Italia, Slovenia e Croazia rafforzano la cooperazione per il controllo delle frontiere, vertice a Pordenone
Pordenone – Sicurezza dei confini, gestione dei flussi migratori e contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti. Sono stati questi i temi al centro del trilaterale fra i ministri dell’Interno di Italia, Slovenia e Croazia, riuniti martedì 22 settembre a Villa Cattaneo, a Pordenone. Al confronto hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme agli omologhi sloveno Franci Matoz e croato Davor Božinović, ha confermato la volontà dei tre Paesi di proseguire la collaborazione sul piano della sicurezza, con particolare attenzione ai pattugliamenti congiunti e allo scambio operativo di informazioni. L’obiettivo indicato al termine del vertice è rafforzare la capacità di intervento comune e contrastare le reti criminali coinvolte nei traffici di migranti.
Il rafforzamento della cooperazione non porta al momento alla modifica dei controlli al confine italo-sloveno. I controlli italiani alla frontiera con la Slovenia sono attualmente prorogati fino al 18 dicembre 2026. Al vertice di Pordenone non è stata annunciata la loro cessazione. Il tema del ritorno alla piena operatività di Schengen resta quindi aperto.
Il confronto si è svolto peraltro mentre i dati disponibili indicano una diminuzione degli ingressi irregolari lungo la rotta balcanica. Nei primi otto mesi del 2026, ha riferito Piantedosi, gli ingressi nell’Unione europea attraverso questa direttrice sono diminuiti del 28 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 42 per cento rispetto al 2024. Una tendenza analoga, secondo il ministro, emerge anche dai dati relativi al confine fra Italia e Slovenia.
Le reazioni della politica locale
“Le questioni affrontate oggi al Trilaterale di Pordenone, in particolare quelle legate alla sicurezza e alla gestione dei flussi migratori, sono di forte impatto per il Friuli Venezia Giulia, che è particolarmente interessato dai flussi lungo la rotta balcanica e, in particolare, da quelli che coinvolgono Italia, Slovenia e Croazia – ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti, a margine dell’incontro. – Il confronto costante tra i tre Paesi e la collaborazione sinergica sono fondamentali per individuare tutte le misure necessarie a ridurre ulteriormente numeri di ingressi irregolari che, nonostante gli importanti risultati raggiunti negli ultimi tre anni in termini di controlli e arresti, restano ancora troppo elevati”.
Sul tema è intervenuto anche il senatore Marco Dreosto (Lega), secondo il quale il vertice conferma “la volontà di proseguire e rafforzare i pattugliamenti congiunti e lo scambio operativo di informazioni”. Dreosto ha inoltre sottolineato l’importanza della cooperazione fra le forze di polizia dei tre Paesi per contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti.
Per l’opposizione, così la senatrice Tatjana Rojc (Pd): “Ancora chiacchiere sulla riapertura delle frontiere, l’unica certezza è che fino a dicembre tutto resta com’è e dopo peserà la campagna elettorale. Come prevedibile, viene smentito il vicepremier Tajani con le sue ‘misure alternative’. Invece, tre anni di chiusura a uso di propaganda sarebbero ‘equilibrio’ per il ministro dell’Interno, che oggi scopre l’acqua calda e ci dice che bisogna rafforzare le frontiere esterne dell’Ue. Questo Governo si è cacciato in un imbuto ideologico e finché non lo cambiamo avremo la polizia al confine con la Slovenia, invece che in mezzo alle città”.

