Il digiscoping, emozionante tecnica di ripresa nella fotografia naturalistica: il racconto

Trieste – Stefano Savini, fotografo naturalista di grande sensibilità, che ci ha offerto scorci di grande suggestione sulla fauna e la flora delle nostre terre, ci racconta in questo articolo la sua passione per il digiscoping, una particolare modalità di ripresa che si avvale di un cannocchiale associato alla macchina fotografica. Questa tecnica permette di fotografare da molto lontano e quindi ha il pregio di non disturbare gli animali.

Vivo sul Carso triestino da 22 anni e qui, nel tempo libero, ho trovato spontaneo accostare la fotografia all’ambiente suggestivo, ricco di flora e sopratutto di fauna.

Non potendo disporre del capitale necessario per l’acquisto di ottiche fisse professionali, ho optato per altri tipi di tecnica fotografica, con il fermo intento di non perdere la qualità del risultato.

Nel digiscoping, che consiste nell’accostamento di un apparecchio fotografico digitale ad un cannocchiale terrestre (scope), ho trovato la soluzione ideale, potenza, qualità d’immagine, peso e costi più contenuti, il tutto con il solo “sacrificio” degli automatismi; ma, credetemi, dopo un periodo di adattamento non se ne sente la mancanza.

Dal 2002 sono iscritto al sito “diglscopingitalia.it” con lo pseudonimo ‘savinimages” ed ho, nel tempo, affinato questa tecnica, tanto da partecipare al prestigioso concorso mondiale chiamato “DOY” (“Digiscoper or the Year”), riportando apprezzamenti che si sono realizzati in due terzi posti di categoria.

Se vi dico che fotografo con una focale di 4800mm, mi date del pazzo? Dite che non è possibile? Che i risultati non possono che essere scadenti? Niente di più sbagliato, e non solo, ma aggiungo la distanza del soggetto che può essere tripla se confrontata con quella della migliore ottica professionale attualmente in commercio. Parliamo di cento, duecento e più metri, con risultati che sfiorano l’incredibile, senza contare il peso, che può scendere sotto ai 4 kg.

Certo, in questa disciplina è la luce a comandare, forse anche più che nella fotografia tradizionale. Allora è fatta? Il digiscoping è la soluzione ideale nella fotografia naturalistica? No, purtroppo no, ma è un’alternativa validissima per “l’uomo che non deve disturbare mai”, perché lo scatto sia un’emozione pulita, senza danni; sia un conoscere da vicino ma stando lontani, in pace, senza l’affanno di vedere i genitori abbandonare una nidiata a causa della presenza troppo invadente del fotografo, di non veder scappare un capriolo, una volpe, una poiana o anche una farfalla (eh sì, si può fare anche una macro, e che macro!)

Il digiscoping è soprattutto un risultato dell’intelligenza, del saper usare l’iperfocale, di premeditare lo scatto, con la conoscenza del soggetto, dell’ambiente e della luce.

Col digiscoping ho persino ripreso le Frecce tricolori, la nave Amerigo Vespucci, realizzato foto di paesaggi. mi ha regalato mille altre emozioni, perché, quando l’occhio vede un cucciolo come fosse a tre metri da te, lì capisci che non hai tolto niente alla già difficile lotta di ogni giorno della natura.

Allego una piccola galleria di scatti, ma non dite che sono foto realizzate con le “normali” ottiche. Ciao e “BUONA LUCE”…, come diciamo noi digiscoper!

testo e foto di Stefano Savini

 

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