Coldiretti al Brennero, dal Friuli Venezia Giulia la richiesta di più trasparenza sull’origine degli alimenti

Bolzano – Diecimila agricoltori da tutta Italia si sono ritrovati al Brennero (Bz) per chiedere una revisione delle norme europee sull’origine dei prodotti alimentari. Alla mobilitazione, promossa da Coldiretti, ha partecipato anche una nutrita delegazione del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Martin Figelj, affiancato dai presidenti e dai direttori territoriali, dal direttore regionale Cesare Magalini e da numerosi associati.

Al centro della protesta c’è la richiesta di modificare l’attuale codice doganale europeo, in particolare la regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”. Questa norma consente di attribuire l’origine di un prodotto al Paese in cui avviene l’ultima fase rilevante della lavorazione, anche se la materia prima proviene dall’estero. Secondo Coldiretti, questo meccanismo penalizza gli agricoltori italiani, altera la concorrenza e riduce la trasparenza nei confronti dei consumatori.

«Tanto più in questo contesto storico e geopolitico, diventa fondamentale proteggere il nostro comparto agroalimentare», ha dichiarato Figelj. «Chiediamo di mettere mano al codice doganale, così che in etichetta ci sia l’origine primaria della materia prima che serve a produrre il cibo che troviamo sulle nostre tavole».

L’organizzazione stima che una revisione della normativa potrebbe restituire almeno 20 miliardi di euro al sistema agricolo nazionale, oggi sottratti dal mancato riconoscimento del valore delle materie prime italiane. Risorse che, secondo Coldiretti, potrebbero aiutare le imprese ad affrontare una fase complessa, caratterizzata dall’aumento dei costi di energia, carburanti e fertilizzanti, aggravati dalle tensioni internazionali e dai conflitti in corso.

Il tema riguarda l’intera filiera agroalimentare, uno dei pilastri dell’economia italiana. Il settore vale complessivamente 707 miliardi di euro, garantisce circa 4 milioni di posti di lavoro e rappresenta un presidio economico e sociale diffuso sui territori.

Al Brennero transitano ogni giorno grandi quantità di prodotti agricoli e semilavorati provenienti dall’estero che vengono poi trasformati in Italia. Tra questi ci sono circa 150mila tonnellate di cagliate, utilizzate per la produzione di mozzarelle e altri formaggi a pasta filata. Il 90% di questi volumi entra proprio dal valico altoatesino. Passano inoltre oltre 1,1 milioni di tonnellate di latte liquido, destinato all’industria lattiero-casearia, e circa 560mila tonnellate di cosce di suino fresche, impiegate anche per la produzione di prosciutti.

A questi si aggiungono milioni di tonnellate di grano tenero e grano duro importati dall’estero, oltre a patate, olio d’oliva, pomodoro trasformato e altri prodotti che entrano nelle filiere alimentari italiane. In molti casi, sottolinea Coldiretti, l’assenza di un’indicazione chiara dell’origine della materia prima può generare confusione nei consumatori e ridurre la valorizzazione del vero Made in Italy.

Per questo l’organizzazione chiede che i prodotti agroalimentari vengano esclusi dall’attuale disciplina doganale e che l’origine sia determinata esclusivamente dal luogo di provenienza della materia prima agricola. Parallelamente, sollecita una normativa europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine per tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha già raccolto l’appello, così come diversi Comuni del territorio, ai quali Coldiretti ha inviato una richiesta di sostegno politico nelle sedi istituzionali competenti.

La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni anche a livello europeo. Le richieste di Coldiretti saranno presentate a Roma al commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi. L’obiettivo è ottenere regole più chiare e trasparenti, capaci di tutelare il reddito degli agricoltori, rafforzare la filiera nazionale e garantire ai consumatori informazioni complete su ciò che portano in tavola.

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