Protezione civile, il Senato approva il Disegno di legge con nuove tutele per operatori e volontari durante le emergenze
Roma – Il Senato ha approvato il 4 agosto in prima lettura il disegno di legge n. 1779, “Disposizioni in materia di protezione civile”, un provvedimento che introduce nuove norme sull’organizzazione del sistema di Protezione civile e sulla responsabilità degli operatori impegnati nelle emergenze. Il testo, di iniziativa del Governo, è stato approvato, per alzata di mano con l’astensione dichiarata dalle opposizioni. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei deputati.
L’intervento legislativo si concentra su due aspetti principali: la definizione di un nuovo quadro contrattuale per il personale della Protezione civile e la disciplina della responsabilità penale di autorità, operatori e volontari che intervengono durante calamità ed emergenze.
Per quanto riguarda il personale, il disegno di legge istituisce una specifica sezione contrattuale, distinta per dirigenti e non dirigenti, nella quale vengono disciplinati trattamento economico, indennità, orario di lavoro, coperture assicurative e formazione obbligatoria.
La parte più rilevante del provvedimento riguarda però l’articolo 6, che introduce nel Codice della Protezione civile due nuovi articoli, il 42-bis e il 42-ter.
Il nuovo articolo 42-bis prevede che il Presidente del Consiglio, o l’autorità politica delegata alla Protezione civile, adotti apposite linee guida nazionali contenenti raccomandazioni operative per lo svolgimento delle attività di protezione civile. Le direttive dovranno essere predisposte dopo aver consultato l’Osservatorio sulle buone pratiche nelle attività di protezione civile, istituito nel 2023.
L’articolo 42-ter interviene invece sul tema della responsabilità penale durante le operazioni di soccorso. La norma non introduce un’immunità generalizzata, ma stabilisce che, nei casi di omicidio colposo o lesioni personali colpose derivanti da imperizia, non è punibile l’operatore, il volontario o l’autorità di Protezione civile che abbia rispettato le linee guida ufficiali oppure, quando queste non siano ancora disponibili, le buone pratiche riconosciute, purché adeguate alla situazione concreta.
Restano invece pienamente perseguibili i casi in cui siano accertati dolo o colpa grave. La responsabilità continua inoltre a essere valutata dal giudice caso per caso.
Il disegno di legge precisa anche quali elementi dovranno essere considerati nell’accertamento della colpa. Tra questi figurano il grado di incertezza scientifica nel momento in cui vengono assunte le decisioni, il contesto di urgenza, la disponibilità di dati e strumenti di monitoraggio, le tecnologie concretamente utilizzabili e le risorse umane, tecniche e finanziarie effettivamente disponibili. Si tratta di fattori che incidono sia sulla prevedibilità dell’evento sia sulla possibilità concreta di evitarlo e che dovranno essere valutati con riferimento alla situazione esistente nel momento dell’intervento, secondo i principi già affermati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Il relatore del provvedimento al Senato, il senatore Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia), ha evidenziato come la riforma risponda all’esigenza di fornire maggiore certezza operativa a chi interviene durante le emergenze. Il dibattito si è intensificato anche alla luce della tragedia avvenuta a Preone, in Carnia, episodio che ha riacceso il confronto sulla necessità di tutelare operatori e volontari chiamati a prendere decisioni in condizioni di particolare difficoltà, senza rinunciare all’accertamento delle eventuali responsabilità nei casi di dolo o colpa grave.
Le ragioni dell’opposizione
“Abbiamo voluto far fare un passo avanti a una norma a tutela dei nostri amministratori, che abbiamo sollecitato per anni ma che in questi termini non ci convince completamente, soprattutto nel suo impianto generale, che ne fa al momento una norma-manifesto. Con i nostri emendamenti abbiamo cercato di migliorare ed equilibrare gli articoli sulla responsabilità del sistema della protezione civile o dei volontari, su cui anche il Governo e parte della maggioranza si sono interrogati. Purtroppo non c’è stato il dialogo che poteva esser utile. A prescindere dalle valutazioni di specie, auspichiamo in futuro di non dover mettere alla prova la tenuta dell’articolato”.
Lo dichiarano la senatrice Tatjana Rojc e la deputata Debora Serracchiani, entrambe del Pd.

