Due “giovanissimi anziani” in visita a Trieste

Trieste – Pur se ci troviamo dentro una società molto invecchiata, si parla poco di come vivere questa stagione della vita. Nell’epoca in cui si vive mediamente di più, alla fine prevale invece un certo giovanilismo, che colpisce i non più giovani, preoccupati del passare degli anni e impauriti di non stare, come i giovani, nelle varie vetrine inventate e nella gara degli spettacoli e delle esibizioni. Correndo dietro a certi miti grossolani, si perde così il filo conduttore specifico dell’età in cui ci si trova.

In queste settimane sono venute a Trieste due personalità pubbliche di pregio sociale, ormai da annoverare nella schiera degli anziani, ma che tali non appaiono. Sono state, da giovani, da adulte e ora da anziane, testimoni di un modo di navigare nella vita animato da un fuoco di idealità che illumina e trascina verso il cuore di ogni età, ovvero quella fede evangelica applicata a grandi progetti in cui tutte le generazioni possono ritrovarsi unite e ricomposte.

Mi riferisco alla vita spesa con generosità nelle relazioni umane non inquinate, nell’ambito della giustizia offesa dalla malavita, in quello delle povertà e delle solitudini, in quello dell’educazione dei giovani alla pace, come ha fatto per tutta la vita don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha trascorso due giorni a Trieste, circondato da amici e da giovani felici di stare con lui. Mi riferisco anche a chi si è lasciata assorbire dall’impegno politico, sempre gravido di sofferenze e contrasti, specie se rivolto al mondo della sanità, carico di dolore e di attese, come ha fatto l’onorevole Rosy Bindi, formatasi nell’Azione Cattolica a un servizio efficace e fraterno alla società, divenuta ministro della Sanità e promotrice di una seria riforma nel merito, anch’ella ospite della comunità triestina.

Luigi Ciotti viaggia con i suoi 81 anni, vissuti ancora a cento all’ora; Rosy Bindi è arrivata a 75 anni e quindi si tratta di due anziani. Ma, conoscendoli e vedendoli, nessuno se ne accorgerebbe, accompagnati come sono da una scia di relazioni, di scelte, di eventi, che ne fanno un esempio di vitalità interiore, dove primeggia una dose di amore e di passione stabili verso i loro campi d’azione umani e con i riflettori del cuore puntati sui sofferenti, sulle vittime dell’ingiustizia, sulla comunità presa nel suo insieme e non spezzettata in separatezze e rivalità.

Riascoltandoli nel loro soggiorno triestino, sono apparsi «giovanissimi», e non tanto per le loro doti, che pure li accompagnano, ma per quella luce sempre accesa che illumina lo sguardo e impedisce l’invecchiamento, e per la presenza di una «giovinezza» slegata da prestazioni fisiche e da avidità esibizionistica.

Certo, ci si dovrebbe preparare a tale invecchiamento virtuoso, possibile per qualsiasi persona, pur all’interno delle sue caratteristiche caratteriali e dei suoi limiti fisici. Sarebbe davvero un dono prezioso per se stessi e per chiunque li vedesse, seppure più giovani. Sarebbe un’istantanea colorata anche per le altre generazioni.

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