Radon: il Friuli Venezia Giulia una delle regioni più inquinate. Il gas seconda causa di tumori

Palmanova – Sono stati presentati giovedì 11 ottobre al teatro Modena di Palmanova i primi risultati del “Progetto Radon, misure per 1.000 famiglie”, avviato dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), a inizio ottobre 2017.

L’indagine territoriale sul radon ha confermato quanto già rilevato in precedenti indagini territoriali, ossia che il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane con le più elevate concentrazioni medie di questo gas naturale.

Un problema spesso sottovalutato, sottolinea Arpa in una nota, visto che una recente indagine ha rilevato che solo il 24% della popolazione regionale sa che il Radon è la seconda causa di tumore al polmone dopo la sigaretta. I decessi stimati in tutto il mondo per tumori da radon sono di circa 20mila l’anno.

La campagna di monitoraggio Arpa ha consentito di misurare il radon in 1775 famiglie della regione, stimando una concentrazione media annuale di 153 Bequerel al metro cubo (Bq/m3), valore piuttosto elevato ma comunque atteso e in linea con i risultati delle precedenti campagne Arpa.

Le zone a maggior concentrazione di Radon sono quelle con suoli molto permeabili dell’alta pianura friulana, delle vallate montane e del Carso triestino e goriziano.

L’indagine Arpa ha consentito di valutare la concentrazione di radon in base ad alcuni parametri edilizi.

Una prima evidenza è che il radon è più elevato nei locali in prossimità del suolo o sottoterra, nelle abitazioni con muratura in pietra, in locali privi di intercapedine con il suolo.

Il 12% delle abitazioni monitorate, prosegue la nota Arpa, presenta una concentrazione di radon superiore al limite di attenzione di 300 Bq/m3 previsto dalla direttiva comunitaria. In tutti questi casi i tecnici hanno fornito informazioni e assistenza sulle tecniche di rimedio che, nella maggior parte dei casi, richiedono interventi di facile realizzazione e di costo contenuto.

Anche la data di costruzione o di esecuzione di interventi di impermeabilizzazione/isolamento, o il rifacimento del contatto con il suolo, influisce sulla presenza del gas. Complessivamente l’indagine Arpa rileva che gli edifici più vecchi presentano una concentrazione maggiore di radon, segno evidente del miglioramento delle tecniche edilizie.

All’opposto, un aumento del radon è osservato anche in costruzioni dove sono stati effettuati interventi di impermeabilizzazione o di isolamento, o il rifacimento del contatto con il suolo.

Questi ultimi dati, sebbene da confermare con una maggior casistica, sono molto interessanti in quanto offrono spunti di riflessione sulle attuali tecniche di isolamento e impermeabilizzazione degli edifici, che dovranno essere rimodulate, al fine di evitare l’accumulo del gas all’interno dei locali di abitazione.

Il progetto Radon ha avuto inizio nell’ottobre 2017 con l’organizzazione di 6 incontri pubblici, nei quali sono stati consegnati 1.775 rilevatori di gas radon (dosimetri) ad altrettante famiglie. Dopo cinque mesi di esposizione (marzo 2018) i dosimetri sono stati riconsegnati e sottoposti ad analisi nel laboratorio di radioprotezione di Arpa, che entro maggio ha inviato a tutte le famiglie i certificati d’analisi.

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