La Lega al bivio, Fedriga guarda oltre il Friuli Venezia Giulia

Il partito di Salvini cerca una nuova rotta tra tensioni interne, concorrenza di Vannacci e malessere dei territori. In questo scenario il governatore del Fvg è uno dei pochi dirigenti con un profilo spendibile anche fuori dal Carroccio. Ma il salto nazionale, per Fedriga, passa prima dalla costruzione di una nuova Lega.

C’è una domanda che, ormai, attraversa la Lega molto più dei congressi, delle nomine e delle riunioni interne: che cosa succederà al partito dopo Matteo Salvini? E, soprattutto, chi sarà in grado di raccogliere l’eredità di una stagione politica che ha portato il Carroccio da forza territoriale del Nord a partito nazionale, salvo poi consegnarlo a una fase di difficoltà e di crescente competizione a destra.

Nel dibattito che si è aperto negli ultimi mesi un nome torna con insistenza: Massimiliano Fedriga. Non perché il presidente del Friuli Venezia Giulia abbia annunciato una candidatura alla guida della Lega – non lo ha fatto – ma perché il suo profilo rappresenta, per una parte del partito, una delle poche alternative realistiche alla fase attuale. A giugno erano circolate ipotesi che coinvolgevano Fedriga e Luca Zaia in un nuovo assetto ai vertici, mentre negli ultimi mesi il governatore friulano è stato indicato più volte come possibile figura di mediazione e di rilancio.

Il punto, però, è capire quale Lega potrebbe guidare Fedriga.

Il problema non è soltanto Salvini

La crisi del Carroccio non può essere ridotta al rapporto personale fra Salvini e i suoi critici interni. Il problema è più profondo: il partito deve decidere quale identità avere nel centrodestra italiano.

La Lega nazionalizzata da Salvini ha perso parte della sua tradizionale centralità proprio nei territori dove era nata e cresciuta. Nel frattempo Fratelli d’Italia ha occupato il ruolo di forza egemone della coalizione e, sul fianco destro, la nascita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha aperto un’ulteriore partita. Alcuni sondaggi recenti hanno mostrato la nuova formazione già in grado di contendere alla Lega una parte dell’elettorato.

È qui che torna la questione settentrionale. Perché se la Lega vuole recuperare consenso deve probabilmente tornare a parlare ai suoi territori senza rinunciare alla dimensione nazionale conquistata negli anni di Salvini.

Ed è proprio questa la posizione che, almeno potenzialmente, rende interessante Fedriga.

Il modello Fvg

Fedriga può mettere sul tavolo un risultato politico concreto: dal 2018 guida il Friuli Venezia Giulia e nel 2023 è stato confermato alla presidenza. La Lega regionale continua inoltre a essere una componente importante della maggioranza, con Fedriga affiancato da una classe dirigente radicata sul territorio.

Il suo punto di forza, tuttavia, non è soltanto elettorale. È soprattutto il profilo istituzionale costruito in questi anni.

Fedriga ha progressivamente assunto un’immagine diversa da quella del dirigente di partito tradizionale. Meno centrata sulla polemica quotidiana, più orientata al governo e ai rapporti con le istituzioni. È un tratto che gli consente di parlare a una platea più ampia di quella strettamente leghista e che, in prospettiva, potrebbe diventare decisivo.

La sua ambizione, dunque, potrebbe non essere semplicemente quella di diventare il prossimo segretario della Lega. Il vero obiettivo potrebbe essere contribuire a ridisegnare il partito e, attraverso il partito, conquistare un ruolo nazionale più importante.

Il Fvg come laboratorio

Non è casuale che proprio dal Friuli Venezia Giulia siano partite alcune delle discussioni più interessanti sul futuro del Carroccio. A giugno è stato creato un tavolo di coordinamento fra esponenti nazionali e territoriali, con Fedriga coinvolto in prima persona. A luglio lo stesso governatore ha curato le convocazioni del tavolo territoriale della nuova Lega, con una rinnovata attenzione alle questioni locali.

È un segnale politico da non sottovalutare.

Il Fvg potrebbe diventare, ancora una volta, un laboratorio. Non necessariamente per costruire una corrente interna contro Salvini, ma per sperimentare una Lega capace di tenere insieme autonomia, governo del territorio, sicurezza, sviluppo economico e identità nazionale.

In questo senso Fedriga appare più interessato alla sostanza che alla conquista immediata di una casella. Anche perché sa bene che una successione troppo brusca a Salvini rischierebbe di spaccare il partito proprio mentre il Carroccio avrebbe bisogno del contrario.

Salvini, il congresso e il tempo che stringe

Salvini, per ora, non sembra intenzionato a farsi da parte. A giugno aveva ribadito di voler guidare la Lega verso le elezioni politiche del 2027, indicando Zaia e Fedriga come figure destinate ad affiancarlo.

Ma la pressione interna è evidente. A fine agosto è emersa l’ipotesi di una sorta di road map: Salvini alla guida fino alle elezioni del 2027 e poi un congresso straordinario entro l’anno successivo. Nello stesso scenario è stata ventilata anche una maggiore presenza dei governatori del Nord nella cabina di regia.

Per Fedriga sarebbe probabilmente lo scenario più conveniente: evitare uno scontro frontale oggi, consolidare il proprio peso domani.

Del resto, una candidatura alla leadership nazionale avrebbe senso soltanto se accompagnata da una base politica larga. E quella base, per Fedriga, non può essere soltanto friulana. Dovrebbe comprendere Veneto, Lombardia e gli altri territori settentrionali, ma anche una parte della classe dirigente nazionale interessata a riportare il partito su una linea più amministrativa e meno identitaria.

La partita personale del governatore

C’è poi una questione che riguarda direttamente Fedriga.

Il suo secondo mandato regionale lo porta, inevitabilmente, verso una fase in cui dovrà decidere quale sarà il suo futuro politico. La presidenza del Fvg gli garantisce oggi visibilità, consenso e autonomia. Lasciare Trieste per Roma sarebbe quindi una scelta tutt’altro che scontata.

Per questo la partita va letta in prospettiva.

Fedriga non ha bisogno di avere fretta. Può permettersi di aspettare che il quadro nazionale maturi, osservando se la Lega riuscirà a ricomporre le sue divisioni, se Salvini riuscirà a recuperare centralità e soprattutto se la concorrenza di Vannacci si consoliderà o si ridimensionerà.

Il vero capitale politico di Fedriga, oggi, è proprio questo: poter essere contemporaneamente uomo di partito, presidente di Regione e interlocutore del centrodestra nel suo complesso.

Il nodo è quale centrodestra

Alla fine, però, la partita della Lega non riguarda soltanto la Lega.

Se Fratelli d’Italia continuerà a essere il perno della coalizione, il Carroccio dovrà trovare uno spazio riconoscibile. E quello spazio potrebbe essere una nuova versione del federalismo, accompagnata da una forte attenzione ai territori e da un profilo di governo più pragmatico.

È qui che Fedriga può giocare la sua partita più importante.

Non necessariamente diventare il “dopo Salvini”, dunque. Piuttosto diventare uno degli uomini chiamati a decidere che cosa sarà la Lega dopo Salvini.

La differenza non è soltanto semantica. Nel primo caso si tratterebbe di una successione personale. Nel secondo, di una rifondazione politica.

E per un partito che oggi appare sospeso tra il passato del vecchio Carroccio, la stagione nazional-populista di Salvini e la concorrenza di una destra ancora più radicale, potrebbe essere proprio questa la sfida decisiva.

Il Friuli Venezia Giulia, intanto, osserva. E Fedriga anche. Perché se la Lega dovrà cercare una nuova rotta, il governatore potrebbe essere uno dei timonieri. Ma la vera domanda è se vorrà limitarsi a indicare la direzione o, prima o poi, salire definitivamente al comando.

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