Economia FVG 2026, crescita al palo: PIL regionale solo +0,2%, le stime di Confindustria
Udine – Le tensioni internazionali e il nuovo shock energetico rallentano la crescita del Friuli Venezia Giulia. È questo il quadro che emerge dal nuovo report sugli scenari economici regionali presentato a Udine da Confindustria territoriale, che rivede al ribasso le previsioni formulate all’inizio dell’anno.
Alla base del peggioramento c’è soprattutto l’escalation del conflitto in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz, con ripercussioni dirette sui mercati energetici mondiali, sulla logistica e sugli scambi internazionali. Una situazione che ha rapidamente ridimensionato le aspettative di ripresa emerse nei primi mesi del 2026.
Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Confindustria Udine su dati Prometeia, il prodotto interno lordo del Friuli Venezia Giulia crescerà quest’anno dello 0,2%, tre decimi di punto in meno rispetto alle stime diffuse a gennaio. Per il 2027 la crescita è prevista allo 0,4%, in un contesto che resta comunque fragile e fortemente esposto all’evoluzione dello scenario geopolitico.
A pesare è soprattutto la ripresa dell’inflazione. Dopo l’1,5% registrato nel 2025, il tasso dovrebbe salire al 2,6% nel 2026, trainato dall’impennata dei prezzi energetici. Il petrolio si attesta attorno ai 100 dollari al barile, contro i 60 dollari di fine 2025, mentre il gas naturale è salito a circa 42 euro per megawattora. L’aumento dei costi interessa anche materie prime e semilavorati, dall’alluminio al rame, fino ai fertilizzanti.
Il rallentamento coinvolgerà anche la domanda interna. I consumi delle famiglie sono attesi in crescita di appena lo 0,3% nel 2026, ben al di sotto dello 0,8% previsto solo pochi mesi fa. Inflazione, costo del credito e maggiore prudenza nelle scelte di spesa spingono infatti le famiglie a contenere gli acquisti. Nel 2027 la crescita dei consumi dovrebbe salire allo 0,6%.
Anche gli investimenti mostrano una dinamica meno brillante. Dopo il +2,3% del 2025, quest’anno l’aumento stimato è dell’1,3%, con un ulteriore rallentamento allo 0,4% nel 2027. A sostenere la spesa in beni strumentali e costruzioni non residenziali continueranno tuttavia a contribuire il PNRR e gli incentivi fiscali, soprattutto sul fronte dell’efficienza energetica.
Sul versante del commercio estero, le esportazioni regionali dovrebbero crescere dell’1,1% nel 2026, frenate dalla debolezza della domanda internazionale, dai dazi e dalla minore competitività. Per il 2027 è atteso un recupero più robusto, con una crescita del 2,7%, favorita dalla ripresa della domanda tedesca e dalla capacità delle imprese di diversificare i mercati di sbocco.
Dal punto di vista settoriale, l’industria registrerà una crescita minima, pari allo 0,1%. Le costruzioni rallenteranno sensibilmente, passando dal +2,6% del 2025 al +0,6%, mentre i servizi manterranno un andamento moderato, con un incremento dello 0,2%.
Il mercato del lavoro continua a mostrare una certa tenuta, pur evidenziando un rallentamento rispetto agli ultimi anni. Le unità di lavoro aumenteranno dello 0,2% nel 2026. Il tasso di occupazione salirà dal 69,2% al 69,5%, con l’obiettivo di raggiungere il 70% nel 2027. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è previsto in lieve aumento, dal 4,6% del 2025 al 4,8% quest’anno.
Resta però elevata l’incertezza. In caso di prolungamento del conflitto in Medio Oriente, il Friuli Venezia Giulia potrebbe entrare in una fase di stagnazione. Se la crisi dovesse protrarsi fino alla fine dell’anno, non si esclude uno scenario recessivo accompagnato da un’inflazione fino al 4,5%, con il rischio di una fase di stagflazione.
Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha espresso forte preoccupazione per l’evoluzione del quadro internazionale e per la lentezza delle risposte europee. Al centro delle richieste del sistema produttivo c’è soprattutto il costo dell’energia, che in Italia continua a essere nettamente superiore rispetto a quello di altri Paesi europei.
Pozzo ha ribadito la necessità di misure immediate, a partire dalla sospensione dell’ETS e dall’adozione del decreto sull’iperammortamento, atteso nelle prossime settimane. “La competitività deve diventare la bussola di ogni politica europea”, ha sottolineato, avvertendo che senza un deciso cambio di rotta il rischio di deindustrializzazione potrebbe accentuarsi ulteriormente, con pesanti conseguenze economiche e sociali.

