Schengen, Bruxelles richiama l’Italia ed altri Paesi sui controlli alle frontiere interne
Bruxelles – La Commissione europea interviene sull’uso prolungato dei controlli alle frontiere interne nello spazio Schengen e richiama Italia e altri otto Paesi membri a rispettare il carattere temporaneo di queste misure. Nel gruppo indicato da Bruxelles rientrano Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Svezia e Italia.
Secondo l’esecutivo comunitario, il ricorso a sospensioni del regime di libera circolazione non può diventare una prassi stabile, ma deve restare limitato a situazioni eccezionali e per periodi definiti. La normativa europea consente infatti il ripristino dei controlli solo in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, con durata ordinaria fino a un mese e proroghe possibili entro limiti temporali definiti.
Nel caso italiano, i controlli alla frontiera con la Slovenia sono stati introdotti alla fine del 2023 e successivamente prorogati più volte. Il governo ha motivato il mantenimento della misura con la presenza di rischi legati a possibili infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori lungo la rotta balcanica, oltre a fattori legati alla crisi internazionale e alla gestione della migrazione irregolare.
La Commissione europea osserva tuttavia che situazioni analoghe riguardano diversi Stati membri e che il ricorso reiterato a queste misure rischia di incidere su uno dei principi fondanti dell’Unione europea, la libera circolazione delle persone, in vigore dal 1995. Bruxelles richiama anche una sentenza della Corte di giustizia del 2022, secondo cui i controlli non possono essere prorogati in modo indefinito sulla base della stessa motivazione.
Il quadro normativo Schengen prevede inoltre che il ripristino dei controlli debba essere una misura di ultima istanza, limitata nel tempo e adeguatamente motivata. La Commissione sottolinea che la gestione dei flussi migratori, di per sé, non rientra tra le condizioni ordinarie che giustificano la sospensione del regime di libera circolazione.
Secondo la Commissione, l’evoluzione recente del quadro europeo, con il rafforzamento del Patto su migrazione e asilo e l’introduzione di nuovi sistemi digitali di controllo delle frontiere esterne, dovrebbe contribuire a ridurre progressivamente la necessità di controlli interni nello spazio Schengen.
In caso di mancato adeguamento alle indicazioni europee, la Commissione può avviare una procedura di infrazione nei confronti degli Stati membri interessati.
Sul piano politico, la posizione di Bruxelles ha suscitato la reazione della Lega, che ha rivendicato la competenza degli Stati nella gestione dei confini nazionali e delle relative misure di sicurezza.
Dal canto loro, le Opposizioni contestano la scelta del governo di mantenere i controlli alle frontiere, ritenendola non coerente con il quadro normativo europeo e con lo spirito dell’accordo Schengen. Secondo le forze di minoranza, il ricorso alle verifiche alla frontiera italo-slovena non risponderebbe a una reale necessità di sicurezza, ma a valutazioni di natura politica.
Viene inoltre sottolineato l’impatto organizzativo della misura, con un impiego rilevante di risorse delle forze dell’ordine e possibili effetti sulla gestione ordinaria del territorio e delle procedure legate ai flussi migratori.
“L’invito della Commissione Ue a riaprire le frontiere è positivo e dovrebbe essere almeno preso in considerazione, dopo oltre due anni e mezzo. Chi vive a ridosso dei confini si rende perfettamente conto dell’inutilità di questo ‘blocco’ e di come sottragga il carente personale di Polizia a compiti ben più importanti e urgenti. Lo sanno anche le Regioni a guida leghista come il Fvg, che subisce le conseguenze. Il Governo Meloni ha spinto per il Patto UE su migrazione e asilo e ora che l’ha avuto l’immediata reazione negativa della Lega conferma che le ‘frontiere chiuse’ non c’entrano nulla con la sicurezza ma sono frutto di ideologia e propaganda”. Lo dichiara la segretaria regionale del Pd Fvg Caterina Conti.
“La sicurezza dei cittadini rappresenta una priorità assoluta e non può essere ridotta a slogan oppure a operazioni mediatiche. Al contrario, il ricorso a misure emergenziali permanenti rischia soltanto di alimentare paure e tensioni, senza offrire invece le auspicabili soluzioni concrete”.
Lo evidenziano in una nota stampa condivisa la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) e il collega capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, aggiungendo che “la sospensione, di fatto, di alcuni principi fondamentali dell’area Schengen viene giustificata dall’Esecutivo con esigenze di contrasto all’immigrazione irregolare e alla minaccia terroristica. Tuttavia, numerosi osservatori e le istituzioni europee hanno evidenziato come tali controlli producano risultati modesti rispetto agli obiettivi dichiarati, sottraendo risorse e personale delle forze dell’ordine al presidio ordinario del territorio”.
“A pagare il prezzo più alto – rimarcano gli esponenti pentastellati – sono così i cittadini e le comunità di confine. In particolare, tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, sono migliaia i lavoratori transfrontalieri costretti quotidianamente a subire rallentamenti, code e disagi negli spostamenti per raggiungere il proprio posto di lavoro, con ovvie ripercussioni sulla qualità della vita e sull’economia locale”.

