Bottiglie di plastica e bon ton. Non è solo una questione di educazione

A chi non è capitato, nel bel mezzo di una conversazione o di una riunione di lavoro o di una lezione o di un’operazione in un ufficio pubblico o, semplicemente, durante una chiacchierata che la persona che vi sta davanti, e che credete sia interessata a quello che dite (o a quello che dice!), interrompe sul più bello la frase. Oppure stacca l’attenzione da quello che state dicendo. Qualunque sia l’argomento, qualunque sia l’azione che sta compiendo, qualunque cosa ascolti, qualunque cosa dica, sospende la concentrazione o la conversazione.
Come se, in un dato momento, improvvisamente, ci fosse una priorità indifferibile, qualcosa di più urgente, incalzante e importante di quanto abbia da dire o da ascoltare. È questione di un istante. L’interlocutore gira la testa, si mette di profilo, svita il tappo di una bottiglietta da 1/2l e… si abbevera!
Insomma, con urgenza imprevista e indifferibile, tracanna una o più sorsate d’acqua!
La cosa dura poco, qualche secondo, non di più. Ma sono secondi che lasciano una coda di imbarazzo, di fastidio, almeno di dubbio se siamo ascoltati o no. Il fenomeno ha una frequenza sempre maggiore.
Altro che raccomandazioni a non alzare il mignolo mentre si centellina dal bicchiere o a non sorbire le bevande col risucchio. E può essere considerato un vantaggio se l’interlocutore/bevitore non si lasci sfuggire un’eruttazione in faccia a chi gli sta davanti. L’azione non è neanche contemplata dal Galateo di Giovanni Della Casa, tanto è originale e recente e atipica se si pensa che la maggior parte di pubblici bevitori è formata non – si fa per esempio – da marinai assetati nelle bettole di qualche angiporto o da errabondi nella Valle della Morte, ma da signore/i e ragazze/i di provetta educazione, ottima creanza e istruzione.
E, come telefonare col cellulare alla guida dell’automobile, anche quest’usanza si sta diffondendo. È diventata virale. Ovunque qualcuno beve dalla bottiglia di plastica. Se la porta in borsa, nello zaino, nella tasca di dietro dei calzoni, in mano. E deve esserci un motivo. Importante.
Anzi, c’è più di un motivo per spingere una così nutrita schiera di bevitori a derogare da una così semplice regola di bon ton, da una elementare principio di buona educazione e rispetto per chi sta davanti. C’è qualcosa che della buona creanza si può fare tranquillamente beffe, qualcosa dinanzi la quale la buona educazione è un inutile fronzolo.
E quanto può pesare un’eccezione alla buona creanza se questa stessa piccola/grande maleducazione procura – nientepopodimenoché – bellezza e ringiovanimento per tutt*?
Da sempre all’inseguimento dell’elisir di lunga vita, l’essere umano se lo ritrova in qualcosa di abbondante, reperibile ovunque, di facile trasporto, di facile consumo. Il prezzo è passare per maleducati, consumisti, inquinatori o narcisisti. Per qualcuno è un prezzo alto, per molti altri non lo è.
Ma gli effetti..!
3 litri d’acqua al giorno per 4 settimane, distribuiti, ovviamente, nell’arco della giornata e soprattutto nei momenti meno propizi. E avviene la metamorfosi: sparisce la cefalea, la pelle si elasticizza e si tende, le rughe si spianano, dopo appena 7 giorni scompaiono le occhiaie, la cellulite si riduce e così il peso corporeo, le taglie dei vestiti diminuiscono, quel fastidioso gonfiore addominale sparisce, l’alito diventa fresco. Insomma si (ri)diventa belli e si ringiovanisce di 10 anni (così dice la testimonial).
Sarà vero oppure no? Non tutti sono concordi nel ritenere che bere molta acqua faccia sempre bene alla salute. In verità l’unico dato di fatto oggettivo è il business delle bottigliette d’acqua minerale da mezzo litro. Il consumo in Italia è zampillato in alto in maniera impensabile: da 1.000 milioni di litri nel 1970 siamo giunti a 84.000 milioni di litri nel 2.000, arrivando a 14,8 miliardi nel 2018! L’Italia (che non è la sola al mondo) ha consumi mostruosi di acqua minerale e, come naturale conseguenza, una produzione di plastica così spropositata da farne uno degli esempi più clamorosi di inquinamento ambientale. Per di più ci sono anche dei forti dubbi che l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica si mantenga pura e sana e quindi che possa giovare alla salute e, quindi, non è consigliabile riutilizzarle e andrebbero smaltite dopo averle vuotate la prima volta.
Non altrettanto per l’acqua del rubinetto che, evidentemente, non è giudicata abbastanza efficace per il ringiovanimento nonostante le raccomandazioni a servirsi della rete idrica.
Eppure qualcuno, per una cosa del genere, ha venduto l’anima al diavolo: si chiamava Faust, la posta in gioco era la conoscenza e, soprattutto, non beveva in faccia alla gente. E allora, cosa potrà mai essere, in confronto, un atto di malacreanza… Non si tratta mica di dannazione eterna!
Ci sarebbe da dedurre che i beduini del Sahara o i mongoli del deserto del Gobi siano tutti brutti, grinzosi, flatulenti e pingui. Forse è per questo che sono sempre così intabarrati con tutto quel caldo. Che ne sanno di antiage?
Ma tanto poi, in fin dei conti, di tutta quest’acqua ingollata per la bellezza, quelli che hanno veramente sete non lo verranno a sapere mai!

Roberto Calogiuri

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