Oltre duemila in corteo per Electrolux da Porcia a Pordenone: “Questa terra non si smonta”

Pordenone – Una marea di oltre duemila persone in maglietta gialla ha attraversato oggi le strade tra Porcia e Pordenone per chiedere un futuro per lo stabilimento Electrolux e per l’intero comparto industriale che ruota attorno alla storica fabbrica nata come Zanussi.

Lo slogan scelto per la manifestazione, “#Electrolux non si spegne”, ha accompagnato un lungo corteo composto da lavoratori, sindacalisti, amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini. Una mobilitazione che le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil avevano confermato anche dopo l’esito del tavolo convocato lunedì al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

In quell’occasione la multinazionale svedese aveva accettato di congelare per 50 giorni il piano di riorganizzazione e le procedure collegate agli esuberi annunciati. Una pausa che però non è bastata a rassicurare lavoratori e territorio.

La preoccupazione resta infatti concentrata sui 262 esuberi previsti per lo stabilimento di Porcia e sulle prospettive di lungo periodo del sito produttivo. Per i sindacati il rischio è che il congelamento deciso a Roma rappresenti soltanto una tregua temporanea e non un vero ripensamento della strategia industriale.

Partito davanti ai cancelli della fabbrica, il corteo ha raggiunto il centro di Pordenone in un clima determinato ma pacifico, accompagnato da bandiere, fischietti, musica e cori. Molti gli striscioni che richiamavano il legame storico tra l’azienda e il territorio, con un messaggio ricorrente: «Questa terra non si smonta».

Davanti alla Prefettura si sono alternati gli interventi dei rappresentanti sindacali e delle Rsu. Al centro dei discorsi la richiesta di un piano industriale che garantisca investimenti, innovazione e continuità produttiva, evitando che la riorganizzazione si traduca in una progressiva riduzione delle attività.

Tra gli interventi più attesi quelli dei delegati dei lavoratori, che hanno ribadito la necessità di mantenere alta la pressione sull’azienda e sul Governo. Secondo le rappresentanze sindacali, i prossimi cinquanta giorni dovranno essere utilizzati per ottenere un cambio di rotta e il definitivo superamento del piano di riduzione degli organici.

Dal palco è stato inoltre sottolineato come la vertenza non riguardi soltanto i dipendenti diretti dello stabilimento, ma l’intero sistema economico del territorio. Attorno a Electrolux ruotano infatti aziende della componentistica, della logistica e dei servizi che potrebbero subire pesanti conseguenze in caso di ridimensionamento della produzione.

Tra gli interventi più significativi quello di Pietro Mancino, rappresentante della Rsu Fiom Cgil e tra le voci più autorevoli del coordinamento di Porcia, che ha invitato a mantenere altissima l’attenzione sulla vertenza, chiedendo un coinvolgimento diretto del Governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo Mancino, i tagli annunciati dall’azienda non rappresentano un problema locale, ma colpiscono uno dei poli manifatturieri più importanti del Paese.

Stefania Zille della Rsu Fim Cisl e Marco Romano della Rsu Uilm hanno invece riportato le preoccupazioni quotidiane dei lavoratori, raccontando il clima di incertezza che si vive all’interno della fabbrica e nelle famiglie coinvolte dai 262 esuberi previsti per il sito friulano.

A coordinare gli interventi e l’azione sindacale sono stati anche i dirigenti territoriali e regionali delle organizzazioni metalmeccaniche, tra cui Simonetta Chiarot per la Fiom e Gianni Piccinin per la Fim, che hanno poi preso parte alla delegazione ricevuta dal prefetto Michele Lastella per fare il punto sulla situazione e preparare i prossimi confronti istituzionali.

Un altro tema ricorrente negli interventi è stato il rapporto tra la multinazionale e il territorio pordenonese. I lavoratori hanno ricordato come negli anni la fabbrica abbia potuto contare su professionalità, competenze e disponibilità da parte dei dipendenti e delle comunità locali. Da qui la richiesta che l’azienda continui a investire sul sito friulano anziché imboccare la strada dei tagli.

A sostegno della mobilitazione sono intervenuti anche il sindaco di Pordenone Alessandro Basso e il sindaco di Porcia Marco Sartini, che hanno espresso vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. Entrambi hanno evidenziato il valore strategico dello stabilimento non solo sotto il profilo occupazionale ma anche per la storia industriale dell’intero Friuli Venezia Giulia.

Hanno sfilato accanto ai lavoratori anche alcuni consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione.

Al termine della manifestazione una delegazione composta da rappresentanti sindacali e istituzionali è stata ricevuta dal prefetto Michele Lastella per fare il punto sulla situazione e preparare i prossimi passaggi in vista dei futuri confronti al Ministero.

La giornata di oggi ha mostrato una volta di più come la vertenza Electrolux sia ormai percepita come una questione che va ben oltre i cancelli della fabbrica. Per lavoratori, amministratori e cittadini, il destino dello stabilimento di Porcia coincide con quello di una parte importante dell’economia manifatturiera locale. Il messaggio lanciato dal corteo è stato perentorio: il tempo guadagnato con la sospensione delle procedure non dovrà servire a rinviare le decisioni, ma a costruire una prospettiva industriale credibile per il sito produttivo e per le migliaia di persone che da esso dipendono direttamente o indirettamente.

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