Preghiera del Ramadan, Consiglio di Stato: in attesa di discutere su sospensiva, attivi i luoghi alternativi

Monfalcone (Go) – Sulla vicenda dei due Centri islamici a Monfalcone il Consiglio di Stato, con la pronuncia del presidente Giulio Castriota Scanderbeg, emessa l’11 marzo ha affermato che, fino al 19 marzo, quando verrà discussa la sospensiva e il Comune rappresenterà le proprie ragioni, i musulmani non potranno pregare nelle due strutture di via Duca d’Aosta e via Don Fanin, mentre possono usufruire dei luoghi alternativi indicati dal Questore.

Divieto non pregiudica la libertà di culto

In dettaglio, i punti più importanti della decisione del Consiglio di Stato riguardano il fatto che “la libertà di culto, che è libertà individuale prima che collettiva, non sembra poter subire, nelle more della decisione cautelare collegiale, pregiudizi irreparabili per il caso in cui l’immobile continui ad essere utilizzato quale luogo di incontro tra gli associati, secondo la sua originaria e persistente destinazione ed in conformità ai titoli assentiti e mai impugnati, posto che la libertà di culto e di preghiera, in quanto diritto inviolabile dell’uomo, è garantita in ogni luogo in forma individuale e, col consenso degli altri, anche in forma collettiva”.

Inoltre, “la libertà di culto, quale che sia il credo religioso in concreto implicato, integra bensì un diritto fondamentale della persona se declinata in senso assoluto, ma si atteggia a interesse legittimo fondamentale se rapportata ad altre esigenze di cui devono farsi carico i pubblici poteri nel regolamentarne l’esercizio in luoghi a ciò deputati, in modo che ne siano assicurate le condizioni di igiene, sicurezza, ordine pubblico, corretto insediamento urbanistico”.

Rispetto per la destinazione originaria dei locali

Di conseguenza il pronunciamento del presidente Giulio Castriota Scanderbeg, sottolinea che “la libertà di esercizio della religione non potrebbe di per sé giustificare una destinazione urbanistica di un immobile diversa da quella impressa dai pubblici poteri – con provvedimento non impugnato – nell’esercizio dell’attività conformativa in materia urbanistico-edilizia, poiché è evidente che un immobile, in tesi carente dei requisiti strutturali o di zonizzazione, non potrebbe essere trasformato in una moschea o, allo stesso modo, in una chiesa per l’esercizio del culto religioso, solo in nome di una malintesa “libertà di culto”.

Attivi i luoghi alternativi

Infine, il provvedimento prevede di individuare luoghi alternativi dove praticare in sicurezza, solo provvisoriamente, il culto religioso tra gli appartenenti alle associazioni appellanti, attraverso un confronto che, con le indicazioni della Questura, sono stati individuati nel parcheggio delle Terme Romane gli incontri serali e nell’area verde alla base della Rocca, per quelli del venerdì a mezzogiorno. Luoghi che già il questore ha individuato con le sue ordinanze, dettagliate anche nelle prescrizioni.

 

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