Piccoli imprenditori edili del FVG contro lo “sconto fiscale” che di fatto anticipa soldi allo Stato

FVG – Anche Confartigianato, Confapi edilizia, Confcommercio e Cna del Friuli Venezia Giulia si associano alle proteste dei piccoli e medi imprenditori contro la norma dello “sconto fiscale” del Decreto crescita. Lo comunicano le stesse associazioni di categoria in una nota.

L’art. 10 del  “Decreto crescita” stabilisce che i privati, in alternativa alle detrazioni Irpef del 65 e del 50%, possono “girare” gli sgravi fiscali all’azienda a cui viene affidata l’opera. Certamente un volano per i privati e per l’intero settore della casa che in questo modo possono beneficiare di uno sconto del 50 %  sull’opera finita. Il problema è che poi tocca all’impresa che ha eseguito i lavori incassare la metà del dovuto attraverso la compensazione dell’Irpef dovuta all’Erario entro i 5 anni successivi.

“Al Governo non chiediamo di spazzar via lo sconto in fattura, ma di ripensarlo, così da conciliare le esigenze dell’utilizzatore finale a quelle delle piccole imprese – dichiara il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti.

L’agevolazione rischia infatti di tradursi in un boomerang per le realtà più piccole, costrette a far da banche ai cittadini, ad anticipare cioè gli incentivi dell’Ecobonus e del Sismabuonus recuperandoli poi come credito d’imposta nell’arco di cinque anni. Per la gran parte delle piccole, piccolissime e medie imprese la previsione è insostenibile e va cambiata.

Lo scorso 9 luglio la CGIA di Mestre aveva annunciato il suo ricorso all’Antitrust.

“È evidente che chi è grande, penso ad esempio alle multiutility, può sostenere il meccanismo – aveva spiegato il Presidente della CGIA Roberto Bottan – ma chi non dispone di liquidità, come la stragrande maggioranza delle aziende artigiane del settore edile e dell’installazione degli impianti, finisce per dover rinunciare alla commessa, non potendo sostenere, e anticipare, le spese dei materiali e della manodopera”.

Per questo la CGIA nei giorni scorsi ha inviato una nota all’Autorità del Garante e della Concorrenza del Mercato segnalando che questa nuova legge crea una discriminazione fra operatori economici concorrenti, avvantaggiando quelli di maggiori dimensioni ed elevata  capacità finanziaria rischiando, conseguentemente, di distorcere le dinamiche del mercato, con l’effetto di restringere le possibilità di offerta per i consumatori finali.

Da parte sua la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA) ha definito l’articolo 10 del d.l. come “un tentativo di favorire la concentrazione del mercato della riqualificazione energetica nelle mani di pochi operatori, con conseguente alterazione della concorrenza”.

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