Medici di famiglia, arrivano 30 nuovi professionisti ma in Fvg restano 404 zone carenti

FVG – Trenta nuovi medici di medicina generale pronti a entrare in servizio in Friuli Venezia Giulia. Un risultato accolto con soddisfazione dall’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che lo considera un tassello importante per rafforzare la medicina territoriale. Tuttavia, alla luce dei numeri complessivi della carenza di medici di famiglia, il traguardo della piena copertura territoriale appare ancora lontano.

I 30 professionisti hanno conseguito il diploma lo scorso mercoledì 17 giugno al termine del corso triennale di formazione specifica in Medicina generale organizzato dall’Azienda Regionale di Coordinamento della Salute – Arcs attraverso il Centro per la formazione in sanità (ex Ceformed). Si tratta di un percorso che prevede 4.800 ore complessive di formazione, di cui 3.200 dedicate all’attività pratica svolta nelle strutture ospedaliere e territoriali della regione e negli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta.

“Questi nuovi professionisti andranno a rafforzare la rete dell’assistenza primaria del Friuli Venezia Giulia”, ha dichiarato Riccardi, sottolineando come la medicina generale rappresenti uno degli elementi centrali della riorganizzazione del sistema sanitario regionale.

L’arrivo dei nuovi medici rappresenta però soltanto una risposta parziale a una carenza che continua a pesare in modo significativo sul territorio. Secondo i dati regionali più recenti, in Friuli Venezia Giulia sono attualmente in servizio circa 693 medici di medicina generale, mentre le zone carenti censite raggiungono quota 404.

La conseguenza è che una parte consistente della popolazione viene assistita attraverso misure straordinarie. Le stime elaborate dalla Fondazione Gimbe e richiamate dalle organizzazioni di categoria indicano che tra 220 mila e 250 mila cittadini non dispongono di un medico di famiglia definitivo. Per garantire la continuità dell’assistenza, oltre la metà dei medici attivi opera in deroga ai massimali ordinari, arrivando a seguire fino a 1.800 assistiti, mentre in diverse aree si ricorre agli Ambulatori territoriali straordinari di assistenza e al temporaneo rientro in servizio di medici pensionati.

A rendere ancora più complesso il quadro è il ricambio generazionale. Le stime della Fondazione Gimbe indicano che entro il 2028 altri 130 medici di famiglia raggiungeranno il limite di età per il pensionamento. Guardando a un orizzonte di cinque anni, il fabbisogno complessivo regionale viene stimato tra 350 e 450 nuovi professionisti, necessari sia per coprire le carenze attuali sia per sostituire le uscite previste.

Se il Centro per la formazione in sanità continuerà a diplomare circa 40 nuovi medici all’anno, nei prossimi cinque anni il sistema potrebbe contare su circa 200 nuovi professionisti. Un numero importante ma potenzialmente insufficiente a colmare il divario esistente, soprattutto se non accompagnato da ulteriori interventi per rendere più attrattiva la professione.

Le difficoltà emergono con particolare evidenza nelle aree montane. In Carnia, ad esempio, la situazione resta critica. Per i 13 incarichi vacanti di medico di medicina generale nel distretto carnico non risultano candidati idonei o assegnatari, secondo quanto emerge dal decreto regionale pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione il 3 giugno scorso.

La questione è stata portata in Consiglio regionale dal consigliere di Open Sinistra FVG Furio Honsell, che ha evidenziato come ai bandi pubblicati in primavera abbiano risposto soltanto 12 candidati e che sarebbero stati assegnati appena due posti. Un risultato che lascia ancora senza soluzione gran parte delle necessità del territorio della Carnia.

La Regione ha già introdotto incentivi per favorire l’insediamento dei medici nelle zone più disagiate, tra cui contributi economici, disponibilità di alloggi, supporto amministrativo e riduzione del numero massimo di assistiti. Resta però aperta la sfida di rendere realmente attrattiva la medicina generale, soprattutto nelle aree periferiche e montane.

Pur rappresentando un elemento positivo, l’ingresso di 30 nuovi medici nel Servizio Sanitario Regionale appare più come un piccolo passo nella giusta direzione che come una soluzione al problema. I numeri indicano infatti che il Friuli Venezia Giulia dovrà continuare a investire sulla formazione e sulle condizioni di lavoro dei medici di famiglia se vuole ridurre una carenza che coinvolge centinaia di migliaia di cittadini e che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Fonti:

  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
  • Ordine dei Medici del FVG.
  • Fondazione Gimbe.
  • Sindacati dei medici (SNAMI).

Immagine generata da AI

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