In corso le indagini sulla morte dei due giovani in Porto Vecchio a Trieste
Trieste – Proseguono le indagini sulla morte dei due giovani nell’incendio divampato nella tarda serata di domenica 1 novembre all’interno del Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Le vittime sono Marilisa Covasso, 21 anni, residente a Tomba di Buja, in provincia di Udine, e un ragazzo marocchino poco più che ventenne, destinatario di un decreto di espulsione. I loro corpi sono stati trovati al piano superiore dell’edificio, dove i due sarebbero rimasti intrappolati durante il propagarsi delle fiamme. I due giovani sarebbero morti per le esalazioni del fumo.
L’allarme ai Vigili del fuoco era scattato intorno alle 23. Il rogo si era sviluppato al piano terra di uno degli edifici dismessi dell’antico scalo portuale, utilizzati come riparo di fortuna da persone senza un alloggio. Le fiamme avevano raggiunto un soppalco in legno, che è crollato durante l’incendio. Le squadre di soccorso hanno lavorato per diverse ore, concludendo le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza nella mattinata di lunedì. I controlli successivi non hanno individuato altre vittime o feriti.
Le possibili cause dell’incendio sarebbero la possibile presenza di un fornello o di una stufetta a fiamma libera, utilizzati per cucinare o riscaldarsi durante una notte caratterizzata dal freddo e dalla bora. La ricostruzione successiva, riferita dal TGR Rai il 3 novembre, ipotizza che il fuoco potrebbe essere stato acceso da quattro uomini di origine nordafricana al piano terra. Le fiamme avrebbero raggiunto alcuni rifiuti presenti nei locali, favorendo la propagazione dell’incendio. I quattro sono riusciti a mettersi in salvo e sono stati ascoltati dagli investigatori. Non è ancora stato chiarito se il fuoco servisse a preparare del cibo oppure a riscaldare l’ambiente.
La Procura di Trieste ha aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica dell’accaduto e verificare eventuali responsabilità. Il pubblico ministero Alessandro Perogio ha disposto l’autopsia sulle salme. Tra le ipotesi di reato al vaglio della magistratura, secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto il 4 novembre, ci sono l’incendio colposo e l’omicidio colposo. Si tratta di ipotesi investigative, mentre gli accertamenti dovranno chiarire l’origine del rogo e le circostanze che hanno impedito alle vittime di mettersi in salvo.
Quello che è certo sono le condizioni di degrado degli edifici abbandonati del Porto Vecchio, dove da tempo trovano riparo persone provenienti soprattutto dalla rotta balcanica. Il Magazzino 18, come altre strutture dell’area, era già interdetto al pubblico. Il divieto di accesso, tuttavia, non aveva impedito la presenza di persone all’interno degli spazi dismessi. L’ultimo sgombero dell’area risaliva allo scorso settembre.
Il prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi ha convocato un incontro con le forze dell’ordine e i Vigili del fuoco per esaminare le misure di sicurezza e il controllo dell’area. Sono state disposte ulteriori misure di vigilanza, con la chiusura dei varchi di accesso agli hangar e il potenziamento dei pattugliamenti.
Per esprimere il cordoglio per la tragedia, lo scorso 2 novembre si è svolta una manifestazione in piazza Libertà.

