Giovane di 19 anni muore in cella nel carcere di Pordenone asfissiato dai fumi di un materasso in fiamme
Pordenone – Un giovane di 19 anni, di nazionalità egiziana, in stato di detenzione presso il carcere di Pordenone, è morto in ospedale dopo essere rimasto coinvolto nel grave incendio divampato all’interno di una cella.
Secondo la ricostruzione fornita dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), il giovane si sarebbe barricato nella cella dopo aver dato fuoco alle suppellettili. All’interno si trovavano altre tre persone in stato di detenzione.
La situazione è rapidamente diventata pericolosa. Il 19enne avrebbe minacciato il personale della Polizia penitenziaria con una lama rudimentale e una bomboletta di gas. Gli agenti sono comunque riusciti a entrare nella cella e a portare in salvo le altre tre persone, mentre il giovane si era barricato nel bagno.
Le esalazioni provocate dall’incendio hanno avuto conseguenze gravissime. Il 19enne è stato soccorso e trasferito in ospedale, dove è successivamente deceduto.
Il cordoglio del sindacato di Polizia
Di fronte alla morte del ragazzo, il Sappe esprime innanzitutto il proprio cordoglio alla famiglia della vittima.
«Di fronte a una morte non possono esserci divisioni né strumentalizzazioni: il nostro primo pensiero va alla persona deceduta e alla sua famiglia», afferma il segretario generale Donato Capece.
Il sindacato sottolinea anche l’intervento degli agenti durante l’emergenza, chiamati ad affrontare contemporaneamente l’incendio e una situazione di minaccia, riuscendo a mettere in salvo le altre tre persone presenti nella cella.
«La prima ad essere profondamente amareggiata per questa morte è proprio la Polizia penitenziaria», sostiene il Sappe, che definisce gli agenti anche un presidio di umanità oltre che di sicurezza.
Il sindacato pone quindi il tema delle condizioni operative negli istituti penitenziari e chiede al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria interventi sul personale, sulla formazione e sulle dotazioni necessarie per affrontare situazioni di emergenza.
«Non possiamo continuare a pretendere eroismo quotidiano senza garantire strumenti, organici e condizioni operative adeguate», afferma Capece, chiedendo in particolare il rafforzamento degli organici e dispositivi idonei alla gestione di incendi, aggressioni e situazioni di barricamento.
Per Giovanni Altomare, segretario nazionale del Sappe per il Friuli Venezia Giulia, quanto accaduto al Castello di Pordenone deve essere motivo di riflessione. «Gli agenti hanno dovuto affrontare una situazione di gravissimo pericolo e, nonostante tutto, hanno pensato prima a mettere in salvo gli altri detenuti», sostiene.
Il sindacato ribadisce infine la necessità di garantire agli operatori degli istituti penitenziari condizioni adeguate per affrontare emergenze di questo tipo.

