Il Consiglio approva la riforma della sanità. Creata l’Azienda regionale di coordinamento

Trieste – Il Consiglio regionale ha discusso ed approvato in Aula, nella giornata del 5 dicembre, la riforma della sanità.

Il testo che definisce l’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale è passato con 27 sì della maggioranza (Lega, Progetto FVG, FI, FdI/An), 7 voti di astensione di M5S, Patto per l’Autonomia e Cittadini, e 9 contrari di Pd e Open Sinistra FVG.

Il governatore Massimiliano Fedriga, intervenuto in Aula, ha detto che “responsabilmente abbiamo scelto di non fare la riforma perfetta ma quella che nel minor tempo possibile potesse dare risposte migliori ai cittadini del Friuli Venezia Giulia”.

“Oggi stiamo parlando di un futuro del sistema sanitario della regione che non è scontato” ha aggiunto.

Tre le novità introdotte nella riorganizzazione.

La prima riguarda la creazione dell’Azienda regionale di coordinamento per la sanità, ovvero la struttura che coordinerà le attività di staff per tutte le aziende territoriali, tagliate nel numero per ridurre i costi.

La seconda ridisegna l’aspetto territoriale, individuando tre aziende di area vasta: l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (AS FO), l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASU GI) e l’azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASU FC).

La terza riguarda la ridefinizione di una rete ospedaliera coordinata dai due IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) Burlo Garofolo (ospedale materno infantile) di Trieste e Cro (Centro di riferimento oncologico) di Aviano secondo il modello organizzativo “Hub &Spoke” (letteralmente “mozzo e raggi”, ndr).

Partendo dal presupposto che determinate condizioni e malattie complesse necessitano di competenze specialistiche e costose si avrà una concentrazione della casistica più complessa in un limitato numero di sedi, gli Hub (centri di eccellenza) e di centri periferici, gli Spoke, per le persone che hanno superato una certa soglia di complessità.

I presidi, sia Hub che Spoke, saranno dotati di autonomia organizzativa e contabile, con un proprio dirigente amministrativo e dirigente medico.

“Il provvedimento – ha detto il relatore di maggioranza Piero Camber (FI) – segna l’inizio di un percorso che dovrà sia porre mano alla razionalizzazione del sistema normativo regionale dedicato alla sanità, semplificandolo e ordinandolo in un testo unico, sia intervenire sul sistema dell’offerta con puntuali provvedimenti di riqualificazione dei servizi”.

“Si parte così dalla riorganizzazione delle Aziende, cui seguirà la fase di riordino pratico, a partire dal Numero unico per le emergenze Nue, i Pronto soccorso e le liste di attesa”.

“All’interno del provvedimento – ha aggiunto il relatore – è stato fatto proprio dalla Giunta regionale l’ordine del giorno n. 19, che inserisce tra le priorità la stabilizzazione del personale precario del comparto sanitario”.

Il Gruppo del Partito Democratico ha votato contro la proposta sia in Commissione che in Aula.
Queste le motivazioni, spiegate dalla relatrice di minoranza Mariagrazia Santoro:

“Il provvedimento proposto non affronta i problemi della sanità: non si parla di territorio, di liste d’attesa né di invecchiamento del personale sanitario”.

“La riforma di governance comporterà grossi rischi poiché potrebbe stressare il sistema sotto il profilo amministrativo, burocratico e organizzativo”.

Sarebbe stato meglio, secondo il Partito democratico, attendere un periodo di assestamento delle cinque aziende, istituendo nel frattempo la cosiddetta azienda zero, idea condivisibile nel principio. Sarebbe stato meglio – per Santoro – studiare e progettare prima di fare.

Così questa resta, per Santoro, una riforma costruita senza i dati fondamentali di partenza, con un forte rischio di indeterminatezza del risultato, che presenta, quale elemento di criticità, il problema dei tempi di attuazione poiché entrerà a regime se tutto va bene nel 2021.

Poi c’è la questione della geografia, affrontata – secondo l’esponente del centrosinistra – con l’accetta per la quale senza senso è la creazione di una mega azienda a Udine, l’annessione del territorio isontino sotto Trieste e lo svilimento della montagna friulana. Santoro poi evidenzia il rapporto con l’Università, di cui si limitano i compiti agli ospedali Hub, e il problema di Latisana e Palmanova che finiranno sotto il commissario di Trieste.

Per il Movimento 5 Stelle, che si è astenuto, “bisognava sicuramente intervenire sull’assetto della sanità regionale – ha affermato il relatore di minoranza Andrea Ussai – perché un’importante criticità riguarda i perimetri delle Aziende, che sono stati tracciati non tenendo conto dei percorsi di salute seguiti dai cittadini e della consolidata programmazione per area vasta, penalizzando così la collaborazione tra gli ospedali del territorio e i rispettivi ospedali di alta specializzazione, che adesso si trovano, con l’eccezione di Pordenone, in Aziende diverse”.

“Con questa riforma, quindi, si recuperano le Aree vaste, ma soprattutto si mantengono le Aziende ospedaliere e territoriali integrate, un modello organizzativo aspramente criticato dal centrodestra, che voleva invece promuovere la separazione della gestione sanitaria delle grandi realtà ospedaliere da quella del territorio. Dopo le consultazioni però ha dovuto cambiare idea – così ancora l’esponente del M5S -, accogliendo le nostre sollecitazioni”.

“Fondamentale inoltre – ha aggiunto il portavoce del M5S – è lo sviluppo e la valorizzazione delle professioni sanitarie e dei medici di medicina generale anche per fronteggiare l’aumento delle patologie croniche legate all’invecchiamento della popolazione e per attuare l’indispensabile integrazione socio-sanitaria”.

“Dopo l’approvazione di questa legge – ha concluso Ussai – , mi auguro che ci si metta subito al lavoro per risolvere i problemi più sentiti dai cittadini: le lunghe liste di attesa, i tempi interminabili al Pronto soccorso, un sistema dell’emergenza che presenta ancora molte criticità, il rafforzamento (promesso e mai realizzato) dei servizi erogati sul territorio, nonché la carenza degli organici, del sistema informatico e del sistema manageriale sulle cui gambe dovrà camminare questa riforma”.

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