Medie imprese del Friuli Venezia Giulia, export oltre la media ma pesa l’incertezza internazionale

FVG – Sono 93 le medie imprese industriali del Friuli Venezia Giulia, danno lavoro a quasi 13 mila persone e destinano all’estero il 44% del proprio fatturato, una quota superiore alla media nazionale. È la fotografia scattata dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e da Unioncamere e presentati oggi a Siena.

Secondo l’analisi dei bilanci 2024, in Friuli Venezia Giulia operano 93 medie imprese industriali, pari al 2,6% del totale nazionale. Complessivamente sviluppano un fatturato di quasi 4 miliardi di euro, corrispondente al 2,2% del giro d’affari complessivo delle medie imprese italiane.

Il fatturato medio si attesta a 42,9 milioni di euro per impresa, mentre il margine operativo (Ebit margin) è pari al 5,2%, inferiore rispetto alla media nazionale del 7,9%.

La provincia con il maggiore peso economico è Pordenone, che conta 41 medie imprese capaci di generare oltre 1,7 miliardi di euro di fatturato. Seguono Udine con 36 aziende e quasi 1,4 miliardi di euro, Gorizia con 10 imprese e circa 549 milioni di euro e Trieste con 6 aziende che sviluppano un fatturato complessivo di 336 milioni di euro.

Nel complesso queste realtà occupano 12.962 addetti e confermano una forte vocazione internazionale. Le esportazioni rappresentano infatti il 44% del fatturato regionale, contro una media italiana del 41,5%, per un valore vicino a 1,8 miliardi di euro.

Il rapporto evidenzia come le medie imprese continuino a rappresentare una componente fondamentale dell’economia italiana. Pur costituendo un segmento numericamente limitato, generano il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera nazionale, il 15% del valore aggiunto e il 13% sia delle esportazioni sia dell’occupazione del settore.

Negli ultimi ventinove anni il comparto ha registrato una crescita costante: il numero delle imprese è passato da 3.377 a 3.491, il fatturato complessivo è aumentato del 178,3%, le esportazioni del 290,7% e l’occupazione del 47,2%.

Le prospettive per il 2026 restano positive, ma accompagnate da un clima di crescente cautela. Le aziende prevedono un incremento medio del fatturato del 2,5% e dell’export del 2,7%. Allo stesso tempo, oltre sette imprese su dieci ritengono che l’aumento dell’incertezza internazionale possa determinare ricavi inferiori nei prossimi dodici mesi rispetto a uno scenario più stabile.

Un altro elemento di forte criticità riguarda il mercato del lavoro. Quasi nove imprese su dieci dichiarano infatti di incontrare difficoltà nel reperire personale qualificato, un problema che rischia di rallentare gli investimenti e la crescita.

«Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo, per capacità competitiva, presenza nelle filiere e apertura ai mercati esteri», ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. Secondo Prete, l’aumento dell’incertezza internazionale e la volatilità dei costi energetici e delle materie prime non devono essere sottovalutati, perché possono limitare il potenziale di sviluppo di queste aziende.

Anche il direttore dell’Area Studi Mediobanca, Gabriele Barbaresco, sottolinea come solo due imprese su dieci ritengano di disporre di strumenti adeguati per affrontare scenari sempre più imprevedibili. Un dato che evidenzia la necessità di rafforzare la capacità di pianificazione strategica delle aziende.

Per Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, la competitività futura delle medie imprese passerà dalla capacità di coniugare la continuità del modello imprenditoriale con investimenti nelle tecnologie più avanzate e nella formazione del capitale umano. Una posizione condivisa anche dal presidente della Camera di commercio di Arezzo-Siena, Massimo Guasconi, che individua nell’innovazione e nella valorizzazione delle competenze gli elementi decisivi per mantenere competitività sui mercati internazionali.

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