Rischi e opportunità per il FVG: pochi giovani e poche imprese ma buona occupazione ed alto export

Trieste – È stato presentato martedì 23 ottobre presso la Sala Maggiore della sede di Trieste della Camera di Commercio Venezia Giulia il Report sulla regione FVG realizzato nell’ambito del progetto SISPRINT (Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali), finanziato dal Programma Operativo Nazionale (PON) Governance e Capacità istituzionale 2014-2020, di cui Unioncamere è il soggetto beneficiario.

Il progetto SISPRINT riguarda tutte le regioni italiane e si propone di valorizzare, integrare e analizzare dati a supporto delle politiche di sviluppo, ascoltare le esigenze delle imprese, orientare le risposte delle amministrazioni locali, supportare una progettualità qualificata.

Le analisi si basano sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio e di altre fonti camerali, opportunamente integrato con informazioni e fonti statistiche di cui dispone l’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Dai dati sono emersi rischi ed opportunità per l’economia della nostra regione.

Il Friuli Venezia Giulia presenta diversi punti di debolezza all’interno del proprio contesto socio-economico. Il primo è l’invecchiamento della popolazione.

L’indice di vecchiaia, dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni moltiplicato per 100, in Friuli Venezia Giulia è pari a 208,8 (dato Italia: 165,3): in pratica nella nostra regione la popolazione over 65 è il doppio di quella da zero a 14 anni, ovvero per ogni bambino under 12 ci sono due pensionati.

Tra le province, l’invecchiamento è maggiore a Trieste, dove l’indice tocca quota 256,2. Seguono Gorizia e Udine con valori tra 210 e 220; infine Pordenone, unica provincia della regione con un indice di vecchiaia inferiore a 200, pari a 169,6.

Il tasso di natalità del Friuli Venezia Giulia si attesta al di sotto della media nazionale. Nel 2016 è stato pari a 7 nati ogni 1000 abitanti; in Italia il dato è pari a 7,8 e a livello dell’Ue, la natalità netta è stata di 10 bambini per 1.000 residenti.

Considerando il tasso di evoluzione totale della popolazione in Friuli Venezia Giulia, si evidenzia una flessione nel 2016, pari al -2,7 per mille abitanti, più marcata rispetto a quella registrata in Italia (-1,3).

Si rivela inferiore alla media nazionale anche la diffusione imprenditoriale, calcolata come numero di imprese ogni 100 abitanti, il cui numero indice del FVG è pari a 85,0 (Italia=100). In termini assoluti, nel 2017 il numero delle imprese in Friuli Venezia Giulia è ammontato a 103.301, pari a 8,52 ogni 100 abitanti.

Si rivela importante invece il numero delle imprese femminili, 23.078, pari al 22,3% del totale regionale: una quota superiore sia alla media del Nord-Est che a quella nazionale. Tuttavia, rispetto al 2014, il numero delle imprese femminili ha segnato una variazione negativa pari a -0,9%: in controtendenza rispetto al Nord-Est e a livello Italia.

Dal punto di vista dell’età, invece, la quota di imprese giovanili è inferiore sia alla media del Nord-Est che a quella nazionale: nella regione le imprese guidate da under 35 corrisponde a 7.581, pari al 7,3%. Oltretutto, rispetto al 2012, il numero delle imprese giovanili ha segnato una variazione negativa pari a -13,0%.

Tra il 2012 e il 2017, il numero totale delle imprese nella regione si è ridotto del 5%: una contrazione che si rivela più marcata di quella del Nord-Est, considerando anche che nella media nazionale si è assistito ad una stagnazione.

Nella provincia di Pordenone si è assistito alla riduzione più marcata, di circa il 6%, anche se nelle altre province le flessioni hanno oscillato tra il -3,6% di Trieste e il -5,0% di Udine.

Nel campo dell’imprenditorialità innovativa, in Friuli Venezia Giulia sono presenti 16,40 start-up innovative ogni 100.000 abitanti: un rapporto minore di quello registrato nel Nord-Est e maggiore rispetto alla media Italia.

Vero punto di forza della regione è la propensione all’export, il cui numero indice è pari a 150,6 rispetto alla media nazionale posta uguale a 100. Il valore delle esportazioni ha toccato nel 2017 14,8 miliardi di euro, in aumento del 29,6% negli ultimi cinque anni.

Data la sua rilevanza, la domanda estera contribuisce per buona parte alla ricchezza produttiva del territorio. Non a caso, il Friuli Venezia Giulia si dimostra un’area piuttosto sviluppata: il Pil pro capite (in termini nominali) si dimostra superiore alla media nazionale di quasi il 10%, anche se inferiore alla media del Nord-Est.

Altre note positive sono il tasso di disoccupazione ben al di sotto della media nazionale (6,7% contro 11,2%). In termini assoluti, nel 2017 il numero totale di disoccupati di 15 anni e oltre in Friuli Venezia Giulia è stato pari a 36.400 unità, lo 0,4% in più rispetto al 2012.

Il tasso di disoccupazione giovanile, calcolato con riferimento alla popolazione in età 15-29 anni, è in riduzione, ritornando sui livelli di qualche anno fa: tra il 2012 e il 2017 è stato crescente nei primi 3 anni (passando dal 18,1% al 22,4%), per poi calare successivamente, attestandosi comunque, nel 2017, ad un livello di poco superiore rispetto a quello del 2012 (18,9%).

Il tasso di occupazione totale della popolazione in età lavorativa del Friuli Venezia Giulia si dimostra molto superiore al dato medio Italia: nel 2017, è pari al 65,7%, più di un punto e mezzo al di sotto del 67,4% rilevato nel Nord-Est, ma significativamente al di sopra del 58,0% nazionale.

Nel 2017 il numero totale di occupati di 15 anni e oltre del Friuli Venezia Giulia ammonta a 500 mila unità.

L’andamento del tasso di occupazione della popolazione regionale in età 15-29 tra il 2012 e il 2017 è stato altalenante, con una flessione nel 2013 (dal 37,0% al 34,2%), seguita da una serie diminuzioni di lieve entità e di aumenti, che hanno portato ad un livello inferiore rispetto a quello del 2012 (il 35,8% del 2017, quota comunque lievemente superiore al 35,2% del 2016).

Un aspetto positivo della regione è la non elevata pressione delle sofferenze bancarie: nel 2017 il rapporto percentuale tra le sofferenze bancarie e gli impieghi si è attestato a 13,9, contro valori che salgono a 14,2 per il Nord-Est e a 16,2 per l’intero Paese.

Negli ultimi cinque anni, tra il 2012 ed il 2016, il fenomeno delle sofferenze bancarie delle imprese ha mostrato una accelerazione notevole crescendo di circa 10 punti percentuali fino a toccare il valore di 19,2, per poi calare a 13,9 nel 2017.

Nel campo delle relazioni tra banche ed imprese un indicatore molto importante è quello degli impieghi. In Friuli Venezia Giulia, nel giro di cinque anni, essi sono diminuiti del 20,1%, evidenziando una tendenza sostanzialmente in linea alla media nazionale (-21,4%).

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