

Tutti questi io giganteschi, uno accanto all’altro, specie nelle città, sono, se non arginati e accompagnati da sani regimi di vita, una polveriera incandescente.

Stiamo pagando il ridimensionamento del vivere insieme e della collaborazione, ovvero del “noi” costruttivo, a vantaggio dell'”io” distruttivo.

I segnali più odiosi arrivano dal disprezzo, ormai quasi dovuto, per chi è diverso, per chi arriva da terre sconosciute, ma ormai limitrofe, persino per chi è inabile, marginale o vive una condizione sessuale diversa. Persone diventate bersaglio di visioni così drammatiche da far ritenere giuste la loro cacciata dal nostro sguardo e la violenza nei loro confronti.

Gli esempi di tale accanimento sono sempre più numerosi.

Continuiamo, invece, a vedere la vita in un altro modo: come occasione di crescita della propria umanità accanto agli altri e non contro gli altri.

Siamo certi che, su questo pianeta tormentato, ci siano cose meravigliose che non mancano, anche se manca ancora tanto la meraviglia necessaria per scoprirle.

E queste cose e queste storie meravigliose partono da una domanda che ha un valore universale: Cosa posso fare per te?

Una domanda che nasce e rinasce di continuo, che nessun male riesce ad annullare e che trova la sua potente raffigurazione nel celebre racconto evangelico del buon samaritano, il quale, senza precisi obblighi o regole religiose, si ferma, soccorre una vittima della violenza e se ne prende cura.

È un messaggio che gli uomini di tutti i tempi, di tutte le religioni e di tutti i popoli hanno inseguito e attuato, senza mai interrompere questo flusso di bontà e di fraternità gratuita, che in questi tempi è persino aumentato.

Da quella domanda, presa di nuovo sul serio, è possibile, infatti, risalire la china pericolosa che abbiamo imboccato.

Silvano Magnelli

Nell’immagine Wikimedia Commons, il quadro di Vincent Van Gogh che raffigura il buon Samaritano (particolare).

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