Crisi aziendali: la Kipre con 500 dipendenti e sedi in Friuli, Veneto ed Emilia in concordato prenotativo

Udine – La Kipre Holding SpA, capogruppo, e le società controllate King’s SpA, Principe di San Daniele SpA e Sia.Mo.Ci. srl, gruppo attivo nel settore alimentare, attualmente in stato di crisi finanziaria, ha reso noto di aver inviato una domanda di concordato con prenotazione.

Questa soluzione prevede un concordato preventivo con riserva di presentare la proposta di uscita dallo stato di crisi e il piano industriale da parte del pool di esperti incaricato della gestione della crisi finanziaria.

Gli incarichi di advisor legale e advisor economico – finanziario per il concordato sono stati assegnati rispettivamente al Prof. Avv. Vincenzo Ussani d’Escobar e al Prof. Marco Lacchini, entrambi con studio in Roma, cui sono state affidate la ricerca e definizione delle migliori soluzioni.

Il gruppo Kipre, dopo l’acquisizione della King’s nel 1999, ha sedi a Trieste, San Daniele del Friuli, Vicenza e nella provincia di Parma, dove vengono prodotti i preaffettati dop in vaschetta. Esporta in Austria, Germania, Regno Unito e mercati scandinavi ma anche Giappone e stati uniti. Circa 500 i dipendenti, per un fatturato di 170 milioni di euro. 

La soluzione prospettata non comporta necessariamente la cessazione della produzione o la cessione parziale o totale delle attività dei sei stabilimenti, sparsi tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Emilia.

Sarà lo staff di professionisti incaricato dalla famiglia proprietaria, i coniugi Mario e Sonia Dukcevich, a pronunciarsi sul piano industriale. Allo stato, fa sapere il pool di esperti, non sono previsti fermi di produzione o blocchi della vendite.

Lo scorso 28 dicembre, la coppia di imprenditori aveva acquistato mezza pagina del quotidiano Il Sole 24ore per rivolgersi alla società e alla comunità finanziaria italiana, per denunciare il fatto che uno di 5 istituti bancari che avrebbero dovuto sostenere un “oculato piano industriale di crescita” si fosse ritirato facendo naufragare l’intera iniziativa.

“Nell’ultimo periodo  – si legge nella comunicazione – abbiamo sostenuto un piano industriale che, finalmente, prevedeva la crescita, ambizioso, un progetto di ampio respiro, oculato, minuziosamente pianificato e duramente collaudato, che ha ricevuto da subito il consenso del ceto creditizio”.

Il gruppo aveva già ricevuto un finanziamento di oltre 18,6 milioni di euro, erogato da Banca Akros col supporto di Sace (gruppo Cassa depositi e prestiti), destinato a valorizzare il magazzino e a spingere lo sviluppo internazionale.

“Abbiamo deciso di investire nel nostro Gruppo affidando il piano di sviluppo al mondo bancario e, per il lavoro svolto, vogliamo ringraziare in particolare Banco Bpm, Friuladria, Prima Cassa e Anthilia che hanno approvato di sostenere  finanziariamente il nostro progetto, e tutte le altre banche che ci hanno sempre sostenuto. Al contrario, chi per prima aveva assicurato consenso e sostegno, senza nemmeno una spiegazione né alcuna comunicazione, ha reso vano ogni nostro sforzo”.

“Per questo io e mia moglie, compagna di una vita, abbiamo deciso di non dare esecuzione a nessun progetto e abbiamo consigliato ai nostri  gli, Paola e Vladimir, di andarsene all’estero” concludeva il comunicato.

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