Come ti chiami?

Trieste – Nel film americano Non così vicino, (2022, ora disponiblie in streaming su varie piattaforme, ndr.) interpretato magistralmente da Tom Hanks, ovvero il famoso protagonista di Forrest Gump, si narra una storia di grande umanità, in cui si mescolano dramma, comicità, depressione e risalita grazie all’amicizia.

Il protagonista, di nome Otto, è disperato: ha perso in un incidente stradale il figlio che aspettavano lui e la moglie, la quale, nello stesso incidente, perde le gambe e dovrà vivere in carrozzina, per poi morire anche lei prematuramente. Lui vorrebbe suicidarsi, ma i tentativi non gli riescono mai, in forme quasi comiche.

Poi, nel suo rione di una periferia americana, arriva una famiglia messicana di immigrati, con due figlie e in attesa del terzo. La madre, di nome Marisol, è una potenza di cordialità e di simpatia, mentre Otto è diventato scorbutico e arrogante. Ma la solarità di Marisol sfonda il suo cuore chiuso e disperato e lo coinvolge, facendogli godere la compagnia festosa delle figlie, che lo fanno sentire in qualche modo un padre aggiuntivo, proprio lui, a cui la vita aveva negato questa gioia.

Otto, da burbero e glaciale, si scioglie gradatamente e rimuove la sua tristezza, diventando sensibile al dolore altrui, biglietto da visita dell’essere umano, come aveva scritto il grande scrittore russo Lev Tolstoj: «Se senti dolore, vuol dire che sei vivo; se senti il dolore altrui, vuol dire che sei un essere umano».

Nel quartiere ci sono altri vicini di casa, dai quali Otto si teneva lontano o, meglio, non così vicino… Tra essi spicca un giovane simpatico, ma tormentato sulla sua condizione sessuale non ben definita, per cui il padre lo aveva cacciato di casa.

Otto si ferma e gli parla, cosa inconsueta, prima di allora, per lui. Ascolta il suo racconto di vita e poi gli chiede: «Come ti chiami?». Il ragazzo si apre in un sorriso liberatorio, perché si sente finalmente osservato non come un deviato emarginato e basta, ma come una persona, col suo nome. E gli risponde, sorridendo: «Mi chiamo Marco».

Allora Otto gli dice il suo nome e così si distacca dal suo dolore e accoglie quello di Marco. Una scena davvero impetuosa di come si possa creare amicizia e rispetto, donandosi a uno sconosciuto e abitando il dolore altrui, per cui, prima di ogni opinione e di ogni giudizio, vi è una persona con il suo nome, con il suo volto e con il suo dolore.

Marco trova anche rifugio nella casa di Otto, visto che a casa sua non può starci. Il film ha un finale commovente, perché, con grande strazio di Marisol, davvero una Maria solare di questo racconto, il suo amico Otto muore per la malattia al cuore che ha tanto influito sulla sua vicenda.

Prima della fine però Otto cambia il proprio testamento e scrive una lettera a Marisol per ringraziarla di averlo fatto tornare a vivere. La sua morte, quindi, arriva dopo che lui ha ritrovato, grazie a lei, il gusto della vita e il rapporto con gli altri.

Ed è proprio questo il senso del nome, che torna in una vicenda molto diversa, ma ugualmente legata al modo in cui guardiamo gli altri.

In questi giorni abbiamo imparato un altro nome e abbiamo conosciuto Lina, una ragazza di 12 anni, torinese, di origine marocchina e con una buona padronanza della lingua italiana, nata appunto in Italia, che ha chiesto al padre di scrivere qualche pensiero alla nostra Presidente del Consiglio.

A lei, con tanta educazione civica e tanta innocenza, ha fatto semplicemente sapere che sta bene con i suoi compagni di classe, che è felice di avere così vicini amici di tutto il mondo e che vorrebbe continuare a vivere insieme a loro. Li conosce per nome e non per provenienza geografica e ha capito che è bello stare così vicini….

Silvano Magnelli

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