Discussione in Aula su DDL “Omnibus”: la questione delle stufe emblematica per le ingiustizie degli incentivi

Trieste – C’è un punto che il dibattito sul disegno di legge “Omnibus” (DDL 79/26) della Regione Friuli Venezia Giulia – attualmente in discussione in Aula del Consiglio regionale – sta facendo emergere con chiarezza: il problema non è soltanto quanti soldi vengono stanziati per gli incentivi pubblici, ma soprattutto come questi incentivi sono costruiti.

L’ennesimo caso arriva dal bando regionale per la sostituzione di stufe e caldaie obsolete, una misura legata alla qualità dell’aria e all’efficientamento energetico, che la stessa Regione considera strategica. Il nuovo bando 2026, finanziato con quattro milioni di euro, punta infatti a incentivare il ricambio degli impianti più inquinanti.

Proprio attorno a questo strumento si è però aperta una polemica politica che mette in luce un meccanismo ormai ricorrente nei sistemi di incentivazione pubblica: finestre temporali discontinue, bandi che arrivano in ritardo, periodi “scoperti”, cittadini e imprese costretti a inseguire norme che cambiano continuamente.

I consiglieri regionali del Partito Democratico Manuela Celotti e Massimiliano Pozzo evidenziano una “giustizia solo a metà” dopo l’apertura della Giunta a recuperare parte degli esclusi dal cosiddetto “bando stufe” – oggetto dell’emendamento presentato in Aula.

Secondo quanto ricostruito dai due esponenti Dem, il primo bando era stato aperto il 3 ottobre 2024 e copriva le spese sostenute dal 3 ottobre 2023 fino al 3 novembre 2024. Il secondo, aperto il 23 marzo 2026, consentiva invece di finanziare spese effettuate dal 23 settembre 2025, lasciando quindi senza copertura alcuni mesi. Con il DDL 79, spiegano ancora Celotti e Pozzo, la retroattività verrebbe riportata al 23 marzo 2025, ma resterebbe comunque escluso il periodo compreso tra il 3 novembre 2024 e il 23 marzo 2025.

Il nodo politico, però, va oltre il “buco”.

La questione riguarda il modo stesso con cui vengono costruite molte politiche pubbliche negli ultimi anni, soprattutto in materia di casa, energia ed efficientamento, ma non solo. Incentivi annunciati come grandi opportunità, ma disponibili soltanto per finestre limitate, con scadenze ravvicinate e norme spesso modificate in corsa.

Chi dispone di liquidità, capacità di accesso al credito o a consulenze tecniche (che non sono gratuite) riesce più facilmente a muoversi dentro questa instabilità. Chi invece ha redditi medio-bassi tende a rinviare gli interventi, proprio per paura di ritrovarsi escluso da contributi promessi o improvvisamente cambiati.

Il caso del Superbonus 110% è rimasto emblematico: una misura enorme per dimensioni economiche, ma caratterizzata da continue revisioni normative, scadenze, proroghe, blocchi alla cessione dei crediti e forte complessità burocratica. Un sistema che ha premiato soprattutto chi era in grado di anticipare spese, affrontare rischi amministrativi e sostenere tempi lunghi.

Tornando al caso del Friuli Venezia Giulia, i consiglieri Pd sottolineano che per consentire anche alle famiglie meno abbienti di sostituire impianti vecchi e inquinanti la misura sulle stufe dovrebbe diventare strutturale: i cittadini devono poter contare su regole stabili e prevedibili.

Il rischio evidenziato dai consiglieri Dem è quello di una gestione “a singhiozzo”, con effetti distorsivi anche sul mercato: corsa agli acquisti nei mesi coperti dai contributi, rallentamento negli altri periodi, pressione sui rivenditori e continui rinvii da parte delle famiglie.

Uno schema che in Friuli Venezia Giulia non riguarda soltanto il bando stufe. Negli ultimi anni il sistema regionale degli incentivi ha moltiplicato bandi, finestre, graduatorie e misure temporanee in numerosi settori, dall’energia alle imprese, passando per il lavoro e il commercio. La conseguenza è un modello dove l’impresa o il cittadino non programmano più l’investimento in base alle proprie necessità, ma in funzione della finestra amministrativa disponibile in quel momento.

Se davvero Stato e Regioni hanno a cuore sostenibilità, benessere e prosperità, la continuità delle politiche pubbliche è paradossalmente più importante dell’entità del contributo stesso. L’incertezza blocca gli investimenti: purtroppo questa elementare regola dell’economia è trascurata dalle amministrazioni a favore piuttosto dell’effetto annuncio.

 

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