Ramadan a Monfalcone, il Questore assegna due aree per le preghiere. Messaggio del vescovo di Gorizia

Monfalcone (Go) – Il Questore di Gorizia Luigi Di Ruscio, dopo aver vietato alle comunità islamiche di svolgere le preghiere del Ramadan nella centrale piazza della Repubblica a Monfalcone, volontà manifestata nei giorni scorsi dalle associazioni culturali dei gruppi musulmani, ha individuato due aree della città in cui il culto può essere svolto liberamente.

La decisione è stata presa nella serata di sabato 9 marzo, in vista dell’inizio del Ramadan, il 10 marzo.

Per la preghiera serale quotidiana il Questore ha indicato il parcheggio delle Terme romane, attualmente in ristrutturazione, nella zona del porto.

Per la preghiera del venerdì, che non ha bisogno di luce artificiale perché si svolge di giorno, è stata assegnata l’area verde sotto la Rocca.

La soluzione della Questura placa provvisoriamente gli animi in una situazione complessa che vede contrapposti amministrazione comunale e comunità di confessione islamica della città.

Il Ramadan

Il Ramadan, nell’ambito della ritualità islamica, è un periodo di circa un mese dedicato al digiuno, alla preghiera e alla purificazione interiore. Inizia con l’arrivo della luna nuova, che si è verificato quest’anno tra domenica 10 e lunedì 11 marzo. Durerà fino al 10 aprile, quando inizierà il ciclo lunare successivo.

Il messaggio dell’arcivescovo di Gorizia

Ecco il testo del messaggio inviato alle comunità musulmane dall’arcivescovo di Gorizia mons. Carlo Maria Redaelli:

“Care sorelle e fratelli musulmani,

a nome dei fedeli della Arcidiocesi di Gorizia, sono lieto di presentarvi gli auguri fraterni per un mese di Ramadan ricco di benedizioni e crescita spirituale. Digiuno, preghiera, elemosina, ci avvicinano a Dio Onnipotente nostro Creatore e a tutti coloro con i quali viviamo e lavoriamo, aiutandoci a continuare il cammino sulla strada della fraternità, costruendo insieme la città dell’amore, della quale ognuno è parte.

Quest’anno, l’inizio del mese sacro del Ramadan, si colloca per i cristiani nel tempo di Grazia della Quaresima; ancora di più allora ci possiamo sentire tutti chiamati a “camminare insieme”, convertendo i nostri cuori a Dio e al servizio di tutti i fratelli in umanità, specialmente dei più poveri.

Come scrive Papa Francesco: “Il culto a Dio, sincero e umile, porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti” (Fratelli Tutti, 3 ottobre 2020, n. 283).

Noi, cristiani e musulmani, siamo chiamati a essere portatori di speranza per la vita presente e futura, e testimoni, costruttori di questa speranza specialmente per coloro che vivono difficoltà e disperazione.

Come segno di vicinanza spirituale, vi assicuriamo i migliori auguri di un mese di Ramadan sereno. Possiate godere delle abbondanti benedizioni dell’Onnipotente”.

La nota del sindaco di Monfalcone

Così il sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint (Lega) in una nota diramata lo scorso sabato 9 marzo:

“In Piazza della Repubblica non si prega. Lo avevamo annunciato questa mattina e la Questura di Gorizia lo ha poi decretato”.

Ribadisco nel modo più assoluto, per smentire le vergognose affermazioni sul divieto di preghiera, che l’azione posta in essere dall’amministrazione non sia attinente alla questione “libertà religiosa”, bensì concerne il rispetto delle norme urbanistiche e quelle relative all’ordine, alla sicurezza e all’incolumità pubblica.

Il nodo fondamentale è la difesa dello stato di diritto e delle leggi che devono avere valore obbligatorio, imparziale e universale, nell’interesse generale del convivere civile e della legalità.

Le comunità islamiche, nell’annunciare che sarebbero scese in piazza della Repubblica a pregare pur non avendo alcuna autorizzazione, hanno compiuto un atto di grave sfida rivolta non solo al sindaco di Monfalcone ma anche a tutta la comunità monfalconese, del Friuli Venezia Giulia e del nostro Paese.

Questa è la modalità di operare che hanno più volte espresso: “Prego dove voglio e quando voglio”, ma in Italia non funziona così. In Italia esistono delle leggi che vanno rispettate da tutti.

Se la loro esigenza di trovare un luogo per pregare era così urgente, come mai hanno atteso 58 giorni prima di impugnare l’ordinanza di ripristino della destinazione d’uso dei luoghi? Come mai non hanno verificato se nei paesi vicini esistono degli spazi che possono essere adibiti al culto?

L’Italia è ancora un paese di diritto?

Qui si sta dimostrando come una comunità, che costituisce una minoranza all’interno dell’intera popolazione, voglia imporre la propria cultura e la propria religione al resto del Paese; un Paese che vuole restare democratico, nel rispetto delle sue norme, e noi stiamo combattendo questa modalità arrogante e irrispettosa delle leggi italiane”.

 

[foto: Pixabay]

 

 

 

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