Il ministro Urso chiede a Electrolux di ritirare il piano con 1.700 esuberi. Nuovo tavolo il 15 giugno

Roma – Il Governo chiede a Electrolux di ritirare il piano industriale presentato nelle scorse settimane e fissa al 15 giugno il termine per aprire un nuovo confronto. È quanto emerso dal tavolo convocato il 25 maggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza che coinvolge gli stabilimenti italiani del gruppo, tra cui il sito produttivo di Porcia.

Secondo fonti sindacali e resoconti istituzionali, il ministro Adolfo Urso ha definito il piano aziendale “inaccettabile” e “irricevibile”, chiedendone il ritiro formale e sollecitando la presentazione di una proposta diversa, priva di licenziamenti collettivi e fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva.

«Chiederemo a Electrolux un nuovo piano industriale, su cui avviare un confronto vero con Governo, Regioni e sindacati, che non preveda licenziamenti collettivi», ha dichiarato Urso. «Non accetteremo scelte che colpiscono lavoro, produzione e filiere».

Il nuovo incontro fissato per il 15 giugno dovrebbe essere un passaggio decisivo. Entro quella data l’azienda dovrà chiarire se intende ritirare il piano attuale, sospendere le procedure di licenziamento e presentare un nuovo schema industriale capace di aprire una trattativa differente rispetto all’attuale gestione della crisi.

Per Governo e Regioni coinvolte il piano presentato da Electrolux non risulta sostenibile né sul piano occupazionale né su quello industriale. Sul tavolo pesano circa 1.700 esuberi annunciati e il rischio di forti ridimensionamenti produttivi, con ricadute anche sul Friuli Venezia Giulia.

Nel confronto romano è intervenuta anche la Regione Friuli Venezia Giulia con gli assessori Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini. Rosolen ha ribadito che la vicenda «deve essere affrontata come una questione nazionale e non come una competizione tra territori».

Secondo l’assessore regionale al Lavoro, i dati in possesso della Regione mostrano una riduzione di circa 1.300 occupati tra il 2022 e il 2026 all’interno del gruppo, elemento che dimostrerebbe come il problema non abbia carattere temporaneo ma riguardi una trasformazione industriale più ampia.

Gli esponenti della Giunta regionale hanno inoltre richiamato la necessità di un cambio di approccio anche a livello europeo, collegando la crisi Electrolux alle tensioni geopolitiche, alla concorrenza internazionale e alle politiche industriali comunitarie.

Rosolen ha poi chiesto di escludere qualsiasi legame tra la riorganizzazione annunciata da Electrolux e possibili ipotesi di cessione societaria, citando in particolare il nome di Midea Group. «Va escluso fin dall’inizio che questa riorganizzazione possa essere legata alla vendita a Midea o ad altri soggetti: è una condizione necessaria per aprire qualsiasi discussione», ha affermato.

Al termine del tavolo, secondo quanto riferito dalla Regione, Electrolux si è impegnata a presentare un nuovo piano nel prossimo incontro del 15 giugno, sospendendo nel frattempo iniziative unilaterali.

Sulla vertenza è intervenuta anche la deputata Debora Serracchiani, che ha definito «inaccettabile» l’operazione annunciata dall’azienda. Serracchiani ha sottolineato la necessità di costruire un’alleanza tra Governo, Regioni, enti locali, parti sociali e lavoratori per modificare le intenzioni espresse dal gruppo industriale.

«È dura da digerire l’Electrolux che ci dice che l’Italia rimane un Paese strategico mentre sta smantellando gli stabilimenti», ha dichiarato la parlamentare.

Il confronto resta quindi aperto, ma le prossime settimane vengono considerate decisive per capire se l’azienda intenda davvero cambiare rotta oppure proseguire lungo il percorso di dismissioni, con il rischio di un ulteriore irrigidimento della vertenza e nuove mobilitazioni sindacali.

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