Colpevoli di 78 furti in abitazione in tutto il Nord Italia: sgominata banda di scassinatori

Palmanova – I Carabinieri della Compagnia di Palmanova, al termine di un’operazione investigativa lunga e complessa, hanno individuato ed arrestato tre cittadini romeni colpevoli di aver commesso 78 furti in abitazione, tutti perpetrati dalla fine di gennaio al 1° maggio 2017, giorno dell’arresto in flagranza di reato di due componenti della banda criminale.

Il gruppo di topi d’appartamento si muoveva con disinvoltura in tutto il Nord Italia. Sono stati portati alla luce numerosi elementi che li hanno localizzati nelle province di Udine, Gorizia, Treviso, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Cremona, Pavia, Piacenza, Alessandria, dove hanno messo a segno furti in abitazioni e in attività commerciali.

Parte della refurtiva, già recuperata dai militari, ammonta a circa 20.000 euro, ed è stata restituita ai legittimi proprietari.

L’attività ha portato in primis all’arresto in flagranza di reato di due cittadini romeni: Plugaru Marian, 35 anni e Podan Ionel Marius, 32 anni e, successivamente all’emissione, nei confronti del Plugaru e di un terzo cittadino rumeno, Dumitriu Mihai, 41 anni, di due ordinanze di custodia cautelare in carcere. Per quest’ultimo, ancora ricercato, verrà richiesto al GIP un mandato di arresto europeo (MAE)

L’operazione, denominata in codice “Highway”, è stata condotta dai Carabinieri del NORM della Compagnia di Palmanova, sotto la direzione della Dott.ssa Maria Caterina Pace, Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Procura di Udine.

Le indagini erano state avviata a seguito di denunce di furti, perpetrati nel corso delle notti comprese tra il 20 e il 31 gennaio 2017, ai danni di abitazioni nei comuni di Porpetto, Gonars e Bagnaria Arsa.

In quell’occasione, ignoti avevano asportato, con lo stesso modus operandi, diversi monili d’oro, telefoni cellulari, bigiotteria e contanti. Dopo i furti sul territorio i ladri avevano fatto perdere le proprie tracce.

L’attività investigativa, in una prima fase, non aveva avuto successo. I rei parevano letteralmente scomparire nel nulla. Non si potevano raccogliere nemmeno dei dati utili circa la presenza di automezzi sospetti in transito sul territorio, contestualmente o dopo il compimento dei furti.

A questo punto, i Carabinieri hanno esteso i tradizionali metodi di indagine su un raggio più ampio e sono così riusciti ad individuare il furgone utilizzato dai malfattori per raggiungere il luogo dei furti.

Qui la svolta. Si è scoperto che l’automezzo utilizzato percorreva esclusivamente la rete autostradale (da qui il nome dato all’indagine), per accompagnare il complice, lasciarlo in una piazzola di sosta o più raramente una stazione di servizio, che veniva cambiata di volta in volta, e continuare il suo percorso sulla stessa linea autostradale, allontanandosi per parecchi chilometri (a volte anche più di 100).

Così facendo qualsiasi controllo effettuato dell’automezzo faceva si che lo stesso non potesse essere associato ai vari furti in abitazione che si stavano perpetrando o erano stati perpetrati in quella determinata giornata. Nello stesso frangente, il complice, scavalcando la recinzione a lato della sede autostradale, attraversando i campi, si dirigeva nel più vicino comune e portava a termine il colpo.

A “fine serata” l’autista del furgone si faceva trovare in un luogo prefissato, sempre in autostrada e il complice, a ritroso, scavalcava la recinzione e risaliva sul mezzo per fare ritorno verso il loro domicilio localizzato in un comune del Lago di Garda.

I furti venivano sempre commessi nell’arco serale/notturno e nella maggior parte dei casi con le persone presenti all’interno delle abitazioni, con la conseguente sensazione di accresciuto allarmismo e preoccupazione dei cittadini residenti in quei comuni o in quelli circostanti.

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