Ecco Volt, il primo movimento politico paneuropeo. Intervista a Mario Ferretti responsabile Nord Italia

Trieste – Ci sono un italiano, una francese e un tedesco… no, non è l’inizio della solita barzelletta; è l’inizio di Volt, un movimento politico letteralmente carico di energia, nato nel 2017 dall’iniziativa di tre giovani europei: Andrea Venzon, Colombe Cahen-Salvador e Damian Boeselager.

Fanno tutti parte della “generazione Erasmus”, ragazzi che grazie al programma comunitario hanno l’opportunità di compiere una parte degli studi presso l’Università di uno o più stati membri dell’Unione Europea.

Come raccontano i fondatori sulle pagine del sito voltitalia.org, l’idea di creare un movimento politico che rilanci l’idea d’Europa nasce il giorno in cui è annunciato l’esito del referendum con cui gli inglesi decidono di uscire dall’Unione Europea.

È il 23 giugno 2016 e per i giovani che sono cresciuti in una totale libertà di movimento nell’area Schengen la prospettiva della “Brexit” è un colpo basso.

Il progetto prende corpo e si propaga rapidamente in quella fitta rete di relazioni di studio e di amicizia che ha per denominatore comune la mancanza di confini dal Circolo Polare artico fino all’isola di Creta nel mar Egeo.

Volt Europa si definisce un movimento “progressista e paneuropeo”. “Progressista – si legge nel sito – perché guardiamo al progresso come l’unica via di uscita per rilanciare il Paese. Paneuropeo, perché siamo una forza unica con una direzione strategica continentale poi declinata nei singoli stati”.

Secondo gli esponenti di Volt “il modello di destra e sinistra è oggi superato, e le ideologie alla base di questa suddivisione sono esse stesse superate”.

Volt ha come obiettivo le elezioni europee che si terranno nei 28 Paesi membri tra il 23 ed il 26 maggio 2019.

Oggi Volt conta più di 15mila attivisti sparsi in tutti i Paesi dell’Unione Europea ed anche in Svizzera ed Albania. Volt è registrato come partito politico in 9 Paesi: Francia, Germania, Spagna, Italia, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Bulgaria.

Abbiamo raggiunto il responsabile per il Nord Italia Mario Ferretti e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Come definireste Volt: partito politico, movimento, gruppo? Con quali motivazioni?

Ci piace definire Volt come un partito e un movimento politico, allo stesso tempo. Abbiamo infatti creato un partito politico già in 9 Stati, tra cui l’Italia, e stiamo procedendo a crearne altri in tutti i Paesi in cui siamo presenti, allo scopo di partecipare alle elezioni europee, ma anche nazionali e locali in tutto il continente europeo. D’altra parte, però, siamo anche un movimento politico poiché ogni giorno cerchiamo di riportare la politica nelle piazze, nelle strade, nei locali e in generale in tutte le città e i paesi d’Europa. Crediamo che la politica non possa limitarsi alle campagne elettorali, e che si debba tornare a discuterne insieme, ascoltando le persone.

A quale elettorato vi rivolgete? Avete una stima di massima di quanti cittadini potrebbero riconoscersi nelle proposte di Volt?

Siamo un partito fondato da giovani e, attualmente, l’età media all’interno di Volt si aggira intorno ai 35 anni. Siamo però aperti a chiunque voglia costruire e partecipare a questo movimento insieme a noi, e non abbiamo alcun limite di età. Quello che conta è solo l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco per cambiare la politica europea! Stessa cosa vale per l’elettorato a cui ci rivolgiamo: siamo in un’epoca di enormi cambiamenti, non sempre positivi per tutti, e pensiamo sia nostro compito cercare di dare risposte concrete ai problemi che riguardano tutti i cittadini.

Esiste secondo Volt un problema di comunicazione tra istituzioni europee e cittadini? Se si, come pensate di affrontarlo?

Sicuramente esiste un enorme problema di comunicazione tra le istituzioni dell’Unione Europea e i cittadini europei. L’Unione Europea ci ha dato enormi vantaggi, ma non sempre è stata capace di comunicarli in modo efficace. D’altra parte, però, proprio perché crediamo profondamente nell’idea di Europa, siamo anche convinti che l’attuale UE vada assolutamente riformata, per renderla più democratica e vicina alle persone. In particolare, è fondamentale che il Parlamento Europeo, vero organo di rappresentanza diretta dei cittadini europei, assuma pieno potere di iniziativa legislativa. In questo modo, si eviterebbe che le decisioni vengano sempre prese nel Consiglio Europeo, troppo spesso teatro di scontri dovuti agli egoismi nazionali.

Passando al Friuli Venezia Giulia: quali sono le vostre proposte per le aree di confine?

Siamo nati da poco più di un anno e stiamo ancora redigendo i programmi nazionali e locali. Per questa ragione, quello delle aree di confine come il Friuli Venezia Giulia è un tema che stiamo ancora affrontando, anche perché siamo totalmente avversi alla politica degli slogan vuoti e semplicistici, a cui vogliamo contrapporre un approccio analitico e concreto. Detto questo, Volt è un movimento politico paneuropeo, e questa nostra caratteristica ci dà potenzialità molto maggiori di quelle di tutti i partiti nazionali. Infatti, far sì che la politica superi gli egoismi nazionali e promuova un dialogo realmente europeo è fondamentale e secondo noi determinante a dare una risposta anche a questioni delicate come questa.

Secondo Volt come sarebbe possibile conciliare le visioni di Est Europa (Visegrad) ed Ovest Europa (più o meno, i fondatori)? 

Ancora una volta, il nostro approccio paneuropeo alla politica è determinante. Volt è presente in tutti i Paesi dell’UE, compresi quelli che fanno oggi parte del Gruppo di Visegrad, ma nonostante questo correremo alle Elezioni Europee del 2019 con un programma unico in tutto il continente. Parlando nello specifico del tema dell’immigrazione, siamo totalmente convinti che si tratti di una questione che va gestita a livello europeo. Per questa ragione, crediamo che si dovrebbe promuovere un sistema realmente efficace di ridistribuzione dei migranti nel continente, con sanzioni per gli Stati che non lo accettino.

Quale a vostro avviso il ruolo delle aree regionali e in particolare delle Euroregioni?

Non abbiamo paura a definirci apertamente federalisti. Inoltre, una delle nostre priorità è assicurare che nessuno venga lasciato indietro. Crediamo perciò che sia fondamentale sostenere le regioni europee che oggi si trovano in situazioni più svantaggiate (come peraltro il nostro Meridione), con politiche mirate ed efficienti, valorizzando i settori economici di punta e promuovendo più in generale un modello di crescita economica che non accentui le disuguaglianze, né geografiche né demografiche.

Per saperne di più: www.voltitalia.org;
Facebook: https://www.facebook.com/VoltITA/

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi