Ti posso chiamare fratello?

Davanti alle molteplici crisi che attraversano l’umanità, economica, ecologica, etica, educativa, politica, geopolitica, c’è chi rinserra le fila, si schiera a difesa di un noi limitato a pochi, esaltando leader e maestri del pensiero autoritari e divisivi e mettendo spesso il potere al servizio di pochi.

Vi è invece chi non pensa ad un’umanità sempre diseguale per  volere divino, chi ce la fa e chi non ce farà mai, e si muove, per quanto possibile, verso un orizzonte di corresponsabilità e di inclusione, che per definizione e per principio non può escludere nessuno. Dice un detto zen: “Tre cose non devi fare nella vita: chiuderti, chiudere e farti chiudere”.

“Ti posso chiamare fratello?” è il titolo, che potrebbe riassumere questa idealità, del libro scritto dal vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, in ricordo di un palermitano eccellente, fra Biagio Conte, povero e fratello dei poveri, esempio di speciale e delicata condivisione.

Un ribaltamento prospettico esistenziale quindi, che ha sempre fatto la differenza anche in passato nel deserto affettivo e nell’indifferenza, che aumentano le disuguaglianze. Chi ha visto il film One Life, ha scoperto la storia vera e stupenda di un banchiere inglese che, nel 1938, si è speso per salvare centinaia di bambini  cecoslovacchi, molti ebrei, non certo suoi compatrioti, dalla persecuzione nazista, dichiarando che lo faceva perché europeo.

Originale e sorprendente in questo senso la lettera di 260 miliardari di 17 Paesi al recente World Economic Forum di Davos, che chiedono, ormai da tre anni, di pagare più tasse , convinti che le disuguaglianze siano ormai oltre ogni limite, per cui domandano: “Quando tasserete le ricchezze estreme? Per il mondo è necessaria una riforma progressiva del sistema fiscale, per trasformare la ricchezza privata estrema e improduttiva in un investimento per il nostro futuro democratico comune”.

Un altro mondo è quindi possibile? A fronte di chi oggi in Italia suggerisce incredibilmente il ritorno delle classi differenziali, c’è chi per fortuna amplia anche nei doposcuola e nello sport l’integrazione tra abili e diversamente abili.

La risposta alle provocazioni del noto libro di un generale infervorato del passato, si realizza in molteplici progetti di amicizia sociale sempre più diffusi tra persone di diversa condizione sociale, affettiva, sessuale, etnica, nazionale. L’inclusione infatti, è stato detto, viaggia sempre e non si ferma mai. L’esclusione invece non solo ferma e ostacola i processi inclusivi, ma viaggia a ritroso e divide le collettività, senza averne alcun titolo.

 

Silvano Magnelli

Print Friendly, PDF & Email
Condividi