Rotta balcanica dell’immigrazione: la Polizia arresta tre persone con l’accusa di favoreggiamento

Trieste – La Polizia di Stato ha concluso nella mattina del 3 luglio, con l’esecuzione delle misure cautelari e con le perquisizioni disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Trieste, una complessa operazione che ha visto come teatro Trieste e in particolare l’altipiano carsico, quale crocevia di migrazioni irregolari provenienti dal Pakistan.

L’operazione denominata appunto “Altipiano Carsico”, trae origine dall’operazione “Barcola”, nome derivante dal luogo in cui è avvenuto il rintraccio di 37 migranti irregolari di origine pakistana e indiana, e ha consentito di smantellare un sodalizio criminale transnazionale che favoriva l’immigrazione clandestina di cittadini pakistani verso l’Italia attraverso la cosidetta “Rotta balcanica”.

Gli agenti del Settore di Polizia di Frontiera di Trieste diretto dal dott. Giuseppe Colasanto, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare nel trevigiano per il reato di favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina nei confronti di due persone.

Si tratta di un cittadino pakistano ed un cittadino indiano (H.I. e S.P. – queste le loro iniziali), rispettivamente di 33 e 52 anni, con regolare permesso di soggiorno in Italia, residenti in Veneto, dove svolgono l’attività di venditori ambulanti; nel capoluogo partenopeo, invece, è stato tratto in arresto il cittadino pakistano (A.R.A.M.U. le sue iniziali) di anni 25, con permesso di soggiorno in Italia quale richiedente protezione internazionale.

L’operazione si è svolta in collaborazione con le Squadre Mobili di Napoli, Venezia, Trento, Bergamo, Milano e Treviso, a cui la Polizia giuliana ha espresso un forte ringraziamento per la professionalità e il supporto fornito

L’indagine trae origine da un episodio avvenuto sul lungomare di Barcola (Ts) lo scorso giugno 2018, che aveva portato all’arresto di un passeur pakistano di 37 anni (M.A. – queste le sue iniziali), anche lui con regolare permesso di soggiorno in Italia.

Il passeur pakistano, dopo aver superato il confine italo – sloveno, aveva introdotto in territorio nazionale 36 migranti di nazionalità pakistana, trasportandoli all’interno del vano merci di un furgonato.

Arrivato sulla Strada Costiera, all’altezza dell’Area di Ricerca SISSA, aveva fermato il furgone e fatto scendere i migranti per poi allontanarsi repentinamente; di lì a poco, però, il passeur è stato intercettato dalle pattuglie della Polizia di Stato prontamente intervenute a seguito della segnalazione di alcuni cittadini e arrestato per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina.

Le successive indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore dott. Massimo De Bortoli della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste e sviluppate dal Settore Polizia di Frontiera di Trieste, hanno avuto una svolta decisiva nello scorso mese di maggio, dimostrando il coinvolgimento di cittadini pakistani ed indiani, che facevano parte del medesimo sodalizio criminale.

Dalle indagini è emerso infatti che gli organizzatori avevano commissionato al cittadino pakistano il trasporto irregolare del corposo gruppo di migranti, dietro il compenso di 2000 euro; inoltre è emerso che, il giorno precedente, i due pakistani avevano condotto il loro connazionali “passeur” per un sopralluogo in un bosco a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, al fine di portare dei generi di conforto ai migranti che vi erano nascosti, in attesa di varcare illegalmente la frontiera.

Gli organizzatori, inoltre, avevano all’autista il veicolo da utilizzare per il trasporto ed una scheda telefonica “pulita” di un gestore di telefonia mobile bosniaco, con la quale intrattenere le conversazioni circa l’andamento del viaggio.

Le successive indagini hanno confermato che la banda aveva commissionato numerosi trasporti, effettuati lungo la cosiddetta “Rotta balcanica” tra Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia ed Italia, stimabili in circa un centinaio di cittadini pakistani, clandestinamente introdotti nel nostro Paese attraverso la zona transfrontaliera dell’altopiano carsico; da qui la decisione degli organi inquirenti di richiedere al G.I.P. del Tribunale di Trieste l’emissione di un provvedimento restrittivo nei confronti di quattro cittadini pakistani e due cittadini indiani, ritenuti tra i soggetti principali del sodalizio criminoso, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravata.

A seguito dell’emissione del provvedimento restrittivo, il 3 luglio sono stati arrestati e sono in corso le ricerche in Territorio Nazionale di altri due cittadini pakistani destinatari di misure restrittive, al momento irreperibili. Questa operazione si colloca nell’ambito del rafforzamento dell’attività di prevenzione e repressione della criminalità transfrontaliera nella Provincia di Trieste da parte della Polizia di Frontiera.

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