Legambiente Friuli Venezia Giulia sui disastri del maltempo: non sottovalutare i cambiamenti climatici

Pordenone – L’associazione Legambiente del Friuli Venezia Giulia, in una nota diffusa il 4 novembre dal presidente regionale Sandro Cargnelutti, esprime forte preoccupazione riguardo agli effetti della recente ondata di maltempo: “Gli eventi alluvionali che hanno causato ingenti danni e sofferenze su parti del territorio regionale devono stimolare alcune riflessioni di carattere strategico per evitare che il ritorno alla normalità ripristini scelte e azioni dettate soprattutto da convenienze contingenti, settoriali e di breve respiro”.

Così prosegue la riflessione: “Conosciamo già molte cose per iniziare ad agire in tal senso. La scienza e, per la nostra regione, l’analisi coordinata da ARPA, ci dicono che i cambiamenti climatici sono in atto, che la zona mediterranea è una delle aree sottoposta a maggior riscaldamento del pianeta, che l’aumento delle temperature nel Nord Est è maggiore che nel resto delle Alpi (+2° a Belluno rispetto alle temperature preindustriali), che la nostra regione è un territorio vulnerabile”.

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“Sappiamo inoltre che l’aumento di energia nell’atmosfera non fa solo salire le temperature ma impatta sul ciclo idrologico, sulla biodiversità, sulle attività economiche (agricoltura, turismo in primis) e sulla qualità della vita di persone e comunità; porta il mondo in “casa” con i migranti ambientali.  Aumenta inoltre l’imprevedibilità delle risposte dei sistemi ambientali e l’incertezza sul futuro”.

“Ma una cosa la scienza non riesce a prevedere esattamente: il momento in cui questi processi diverranno irreversibili e procederanno automaticamente verso una “terra calda” ormai insensibili alle nostre azioni. Per ridurre la probabilità che ciò si realizzi, corre l’obbligo, per gli Stati, quanto meno di rispettare gli accordi di Parigi. La conferenza delle Parti prevista a dicembre a Katowice, culla del carbone polacco, è un passaggio simbolico e cruciale in tal senso. Significa immaginare un mondo che a metà secolo smette del tutto di usare combustibili fossili per produrre energia, risparmia risorse, riducendo le drammatiche disuguaglianze presenti. Sfida altissima, che nessuno, singolarmente può risolvere, considerando l’aumento della popolazione, il progressivo degrado degli ecosistemi e il sovranismo che riduce forme cooperative solidali”.

“Ma tornando agli eventi ultimi non ci sentiamo di fare l’elenco delle cose da fare o delle responsabilità diffuse. Vogliamo, in questa fase, avanzare una proposta di metodo: il piano di prevenzione (es. ridurre le emissioni climalteranti) e adattamento (fenomeni alluvionali,  siccità prolungate accompagnate da alte temperature, …) ai cambiamenti climatici che la Regione deve redigere, dovrà diventare un piano sovraordinato a qualsiasi piano regionale, sia di governo del territorio, sia di  settore e dovrebbe coinvolgere tutti i livelli amministrativi. È la nuova metrica per affrontare il futuro”.

“Queste priorità non costituiscono nuovi vincoli, ma anzi dovrebbero favorire l’innovazione nei processi produttivi, nella governance, nelle attività di formazione e ricerca, nella creazione di lavoro utile a rendere la nostra regione meno vulnerabile e più sostenibile. In poche parole resiliente”.

“Uno dei capisaldi sarà la difesa attiva del suolo – conclude Legambiente. – La riduzione quantitativa legata alla cementificazione, la perdita di qualità di terreni agricoli privi di sostanza organica, la scarsa manutenzione,  costituiscono un importante presupposto, ad esempio, per un rapido deflusso delle acque per eventi che risultano essere via via più intensi”.

“Questo è quello che possono e dovrebbero fare le Istituzioni di concerto con tutti i portatori di interesse. Anche Legambiente darà il suo piccolo contributo”.

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