“Elena. La prima donna laureata al mondo” nuova produzione de La Contrada al Teatro dei Fabbri con Zita Fusco e Francesca Bergamasco

Trieste – “Acqua…L’acqua dà la vita, Io sono nata in una città sull’acqua…Quello che so lo devo all’acqua, quello che sono lo devo all’acqua, Venezia è nata dall’acqua e anch’io sono una sua creatura”.

Si apre così lo spettacolo prodotto da La Contrada “Elena. La prima donna laureata al mondo”, liberamente tratto dagli scritti di Alessandro Marzo Magno, che dopo il debutto in Sala Luttazzi, ritorna in scena dal 10 al 12 marzo, alle 20.30, al Teatro dei Fabbri nell’ambito della rassegna di teatro contemporaneo della Contrada “AiFabbri2”.

Le attrici Zita Fusco e Francesca Bergamasco rendono omaggio con questo spettacolo ad un’importante figura femminile da riscoprire nel nostro tempo.

Lei è Elena Lucrezia Corner Piscopia. Veneziana, donna colta e riservata, si laurea a Padova il 25 giugno 1678, impressionando con la sua cultura gli esaminatori, tanto da essere proclamata dottore in filosofia per acclamazione. Un avvenimento epocale al quale partecipano ventimila persone: ma la sua figura tanto celebrata in vita viene incredibilmente dimenticata dopo la sua morte. Laureata solamente per volere del padre al fine di ristabilire l’onore della famiglia, Elena è animata da un amore sincero e incondizionato per la conoscenza e da una forte devozione spirituale che rendono estrema la sua disciplina di studio, tanto da minarne la salute e farla morire in giovane età.

Elena rappresenta un simbolo di libertà e di riconoscimento di un femminile capace di elevare il suo naturale potere creativo in ambiti fino a quel momento preclusi alla donna. E’ stato lo storico Alessandro Marzo Magno a riportarla alla luce, regalando la sua storia a Zita Fusco e Francesca Bergamasco, che insieme al musicista Ivan Penov, hanno rielaborato le parole dello scrittore con visioni personali.

Sul palco un’esperienza intensa, un dialogo tra linguaggi artistici e tra personaggi presenti ed evocati da suoni e proiezioni. Le due Elene nella loro fisicità doppia, sono una la continuazione dell’altra, una il supporto dell’altra, dentro una bolla senza tempo in cui si compensano e trasformano fino a diventare pura coscienza da tramandare.

In scena Elena si confida con una platea di donne e uomini di oggi, ed è una confessione tradotta con i mezzi ed una estetica contemporanei che esula dal giudizio finale sull’oblio in cui pare finita, ma si concentra sul suo percorso di anima in ricerca.In questo spettacolo multimediale le parole, i suoni e le immagini danno vita alle emozioni e alle paure di una donna lontana che pare riemergere per un istante dall’acqua della laguna di Venezia per portare un messaggio, e poi a quell’acqua ritornare.

Ed è proprio l’acqua ad essere il filo conduttore del racconto di questa vita, dal gioco della bambina, alle lacrime dell’adolescente, alla purificazione della donna fino ad arrivare al messaggio finale di una unione figurata con il grande mare.

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