Aveva partecipato ad una rapina a Pordenone, arrestato a Barcellona pericoloso latitante

Pordenone – La polizia spagnola ha arrestato a Barcellona un rapinatore di nazionalità albanese che, assieme ad un complice, aveva effettuato una rapina a Pordenone il 2 dicembre 2022 ed era sospettato di aver commesso ulteriori furti.

L’arresto è avvenuto al termine di una complessa attività investigativa condotta dagli agenti della Squadra Mobile pordenonese con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia.

Il furto a Pordenone

La sera dello scorso 2 dicembre 2022 in seguito ad una segnalazione pervenuta alla locale sala operativa, una pattuglia delle “Volanti” era intervenuta in via San Donà di Piave per la segnalazione di un furto in atto. Giunti sul posto gli agenti avevano intercettato un’auto Alfa Romeo Giulietta che alla vista della pattuglia si è data alla fuga; nasceva così un inseguimento per le vie del centro cittadino, protrattosi per diversi chilometri che si concludeva in viale Dante quando l’autovettura condotta dai malviventi, dopo aver in precedenza colliso con l’autovettura di servizio, imboccata la via contromano, andava ad impattare con due autovetture condotte da privati cittadini.

Dall’autovettura Giulietta erano scesi cinque soggetti che si davano a precipitosa fuga; uno dei malviventi, successivamente identificato in G.S., nato in Albania, veniva rincorso e fermato dagli operatori della “Volante” e tratto in arresto.

Le indagini

Dopo i fatti accaduti la Squadra Mobile della Questura di Pordenone, sotto il coordinamento del sostituto procuratore dr. Marco Faion, ha avviato una complessa ed articolata attività investigativa che ha permesso di individuare l’esistenza di una vera e propria banda di malviventi dedita alla commissione di furti in appartamento in tutto il centro-nord Italia.

La banda era composta, oltre che da G.S., da quattro cittadini albanesi, identificati in B.Z. e in V.T. trentenne, P.S. ventiseienne, M.D. venticinquenne, tutti cittadini di origine albanese gravati da precedenti penali per reati contro il patrimonio e tutti senza fissa dimora in Italia.

Le indagini permettevano di appurare come il sodalizio delinquenziale fosse particolarmente scaltro e attento sia nelle comunicazioni che negli spostamenti; in particolare tutti i componenti del gruppo, al fine di eludere le investigazioni, erano soliti utilizzare sim telefoniche intestate a prestanome o a persone inesistenti e, quando commettevano i furti, non portavano mai al seguito i telefoni cellulari.

L’indagine internazionale

L’indagine ha assunto respiro internazionale ed è stata attivata la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale della Polizia di Stato.

Il coinvolgimento di tale Servizio ha permesso di appurare come gli indagati, nel chiaro tentativo di ostacolare e impedire le investigazioni nei loro confronti, per raggiungere il territorio nazionale fossero soliti evitare l’imbarco su voli diretti Albania – Italia, perché soggetti a controlli di frontiera e alla registrazione delle generalità dei passeggeri nei terminali in uso alle forze di Polizia italiane, ma bensì raggiungessero il territorio nazionale su voli diretti dapprima in Spagna o in Ungheria da cui, dopo essere sottoposti a controlli di Frontiera dalle autorità di quei paesi, facevano ingresso nell’area Schengen e quindi raggiungevano il territorio nazionale muovendosi all’interno dell’area Schengen soggetta alla libera circolazione delle persone e delle merci.

Inoltre la Polizia ha scoperto che alcuni dei componenti del gruppo avevano di recente cambiato il cognome e richiesto un nuovo passaporto albanese, ed erano soliti utilizzare diversi alias o fornire diverse generalità.

Nel corso dell’attività veniva eseguita anche una perquisizione informatica sul cellulare risultato poi essere in uso ad uno dei componenti della banda: l’analisi risultava particolarmente utile e consentiva di raccogliere numerosi elementi probatori a carico del gruppo.

Emergevano in particolare lo scambio di numerosi messaggi tra i componenti della banda che commentavano i colpi in cui utilizzavano la terminologia “far raso,” che in gergo albanese vuol dire “far razzia”, “rubare”, da cui prende il nome l’operazione.

Dall’analisi del cellulare emergeva inoltre come il gruppo fosse solito frequentare anche la Spagna, ed in particolare la città di Barcellona dove non si esclude possano aver commesso altri furti.

Attese le positive risultanze emerse dalle indagini condotte da questa Squadra Mobile, il pubblico ministero procedente richiedeva ed otteneva dal Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone, dr.ssa Monica Biasutti, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di rapina, furto aggravato, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, a carico di B.Z. mentre sono tutt’ora in corso ulteriori investigazioni al fine di raccogliere ulteriori elementi nei confronti degli altri tre appartenenti al sodalizio criminale, che al momento risultano deferiti in stato di libertà.

Successivamente il GIP, in considerazione che il B.Z. risulta di fatto senza fissa dimora in Italia e che, come appurato nel corso delle investigazioni, era solito muoversi in tutto il territorio europeo per delinquere, aveva emesso a carico dell’uomo un Mandato d’Arresto Europeo.

L’arresto a Barcellona

Al fine di dare esecuzione al provvedimento di cattura disposto dall’autorità giudiziaria, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Pordenone hanno monitorato gli spostamenti della moglie del B.Z., tale E.B. residente in un comune della provincia di Monza.

Proprio tale intuizione investigativa si è rivelata decisiva; le investigazioni della Squadra Mobile hanno permesso di appurare che la donna stava per raggiungere la città di Barcellona insieme ai due figli minori della coppia.

La mattina dello scorso mercoledì la donna si era spostata dalla propria abitazione per raggiungere l’aeroporto di Malpensa.; gli accertamenti effettuati unitamente alla polizia di frontiera di quell’aeroporto consentivano di verificare proprio come la donna avesse prenotato un volo per Barcellona.

Pertanto intuendo che la donna stesse raggiungendo la città catalana per incontrare il marito, per il tramite del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia veniva immediatamente richiesta la collaborazione della polizia spagnola che, dopo aver localizzato la donna all’aeroporto di Barcellona El PrAt, ne monitorava gli spostamenti fino alla località marittima di Camarruga dove ad attendere la donna c’era il marito che è stato prontamente bloccato e tratto in arresto dalla polizia spagnola.

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