Centro di permanenza per i rimpatri a Gradisca, la presidente della Regione chiede garanzie

Gorizia – Il nuovo CPR (Centro di permanenza per i rimpatri) del piano di accoglienza per i migranti dovrebbe essere collocato nella struttura del CIE di Gradisca d’Isonzo (Go); la presidente della Regione chiede garanzie.

Nei giorni scorsi il Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, prefetto Mario Morcone, ha chiesto alla Conferenza Stato-Regioni di indicare i siti ove collocare i Centri di permanenza per i rimpatri.

Il tema è stato oggetto di un incontro, a Roma, tra l’assessore regionale con delega all’immigrazione, Gianni Torrenti, e lo stesso prefetto Morcone.

La Giunta ha preso atto della necessità di ottemperare a quanto previsto dalla legge 17 dello scorso febbraio per una più efficace esecuzione dei provvedimenti di espulsione, attraverso l’individuazione anche in Friuli Venezia Giulia di un sito dove mettere un CPR.

Tuttavia la presidente della Regione Debora Serracchiani ha chiesto che ciò avvenga nel rispetto di alcune condizioni essenziali.

La prima è quella di “conoscere, con assoluta chiarezza, le regole di funzionamento e di gestione dei nuovi Centri, sia con riferimento all’interno che all’esterno delle strutture stesse”.

“Al riguardo – così la presidente – si fa presente che le drammatiche e gravissime vicende accadute nel corso degli anni passati, durante l’apertura del CIE presso la nostra comunità, hanno sensibilmente toccato l’intero territorio, creando forti resistenze, ancora oggi sentite da parte di tutti i soggetti coinvolti”.

La presidente ha sottolineato l’esigenza di “porre in essere misure e azioni concrete volte ad evitare che le manifestazioni di intolleranza da parte degli ospiti e le proteste da parte del territorio accadute in passato non abbiano a ripetersi in alcun modo”.

Serracchiani ha anche sollecitato il Ministero dell’Interno a “fornire fin da subito tutte le informazioni necessarie per valutare le caratteristiche che differenziano il CPR rispetto al CIE, per garantire la sicurezza della comunità presso la quale è collocato, oltre alla tutela dei diritti delle persone accolte”.

Indicando poi la necessità di prevedere, contestualmente all’apertura del CPR, la chiusura del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA), peraltro non più previsto nel piano di accoglienza indicato dal Ministero, la presidente ha chiesto che sia garantito che il numero di 100 posti previsto per la nuova struttura “sia inteso come capienza massima in alcun modo derogabile”.

Ha inoltre fatto presente che “per la comunità locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del CARA ha comportato una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale, creando concreti e rilevanti disagi”.

Da qui l’affermazione che “con l’apertura del nuovo CPR risulta indispensabile che il Ministero e gli uffici territorialmente competenti assicurino un forte sostegno alla comunità locale e, più in generale, a tutto il territorio regionale”.

L’incontro tra l’assessore Torrenti e il prefetto Morcone è stato caratterizzato dalla massima cordialità. Come fa sapere lo stesso Torrenti, il prefetto “ha confermato l’attenzione del Ministero alla questione dell’accoglienza a Gradisca d’Isonzo”.

Rispetto alla necessità di sostenere la comunità locale, l’assessore e il Prefetto hanno anche condiviso l’impegno a trovare una nuova modalità di supporto ai sindaci della nostra regione, anche in relazione alla complessità gestionale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), il servizio del Ministero dell’interno che in Italia coordina i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale.

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