Protezione civile, via libera definitivo alla riforma: nuove tutele per volontari e personale, opposizioni critiche sulle risorse
FVG – Nuove regole sulla responsabilità penale di chi interviene nelle emergenze, una disciplina contrattuale specifica per il personale della Protezione civile e maggiori tutele per volontari, operatori e amministratori. Sono i principali contenuti del disegno di legge in materia di Protezione civile che è stato approvato in via definitiva dalla Camera dei deputati il 21 ottobre scorso, con 131 voti favorevoli, nessun contrario e 95 astensioni. Il provvedimento dovrà ora essere promulgato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Entrerà in vigore, salvo diverse disposizioni, il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione
La nuova normativa, presentata dal governo e già approvata dal Senato il 4 agosto scorso, interviene su aspetti che riguardano direttamente anche la nostra regione, dove il sistema di Protezione civile ha una lunga tradizione e una presenza capillare sul territorio.
La riforma è stata salutata con molto favore dalla consigliera regionale di Fratelli d’Italia Orsola Costanza, che in una nota diffusa nei giorni scorsi ha richiamato il valore del lavoro svolto da volontari e amministratori locali. «Il via libera finale del Parlamento al disegno di legge in materia di Protezione civile segna un passaggio di fondamentale importanza e rende merito a chi si spende quotidianamente al servizio delle nostre comunità», scrive Costanza, commentando le nuove disposizioni.
Secondo Costanza, il provvedimento dimostra come Fratelli d’Italia, a livello nazionale e locale, continui a sostenere «i cittadini e le amministrazioni e, come in questo caso, il mondo della Protezione civile con strumenti e azioni tangibili».
Il passaggio conclusivo della nota richiama le difficoltà di chi deve decidere e intervenire durante un’emergenza. «Volontari e sindaci rappresentano una risorsa fondamentale delle nostre comunità ed è doveroso garantire loro la serenità e la protezione necessaria per svolgere il proprio operato senza il timore di ripercussioni sproporzionate nell’affrontare le emergenze», conclude la consigliera.
Il punto più discusso della riforma riguarda proprio il regime di responsabilità penale per i reati colposi commessi nello svolgimento delle attività di Protezione civile. L’articolo 6 introduce nel Codice della Protezione civile una nuova disciplina che esclude la punibilità quando siano state rispettate le raccomandazioni contenute nelle linee guida o, in loro assenza, le buone pratiche, purché risultino adeguate alle caratteristiche del caso concreto.
La norma distingue poi fra volontari, autorità e operatori della Protezione civile. Per i volontari, la responsabilità penale per i reati colposi viene limitata ai casi di colpa grave nell’ambito delle attività di Protezione civile. Per le autorità e gli operatori, la stessa limitazione riguarda i fatti verificatisi in seguito a misure e interventi urgenti nella gestione dell’emergenza. Il testo prevede inoltre che, nell’accertamento della colpa e del suo grado, siano valutati elementi come le condizioni in cui si è agito e le caratteristiche dell’intervento.
La disciplina dovrà essere accompagnata da linee guida nazionali, da adottare entro dodici mesi attraverso una direttiva del governo. Le indicazioni dovranno comprendere anche standard minimi di formazione e addestramento. Si tratta di un passaggio rilevante perché dalle linee guida dipenderà, almeno in parte, la valutazione delle condotte degli operatori chiamati a intervenire in situazioni nelle quali le decisioni devono essere prese in tempi brevi, con informazioni non sempre complete e risorse limitate.
La questione è molto sentita in Friuli Venezia Giulia in particolare per il tragico episodio avvenuto a Preone, in Carnia, dove un volontario era deceduto durante un intervento successivo a un episodio di maltempo. La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco e il coordinatore comunale della Protezione civile ha alimentato il dibattito sulla necessità di distinguere le responsabilità di chi opera in condizioni ordinarie da quelle di chi deve prendere decisioni urgenti durante un’emergenza. Nel dibattito parlamentare, il deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Loperfido ha richiamato proprio il caso friulano per sostenere l’intervento legislativo.
La riforma, tuttavia, non si esaurisce nella regolamentazione della responsabilità penale. Una parte consistente riguarda il personale delle strutture regionali e degli enti locali, sia dirigenziale che non dirigenziale. Nell’ambito della contrattazione collettiva del comparto Funzioni locali saranno istituite sezioni contrattuali specifiche, per tenere conto delle peculiarità delle mansioni e delle responsabilità di chi lavora nella Protezione civile. Con l’obiettivo di riconoscere la specificità di attività che richiedono disponibilità, preparazione e capacità di operare anche in condizioni straordinarie e/o emergenziali.
Il testo interviene inoltre sulla formazione e sulle tutele assicurative e legali. Il principio è che la protezione di chi interviene nelle emergenze debba accompagnarsi a preparazione, regole operative e strumenti di prevenzione. La formazione e l’addestramento assumono così un ruolo importante anche nella valutazione delle responsabilità: il rispetto delle indicazioni previste dalla normativa potrà essere determinante per stabilire se una condotta sia punibile.
Proprio sulla disponibilità delle risorse si è concentrata una parte rilevante delle obiezioni delle opposizioni, che nella votazione finale hanno scelto l’astensione. Il Partito democratico ha contestato l’approvazione di una riforma impegnativa senza stanziamenti aggiuntivi sufficienti. Nel corso dell’esame in Aula, Arturo Scotto ha sostenuto che non fosse possibile procedere «a costo zero» e ha chiesto di introdurre risorse per sostenere il funzionamento del sistema. Fra le proposte respinte figurava anche un fondo per la sicurezza sul lavoro dei volontari, con uno stanziamento richiesto di quattro milioni di euro nel 2026 e otto milioni nel 2027.
Il Movimento 5 Stelle ha insistito sulla necessità di finanziare gli organici della Protezione civile e di investire nella prevenzione, nella formazione e nel contrasto al rischio idrogeologico. Nel suo intervento, Davide Aiello ha richiamato anche la situazione di Niscemi e i rischi legati al dissesto, sostenendo che una legge dedicata alla Protezione civile avrebbe dovuto prevedere risorse specifiche per la prevenzione.
Altri interventi delle opposizioni hanno sollevato dubbi sulla formulazione della disciplina penale e sull’opportunità di estendere la limitazione della responsabilità per colpa grave anche alle attività di previsione e prevenzione, non soltanto alla gestione urgente delle emergenze.
La maggioranza ha respinto l’accusa secondo cui il provvedimento sia privo di coperture. Nel dibattito, i rappresentanti della coalizione al governo hanno richiamato il Fondo regionale di Protezione civile, rifinanziato con 40 milioni di euro per il 2026 e 60 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028, oltre ai fondi già disponibili per la formazione dei volontari. Hanno inoltre sostenuto che la riforma non introduca un’immunità generalizzata: la responsabilità per colpa grave resta prevista, mentre le linee guida dovrebbero precisare le condotte da seguire.
L’astensione finale non equivale quindi a un voto contrario all’intero provvedimento. I gruppi di opposizione hanno riconosciuto la necessità di tutelare chi opera nelle emergenze, ma hanno contestato alcuni aspetti del testo e chiesto modifiche che non sono state accolte. Il risultato della votazione è stato di 131 favorevoli, nessun contrario e 95 astenuti.
Dopo l’approvazione parlamentare, occorre ora seguire il percorso di pubblicazione del provvedimento e, successivamente, l’attuazione delle disposizioni, a partire dalle linee guida nazionali e dalle regole contrattuali.

