I sindacati di Polizia esprimono cordoglio per i colleghi uccisi a Trieste e chiedono più tutele

Trieste – “Esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia dei due colleghi uccisi questo pomeriggio a Trieste. Siamo addolorati”.

Esordisce così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), commentando quanto avvenuto a Trieste nel pomeriggio del 4 ottobre. 

“Siamo continuamente vittime di balordi. Questa è l’ennesima aggressione che contiamo dal 1° giugno, ma con un tragico epilogo che ci lascia sgomenti. Abbiamo bisogno di maggiori tutele mentre siamo in strada a rendere il nostro servizio alla comunità e servono pene severe per chi attenta alla nostra vita. La consapevolezza di restare impuniti – prosegue – alimenta condotte come questa che oggi ci porta a piangere due giovani colleghi, appena trentenni, un agente e un agente scelto, “colpevoli” di indossare una divisa. È da tempo che chiediamo a gran voce dotazioni idonee come il taser e come riconoscimento a quelli che sono i pericoli che ogni giorno fronteggiamo su strada. Non è accettabile – conclude il Sap – morire così e per mano di chi non ha rispetto per la vita e della legge”.

 

“Esprimiamo, con profondo dolore, vicinanza ai familiari dei due giovani colleghi caduti oggi a Trieste nell’adempimento del proprio dovere, per la mano assassina di due rapinatori che non hanno esitato a fare fuoco forti, ormai, di una totale impunità che l’attuale sistema gli garantisce. Plauso e ringraziamento ai colleghi che hanno operato l’arresto degli assassini dei due colleghi, per l’alta professionalità e la tempestività dimostrata nella circostanza. Ringraziamo anche il Prefetto Gabrielli che si è recato immediatamente a Trieste per testimoniare la vicinanza di tutta la Polizia di Stato, sia ai familiari dei caduti sia ai colleghi che operano in quella città”.

È quanto afferma Felice Romano, segretario generale del Siulp.

“Questo non è il momento delle polemiche – aggiunge-, ma non faremo sconti a nessuno perché questo ennesimo sacrificio di eroici servitori dello Stato dimostra che in queste condizioni, considerate le troppe ‘falle’ che il sistema giustizia presenta garantendo troppe impunità e la non certezza e immediatezza della pena, così non si può più lavorare”.

“Abbiamo la necessità – conclude Romano – di comprendere se la macchina della giustizia è a garanzia di chi serve lo Stato o di chi lo oltraggia senza nessun rispetto anche per la vita umana. C’è necessità di rinsaldare tutte le articolazioni dello Stato in un solco unitario a difesa della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche per garantire maggiore certezza della pena ma anche rinnovare lo slancio ideale che anima le migliaia di donne e uomini in uniforme al servizio della collettività. Senza queste prerogative gli unici ad essere garantiti sono i criminali e i vili assassini come quelli di Trieste. Ai cittadini ed ai poliziotti va dato un segnale di rassicurazione e di incentivazione affinché tutti sappiano che chi non rispetta la legge e la vita umana nel nostro Paese non avrà più sconti”.

 

“Piangiamo due colleghi ci stringiamo al dolore delle famiglie e alla speranza del terzo collega rimasto ferito, ma sappiamo che il nostro è un mestiere pericoloso con la morte sempre al fianco”, dice il Segretario Generale Nazionale della Consap Cesario Bortone.

“I fatti di Trieste sono come un pugno nello stomaco e dovrebbero accelerare quello che la Consap chiede da tempo, ossia la fornitura a tutto il personale dei gap sottocamicia, – continua Bortone – giubbotti che si indossano più agevolmente di quelli tattici dal costo di poche centinaia di euro, e che proprio in circostanze come queste potrebbero salvarci la vita visto che si posso indossare agevolmente fin dall’inizio del turno di lavoro”.

“È facile prevedere – conclude Bortone – che al feretro di questi due colleghi, giovanissimi, si stringerà tutta la politica, che dopo qualche giorno di dimenticherà dei poliziotti e della sicurezza trattandoli come una spesa da tagliare per fare cassa”.

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