È morto a 94 anni Italo Zannier, il fotografo spilimberghese che documentò le trasformazioni della società friulana
FVG – Italo Zannier, fotografo, storico della fotografia e docente universitario originario di Spilimbergo, è morto martedì 27 ottobre all’età di 94 anni. Risiedeva da tempo a Venezia. Considerato uno dei pionieri degli studi sulla fotografia in Italia, ha contribuito al riconoscimento di questa disciplina come campo di ricerca e insegnamento universitario, affiancando all’attività accademica una lunga produzione fotografica e un lavoro di ricerca e divulgazione che ha avuto risonanza nazionale e internazionale. La sua opera ha mantenuto un legame profondo con il Friuli, documentandone paesaggi, comunità e trasformazioni sociali.
Nato a Spilimbergo nel 1932, Zannier si avvicinò alla fotografia nei primi anni Cinquanta, dopo aver frequentato le scuole superiori fra Udine e Venezia e intrapreso gli studi di architettura. Nel 1955 fu tra i fondatori del Gruppo friulano per una nuova fotografia, esperienza che contribuì al rinnovamento della cultura fotografica regionale. Il gruppo guardava alla fotografia non soltanto come tecnica o espressione artistica, ma anche come strumento per indagare la realtà, la vita quotidiana e i cambiamenti del territorio.
Dagli anni Sessanta Zannier affiancò alla pratica fotografica lo studio della storia e della tecnica fotografica. Il suo percorso accademico lo portò a insegnare allo Iuav di Venezia, all’Università Ca’ Foscari e al Dams di Bologna, oltre che in altri atenei italiani. Fu il primo docente in Italia a ottenere una cattedra di Storia della fotografia, contribuendo a dare riconoscimento universitario a una disciplina che fino ad allora aveva avuto uno spazio limitato nei percorsi accademici. Nel 2004 l’Università di Udine gli conferì la laurea honoris causa in Lettere e filosofia per il contributo dato alla storia della fotografia e alla diffusione della sua cultura.
Un altro passaggio importante della sua attività fu la fondazione, nel 1994, del Centro di ricerca e archiviazione della fotografia (CRAF), nato nella sede di Lestans, nel territorio comunale di Sequals, e legato alla realtà culturale di Spilimbergo. Il centro è dedicato alla ricerca, alla conservazione e alla conoscenza del patrimonio fotografico. Zannier ne presiedette il comitato scientifico, così come fece per il Museo di storia della fotografia Alinari di Firenze.
Accanto all’insegnamento e alla ricerca, svolse un’intensa attività curatoriale. Seguì mostre in Italia e all’estero e curò la sezione dedicata alla fotografia in diverse edizioni della Biennale d’arte di Venezia. Fra gli appuntamenti internazionali ai quali lavorò ci furono la mostra sul paesaggio mediterraneo organizzata a Siviglia per l’Expo del 1992 e la grande esposizione dedicata all’arte italiana Italian Metamorphosis, allestita al Guggenheim Museum di New York nel 1994. Fu inoltre autore di numerosi saggi, cataloghi e fotolibri dedicati alla storia, alla tecnica e ai linguaggi della fotografia.
Il legame con il territorio friulano è stato uno degli elementi distintivi del suo lavoro. Le sue fotografie hanno documentato ambienti, paesi, persone e attività quotidiane, restituendo immagini di un Friuli attraversato da trasformazioni economiche e sociali. Uno sguardo che oggi assume anche il valore di una testimonianza storica, utile a leggere i cambiamenti delle comunità e del paesaggio.
Il suo lavoro è stato raccontato di recente anche a Pordenone con la mostra Io sono io. Fotografo nella storia e storico della fotografia, ospitata alla Galleria Harry Bertoia dal dicembre 2024 al maggio 2025. L’esposizione ha ripercorso i diversi aspetti della sua attività, dalla produzione fotografica alla ricerca, dall’insegnamento alla curatela, nell’ambito del progetto culturale Sul guardare, legato alla candidatura della città a Capitale italiana della cultura 2027.
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia lo aveva accolto nelle scorse settimane per la presentazione della mostra Sguardi sul mondo, ancora allestita nella sede dell’Assemblea. Nel messaggio di cordoglio diffuso martedì, la consigliera regionale Serena Pellegrino ha ricordato il suo contributo alla cultura fotografica nazionale e internazionale, sottolineando il valore delle immagini dedicate «alla quotidianità delle persone, sul lavoro, sui paesi e sul paesaggio». Un patrimonio che, ha aggiunto, racconta la storia e le trasformazioni delle comunità friulane.
Il ricordo e il cordoglio della Regione
“Italo Zannier ha trascorso la vita a trattenere la luce, e ora che la sua luce si è spenta beneficeremo di quella che lui ha catturato. Il Friuli perde un maestro, e con lui un modo di stare al mondo: con pazienza, con rigore, con amore per ciò che il tempo consuma e l’immagine custodisce”.Così oggi il vicegovernatore della Regione e assessore alla Cultura, Mario Anzil, nell’esprimere il cordoglio della Giunta.
Come ha ricordato Anzil, Zannier è stato il primo in Italia a salire su una cattedra universitaria di storia della fotografia, quando ancora pochi osavano chiamarla storia.
“Ha dato dignità di pensiero – ha aggiunto l’assessore – a ciò che veniva considerato un semplice mestiere dello sguardo, e con le decine di libri che ha scritto ha fatto ragionare un intero Paese su cosa significhi fotografare e su cosa resti, di noi, in una fotografia”.
Secondo il vicegovernatore, il gesto più generoso di Italo Zannier resta la fondazione del Craf, il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Spilimbergo, un luogo dove le immagini non vengono solo conservate, ma continuano a vivere. In una piccola città del Friuli ha costruito una casa per la memoria visiva di un intero territorio, e le ha dato la forza di parlare al mondo.
“Ha anche fatto conoscere il Friuli, e prima ancora lo ha fatto riconoscere ai friulani. Penso – ha sottolineato Anzil – a ‘Una casa è una casa’, il libro con Elio Bartolini, di recente tornato in libreria grazie al contributo del Consiglio regionale, dove i muri, le soglie e i volti raccontano un mondo contadino senza nostalgia di maniera. Penso, inoltre, a ‘Il Cellina’, scritto con Carlo Sgorlon, in cui il fiume e la parola si specchiano l’uno nell’altra. In queste pagine la fotografia incontrava la grande letteratura friulana, e il Friuli diventava un paesaggio dell’anima, oltre che un luogo”.
“Era un uomo di questa terra, ma il suo sguardo non è mai stato provinciale. A nome dell’Amministrazione regionale esprimo alla famiglia, agli allievi, agli amici e alla comunità di Spilimbergo il nostro cordoglio più sincero. Il modo migliore per ricordarlo – ha concluso il vicegovernatore – sarà continuare a guardare con la sua attenzione e a prenderci cura di ciò che ci ha insegnato a vedere”.
(Foto tratta dal profilo Facebook del Comune di Pordenone)

