Un omaggio a Gaber tra musica teatro con “Far finta di essere sani” al Teatro Orazio Bobbio di Trieste

Trieste – Dalla comparsa in scena di “Far finta di essere sani” sono passati quasi 50 anni, tanti. Eppure lo spettacolo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini non ha perso un grammo della sua attualità e del suo spirito caustico: lo riscopriremo insieme nell’omaggio portato sul palco del Teatro La Contrada dalla cantautrice e musicista Andrea Mirò, l’attore Enrico Ballardini e i “Musica da Ripostiglio”, con la regia di Emilio Russo, venerdì 20 gennaio alle ore 20.30 al Teatro Orazio Bobbio di Trieste, in data unica, come evento speciale della Stagione 2022/2023 del Teatro La Contrada.

«Abbiamo scelto di riportare in scena “Far finta di essere sani” prima della pandemia, e mai spettacolo ha avuto un titolo più in tema con quello che stavamo vivendo», dice Andrea Mirò. «È uno degli spettacoli più famosi, più forti e più conosciuti di Gaber dal punto di vista dei contenuti e delle canzoni».

“Far finta di essere sani” ha esordito nell’ottobre del 1973, a Genova, poi le sue canzoni canzoni, da “Lo shampoo” a “La comune”, da “Chiedo scusa se parlo di Maria” a “La libertà”, sono state pubblicate in forma di doppio disco. Stupisce e rincuora il fatto che Gaber sia riuscito ad anticipare i tempi, a scrivere la storia prima ancora che questa fosse presente: del resto lui era capace di raccontare la realtà come pochi al mondo ma, allo stesso tempo, di andare oltre. In “Far finta di essere sani” tutto questo è ancora più evidente. Lo spettacolo però, in questa messa in scena, prende nuova forma e un nuovo registro.

«Ci premeva non farne una copia: per l’ironia, la tragedia, i rimandi, apparteneva totalmente a Gaber», dice Andrea Mirò.  «Abbiamo pensato più alla celebrazione di un classico che puoi rimaneggiare, anche ribaltare, perché ormai appartiene alla storia. Abbiamo preso i monologhi più lunghi e li abbiamo trasformati in dialoghi tra me e Ballardini. I “Musica da ripostiglio”, quattro fantastici musicisti, insieme a noi hanno attualizzato e riarrangiato musicalmente i brani. Per chi ha visto quello spettacolo allora, o chi lo sente attraverso il disco, sarà come se fosse la stessa casa alla quale abbiamo cambiato un po’ l’arredamento».

L’ironia si fa più dominante e a volte anche un po’ più aggressiva. Il tema che già trapelava negli spettacoli precedenti è quasi esclusivamente quello dell’“interezza”, conclude il regista: «Pare che l’uomo attraversi una fase un po’ schizoide dove a volte il proprio corpo è assai distante da certi slanci ideali. L’analisi, anche se alleggerita dall’ironia, può sembrare pessimistica ma suggerisce la possibilità di abbracciare le più grosse realtà sociali partendo da se stessi». Suona attualissimo, anche a 50 anni di distanza.

 

Credit: ph gianfranco ferraro

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