No alla chiusura del punto nascita di San Vito al Tagliamento: manifestazione e raccolta firme

San Vito al Tagliamento (Pn) – Cittadini e opposizioni sono scesi in piazza venerdì 5 gennaio a San Vito al Tagliamento per chiedere che che torni attivo un servizio di sanità pubblica fondamentale come il punto nascita.

Nell’ambito della manifestazione è proseguita la raccolta firme che gli attivisti dei comitati stanno portando avanti da settimane.

“La chiusura del punto nascita dell’ospedale di San Vito al Tagliamento perché il numero di parti all’anno non sarebbe sufficiente a garantire la sicurezza del servizio è l’ennesima prova, che il servizio pubblico sarà una risorsa residuale a beneficio del privato convenzionato”.

Così, in una nota, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (M5S) dopo essere intervenuta al presidio.

“Se, come è stato riportato sulla stampa, la causa della chiusura del punto nascita – spiega la pentastellata – è dovuta ad una questione di sicurezza data dalla perdita di una équipe, che mantenga una continuità assistenziale, tutto questo ci appare debole come giustificazione”.

“La carenza grave e cronica del personale medico può essere superata con nuove assunzioni o con mobilità, non certo facendo coprire interi turni di guardia e reperibilità ai cosiddetti gettonisti – prosegue l’esponente di Opposizione – ciò anche rispetto situazioni analoghe di affidamento in gestione a cooperative di interi reparti o punti di primo intervento, laddove ci sono presenze di operatori sanitari con queste modalità contrattuali di lavoro”.

“Questa situazione finisce per essere un vantaggio anche per il vicino Veneto – continua la consigliera – che si accaparrerà i parti che altrimenti sarebbero geograficamente del Friuli Venezia Giulia, in una regione che lamenta un calo demografico cronico. Ci batteremo perché il punto nascita di San Vito, che costituisce una risorsa importante per le mamme, riapra. Non si possano dare bonus a pioggia per fare figli quando si tolgono servizi”.

“Inoltre difenderemo la sanità pubblica – conclude Capozzi – consci del fatto che le esternalizzazioni si rivelano una scelta onerosa e depauperano la sanità pubblica che per noi resta l’unica via da privilegiare”.

“Questa mattina in piazza a San Vito al Tagliamento, insieme alle forze di opposizione in Consiglio Regionale, come Open Sinistra FVG, abbiamo partecipato ad una conferenza stampa presso il presidio degli attivisti del Coordinamento sanvitese per la sanità pubblica, per richiedere la riapertura del punto nascite all’ospedale di San Vito.
La chiusura del punto nascite provocherà profondi disagi a tutte le cittadine e i cittadini del Friuli Occidentale, che saranno costretti, in momenti a volte urgenti e critici, a lunghi spostamenti con mezzi propri verso altri centri”.

“La chiusura del punto nascite dimostra l’incapacità dell’Assessore e dei massimi dirigenti da lui voluti, a gestire il modello di Sanità “hub and spoke”, di cui tanto hanno parlato. È paradossale chiudere un punto nascite perché non si riesce a distribuire i turni tra l’ospedale hub e quello di rete. Sono oltre 10 i ginecologi a Pordenone, mentre ce n’era uno solo a San Vito, eppure sono ospedali della stessa azienda sanitaria. Tragicamente paradossale è anche il fatto che si chiuda un punto nascite in una struttura che ha tutti i parametri che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda per la sicurezza sanitaria, ovvero la neonatologia e le terapie intensive”.

“L’assessore regionale non sembra essere consapevole che la qualità del sistema sanitario del FVG, che è un territorio policentrico, si reggeva proprio sugli ospedali di rete pubblici. Questi non possono essere sostituiti con strutture private improvvisate, come sembra fare. Chiudere un punto nascite significa chiudere servizi ai cittadini. Riccardi ragiona un po’ come la sua collega assessora Rosolen che riduce le autonomie scolastiche perché diminuiscono gli alunni. Ma è vero il contrario. Il nesso causale funziona all’opposto: se si riducono le scuole, se si riducono i servizi di base, se si chiudono i punti nascite, allora si favorisce il calo demografico, perché chi vuole progettare una famiglia semplicemente si stabilisce altrove. Il danno di questa chiusura provocherà conseguenze molto negative per la comunità di San Vito al Tagliamento anche nel futuro. La raccolta di firme di cittadine e cittadini contrari alle scelte di Riccardi e Fedriga dimostra quanto impopolare è questa decisione sciagurata.”

Così si è espresso Furio Honsell, Consigliere regionale per la circoscrizione di Pordenone, di Open Sinistra FVG.

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