Dopo l’approvazione in Veneto, il tema del fine vita oggetto di una interrogazione in Consiglio comunale di Pordenone
Il dibattito sul fine vita arriva anche nel Consiglio comunale di Pordenone. Il gruppo del Partito democratico ha depositato una mozione che impegna il sindaco Alberto Basso e la Giunta a sollecitare la Regione Friuli Venezia Giulia affinché venga approvata una legge regionale sul percorso assistito per il fine vita.
A rendere nota l’iniziativa è il segretario provinciale del Pd Fausto Tomasello, che rivendica la necessità di coinvolgere anche le istituzioni cittadine dopo la decisione del Veneto, dove il Consiglio regionale ha approvato una disciplina sulle procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
«Sentiamo il dovere di coinvolgere il sindaco Basso e il Consiglio comunale in un appello che giunge dai cittadini», afferma Tomasello. Secondo il segretario dem, la massima assemblea elettiva della città dovrebbe poter discutere e pronunciarsi su una questione che «tocca la coscienza oltre alla legislazione».
La mozione chiede in particolare a sindaco e Giunta di farsi portavoce presso il presidente della Regione e il presidente del Consiglio regionale affinché venga promossa e calendarizzata «con urgenza» una proposta di legge regionale sul fine vita.
Nel documento il Pd richiama il quadro delineato dalla Corte costituzionale e sostiene che alle Regioni spetti disciplinare gli aspetti organizzativi, i tempi e i percorsi di presa in carico delle richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi previsti dalla giurisprudenza costituzionale.
Il riferimento più recente è alla legge approvata dal Veneto, che secondo i consiglieri dem organizza il percorso procedurale e clinico per l’autosomministrazione del farmaco, con l’obiettivo di garantire tempi e modalità definite.
Il provvedimento veneto viene indicato anche come esempio per il ruolo attribuito alla medicina territoriale e al medico palliativista, oltre che per l’informazione sulle cure palliative e sulla terapia del dolore.
È proprio l’assenza di una disciplina regionale in Friuli Venezia Giulia a preoccupare il Pd. Nella mozione si sostiene che l’inerzia normativa possa determinare «disparità territoriali» tra cittadini residenti in Regioni con procedure definite e cittadini che vivono invece in territori privi di una regolamentazione regionale specifica.
L’iniziativa pordenonese arriva mentre il centrodestra regionale ha ribadito la propria contrarietà a una nuova legge regionale, preferendo una disciplina nazionale. Il presidente Massimiliano Fedriga ha confermato questa posizione anche dopo il voto del Veneto, sostenendo la necessità di garantire uniformità sul territorio nazionale.
Tomasello cita esplicitamente questa chiusura e quella di «pezzi di destra della maggioranza» come una delle ragioni per cui, secondo il Pd, è necessario aprire il confronto anche a livello locale.
«A maggior ragione sentiamo il dovere di aprire un dialogo anche nella nostra città, verso tutti e in particolare verso chi non si sente obbligato da obbedienza di partito in tema di diritti civili», sostiene il segretario dem.
Il passaggio è politicamente significativo perché chiama direttamente in causa i consiglieri del centrodestra pordenonese e, in particolare, quella componente più liberale la cui posizione sul fine vita potrebbe non coincidere completamente con quella della maggioranza regionale.
«La nostra mozione ha l’obiettivo di unire e confido non si perda un’occasione per tutta la città», conclude Tomasello.
(La foto del Municipio di Pordenone è di Paolo Celante ©)

