Statuto speciale Fvg, il Governo avvia la revisione. Chieste più competenze per la Regione sui beni culturali
Roma – L’approvazione preliminare da parte del Consiglio dei ministri del disegno di legge costituzionale per la revisione dello Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia apre una nuova fase nel percorso di rafforzamento dell’autonomia regionale. Il provvedimento, esaminato dal Governo il 13 ottobre, punta ad ampliare le competenze attribuite alla Regione in diversi ambiti amministrativi, con particolare attenzione alla tutela dei beni culturali di interesse regionale e locale.
La revisione interviene sullo Statuto speciale del 1963, che definisce le attribuzioni e gli spazi di autonomia riconosciuti al Friuli Venezia Giulia nell’ambito dell’ordinamento costituzionale italiano. L’obiettivo è ampliare il margine di intervento della Regione in alcune materie, rendendo più diretto il rapporto fra le istituzioni regionali e le esigenze dei territori.
Tra gli ambiti interessati dal provvedimento ci sono la tutela e la conservazione dei beni storici, artistici e popolari di interesse regionale e locale, il governo del territorio, alcuni aspetti della gestione ambientale e della fauna selvatica, i contratti pubblici e la contrattazione collettiva del personale della Regione e degli enti locali.
Il capitolo dei beni culturali è uno dei più rilevanti. La riforma mira ad attribuire alla Regione maggiori responsabilità per i beni che non siano di preminente interesse nazionale, con l’obiettivo di semplificare alcuni procedimenti amministrativi e migliorare il coordinamento fra tutela del patrimonio e pianificazione territoriale.
Attualmente, la tutela dei beni culturali è disciplinata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e coinvolge, per numerose funzioni, il Ministero della Cultura e i suoi uffici periferici, comprese le Soprintendenze. L’eventuale ampliamento delle competenze regionali dovrà quindi essere accompagnato da una definizione precisa delle attribuzioni e delle modalità di collaborazione fra amministrazioni. Non è ancora possibile affermare che le funzioni delle Soprintendenze saranno trasferite integralmente alla Regione: la portata effettiva del cambiamento dipenderà dal testo definitivo e dalle successive disposizioni attuative.
Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ha dichiarato che una delle finalità dell’intervento è la semplificazione amministrativa ed ha richiamato la necessità di «snellire la burocrazia per tutti quei beni non di interesse nazionale». Il nuovo assetto, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe consentire una gestione più vicina alle specificità territoriali, senza eliminare la distinzione fra le competenze statali e quelle regionali.
L’approvazione preliminare del Consiglio dei ministri non comporta tuttavia l’entrata in vigore della riforma. Il disegno di legge costituzionale dovrà completare il percorso istituzionale previsto per le modifiche della Costituzione, con le successive deliberazioni delle Camere.
Critiche alla revisione dello Statuto arrivano da Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, che esprime preoccupazione per il trasferimento alla Regione di una parte delle competenze della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. Secondo Honsell, la regionalizzazione di un organo ministeriale che svolge anche funzioni di controllo nella tutela dei beni culturali rischia di indebolirne l’indipendenza nelle decisioni sul paesaggio e sul patrimonio storico-artistico.
«Se davvero questo iter dovesse andare in porto renderebbe meno robusto il sistema di fronte ad opportunismi ed interessi politici locali», afferma il consigliere, secondo il quale «qualsiasi forma di regionalizzazione di enti di controllo è un loro indebolimento».
Honsell richiama la portata del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, che considera di «valore universale», e avverte che l’autonomia, in determinati contesti, può ridurre le garanzie. La sua obiezione investe dunque il rapporto tra autonomia decisionale e indipendenza dei controlli: il rischio prospettato è che l’attribuzione di maggiori poteri alla Regione possa rendere più difficile mantenere una distinzione effettiva tra le scelte politiche sul territorio e le valutazioni poste a tutela dei beni culturali.

