La mostra “Paesaggi” a cura di Juliet al CRAC Puglia di Taranto

Trieste – Mercoledì 29 aprile 2026, alle ore 18.00, al CRAC Puglia di Taranto (corso Vittorio Emanule II n 17) si inaugura la mostra “Paesaggi”, con le opere di Aldo Damioli e Giovanni Pulze unitamente alla donazione di trenta opere da parte dell’Associazione Juliet destinate agli archivi del CRAC Puglia. L’evento si inserisce nelle celebrazioni dei quarantacinque anni della rivista “Juliet” dal momento che la rivista vide la luce, a Trieste, in un lontano 1980. Introduce Roberto Vidali, direttore editoriale della rivista “Juliet”.

Questa iniziativa mette a confronto due pittori italiani di impianto figurativo e concettuale, il cui lavoro rimanda a un pensiero che va oltre la superficie della tela dipinta. La traccia di fondo che unisce il loro lavoro s’incardina sul ruolo che questi due autori hanno avuto nella pittura del nuovo millennio e sui rapporti che il loro processo pittorico ha con la storia dell’arte. Le connessioni più evidenti sono con la pittura mediale teorizzata da Gabriele Perretta e con un più generico ritorno alla stesura pittorica e allo sguardo laterale teorizzato da Achille Bonito Oliva. Se poi andiamo nei dettagli vediamo che per ambedue queste testimonianze siamo in presenza di un lavoro di meticolosa esecuzione, tutta giocata sul dettaglio e sulla forma, sulla prospettiva e sul capriccio, da intendersi come spunti capaci di fornire il pretesto all’invenzione e all’evasione.

Ciò vale a dire che queste opere non parlano di puro realismo fotografico, sebbene partano da impostazioni o testimonianze di tipo fotografico, ma si soffermano su altri spunti, proprio per dimostrare come la pittura possa essere falsificazione, narrazione intuitiva, montaggio di parti incongrue e che per essere moderna deve dimostrare di avere anche una solida concettuale.

E la pittura di Damioli è concettuale proprio perché da decenni il titolo dei sui cicli paesaggistici evoca qualcosa che non c’è o che non viene rappresentato: per esempio nelle sue tele la città di Venezia è solo evocata per confronto con la città di New York o con altra città, giusto per dare l’impressione che se di tanto si può parlare, tutto non può o non deve essere mostrato. Il titolo che prima ho richiamato, per chi ancora non lo sapesse, è “Venezia New York”.

Il tema conduttore di tutti i quadri di Pulze è, invece, quello dell’Angelo metropolitano, da intendersi come ponte di raccordo tra il mondo del silenzio e quello della parola, cioè di un dialogo a volte impossibile tra l’affermazione egoista del sé e le esigenze di una comunità o di una natura prostrata dall’onnivora attività predatoria operata dall’uomo. A far da fondale a questo Angelo è una città frenetica dove le persone passano di fretta e tutte incupite nei loro pensieri, le automobili o i tram sfrecciano, le insegne luminose e i cartelloni pubblicitari abbacinano, i grattacieli incombono. In definitiva questa pittura si sofferma sull’incomunicabilità, sulla mancanza di dialogo e sulla propensione alla solitudine. L’aspetto concettuale, in questo caso, risiede nel sentimento, in quella evocazione di un qualcosa nella quale si spera o si confida.

I fondali scenici di questo non-dialogo sono parte della città moderna o dell’idea che si ha di una metropoli, e molte volte alcuni profili edilizi possono essere riconoscibili, perché sono da intendersi come omaggio alla città che ospita le sue opere. E la città può essere Salzburg come San Francisco, New York come Hong Kong.

In definitiva la poetica di questi due autori va contro la durezza ideologica e materica propugnata prima da Marcel Duchamp e successivamente da Joseph Beuys, cioè da quelle teorie distruttive delle avanguardie storiche e in avversione a quei postulati delle neoavanguardie che hanno condotto alla disseminazione del linguaggio oltre che alla sottrazione della centralità dell’esperienza estetica. Questo non vuol dire disconoscere la forza dirompente delle avanguardie storiche, più semplicemente indica un’altra via da percorrere e che trova nella diversità di Dennis Hopper, John Currin, Balthus e Francis Bacon la ragion d’essere di una modernità frastagliata e diversificata.

A completamento di questo confronto tra le tele di Damioli e Pulze si trovano esposte anche le opere che l’Associazione Juliet consegna in donazione per gli archivi del CRAC Puglia. Ecco l’elenco degli autori: Aldo Damioli, Enrico T. De Paris, Stefano Di Stasio, Bonomo Faita, Carlo Fontana, Piero Gilardi, Jan Knap, Živko Marušič, Claudio Massini, Antonio Sofianopulo, Gabriele Turola, Oreste Zevola. Parte di queste opere sono a tutti gli effetti dei progetti realizzati per la rivista, altre sono carte realizzate appositamente per mostre organizzate dall’Associazione Juliet nel corso degli anni; tutte attengono comunque all’idea di essere bozzetti preparatori che poi portarono a uno sviluppo conseguente di lavori più grandi e complessi.

Nell’immagine il quadro di Aldo Damioli “Venezia New York” 2022, acrilico su tela, cm 60 x 60

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