Economia FVG, il Pil cresce dello 0,9% mentre famiglie e imprese restano prudenti

Trieste – L’economia del Friuli Venezia Giulia continua a crescere, ma il quadro presenta andamenti diversi a seconda dei settori. Nel primo semestre del 2026 il Prodotto interno lordo regionale è aumentato dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in linea con la media italiana. A sostenere l’attività economica sono soprattutto le costruzioni, il turismo e alcuni comparti industriali. Restano invece difficoltà sul fronte delle esportazioni, mentre le imprese mantengono un atteggiamento prudente sugli investimenti e le famiglie risentono dell’aumento dei prezzi.

È quanto emerge dall’aggiornamento congiunturale sull’economia del Friuli Venezia Giulia pubblicato il 5 novembre dalla Banca d’Italia. Il rapporto, elaborato dalla sede di Trieste sulla base delle informazioni disponibili al 22 ottobre, analizza l’andamento dei principali comparti produttivi, del mercato del lavoro, dei redditi familiari e del credito.

Nel manifatturiero il valore aggiunto è aumentato dello 0,8% nel primo semestre. La crescita ha interessato soprattutto la cantieristica navale, la metallurgia, le apparecchiature elettroniche e l’industria alimentare. Hanno invece registrato una contrazione il settore dell’arredo, gli apparecchi elettrici e la produzione di macchinari.

Più critica la situazione degli scambi internazionali. Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni regionali, misurate a prezzi correnti, sono diminuite del 9,6%. Il dato risente soprattutto della flessione delle consegne della cantieristica navale, caratterizzata da commesse di elevato valore economico e da cicli produttivi pluriennali. Se si esclude questo comparto, le vendite all’estero sono aumentate del 2,2%. Tuttavia, considerando i volumi e non il valore monetario delle merci, la crescita si riduce allo 0,2%.

Le difficoltà riguardano in particolare alcuni comparti manifatturieri, come i macchinari, gli apparecchi elettrici e il mobile. Sul mercato statunitense, inoltre, le vendite di macchinari e prodotti per l’arredo hanno risentito dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro.

Anche le prospettive degli investimenti sono improntate alla cautela. Le imprese hanno rispettato i programmi formulati alla fine del 2025, che prevedevano una sostanziale stabilità della spesa per nuovi impianti e attrezzature. Le aziende di maggiori dimensioni hanno aumentato gli investimenti soprattutto per il risparmio energetico e l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale. Le realtà più piccole hanno invece mantenuto una maggiore prudenza. Per il 2027 le intenzioni di spesa restano condizionate dall’incertezza internazionale e dal possibile aumento dei costi energetici, anche in relazione al conflitto in Medio Oriente.

Un quadro più favorevole riguarda le costruzioni, che continuano a beneficiare degli investimenti pubblici. Nei primi sei mesi del 2026 la spesa per opere immobiliari delle amministrazioni locali è aumentata di circa il 13%, fino a 387 milioni di euro. I Comuni hanno sostenuto circa il 70% di questi investimenti, anche grazie agli interventi del PNRR. A giugno i pagamenti del Piano destinati a progetti regionali avevano raggiunto 1,989 miliardi di euro, pari al 70% delle risorse assegnate al Friuli Venezia Giulia, contro una media nazionale del 62%.

Nel comparto residenziale, tuttavia, l’attività ha perso slancio dopo la riduzione degli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione. Anche il mercato immobiliare mostra segnali di rallentamento: nei territori delle province di Udine e Pordenone interessati dalla rilevazione, la crescita delle compravendite di abitazioni si è fermata allo 0,6% nel primo semestre, rispetto al 7,7% del 2025. I prezzi delle abitazioni, invece, sono aumentati del 6,6% a livello regionale.

Il terziario cresce a ritmi contenuti, con risultati migliori per i servizi legati all’accoglienza turistica. Nei primi nove mesi del 2026 le presenze sono aumentate dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato nasconde però una differenza significativa: le presenze straniere sono salite del 4,6%, mentre quelle italiane sono diminuite del 4,4%, soprattutto durante i mesi estivi.

Per i porti di Trieste e Monfalcone la movimentazione complessiva delle merci è aumentata dell’1,8% nei primi nove mesi dell’anno. Sono cresciuti il traffico di rinfuse liquide, in particolare petrolio destinato ai Paesi dell’Europa centro-orientale, i container (+2,7%) e i collegamenti Ro-Ro (+3,4%). È invece diminuito di oltre un quinto il traffico di rinfuse solide a Monfalcone. Anche i treni merci movimentati sono calati del 13%, per effetto dei lavori di manutenzione ferroviaria e della riduzione delle rinfuse solide. L’aeroporto di Trieste ha registrato un aumento dei passeggeri del 6,2% nei primi otto mesi del 2026.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro il rapporto evidenzia un andamento positivo. Gli occupati sono aumentati del 2,8% nel primo semestre, contro una crescita dello 0,6% a livello nazionale. Il tasso di occupazione nella fascia tra 15 e 64 anni ha raggiunto il 70,7%, mentre quello di disoccupazione è sceso al 4,2%, rispetto al 5,6% italiano. La riduzione della disoccupazione ha riguardato soprattutto gli uomini, mentre il dato femminile ha registrato un lieve aumento.

Non mancano tuttavia alcuni elementi di attenzione. Le nuove assunzioni nette a tempo indeterminato sono diminuite e le ore di cassa integrazione straordinaria sono aumentate del 19,1%, soprattutto nei comparti del mobile e della meccanica. Nel complesso, le ore autorizzate di integrazione salariale sono diminuite del 26,8%, grazie soprattutto alla riduzione della componente ordinaria.

Per le famiglie il problema riguarda soprattutto il rapporto tra redditi e costo della vita. Nel primo semestre il reddito disponibile nominale è aumentato del 2,7%, ma in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, la crescita si è fermata allo 0,4%. Nella media dei primi nove mesi dell’anno l’inflazione ha raggiunto il 2,7%, rispetto all’1,9% dello stesso periodo del 2025. A settembre è salita al 4,2%, con aumenti particolarmente rilevanti per trasporti, carburanti, abitazioni e utenze.

La pressione sui bilanci familiari si riflette anche nei consumi, cresciuti dello 0,9% nel primo semestre a prezzi costanti, un ritmo inferiore all’1,1% nazionale. Il clima di fiducia delle famiglie del Nord Est ha inoltre registrato un peggioramento nei primi mesi dell’anno.

Anche il credito mostra differenze tra imprese e famiglie. A giugno i prestiti bancari alle imprese regionali sono diminuiti del 4,3% su base annua. Escludendo la cantieristica navale, la variazione torna lievemente positiva (+0,9%), ma i finanziamenti alle piccole imprese continuano a diminuire (-3,9%). Le aziende di maggiori dimensioni hanno invece registrato un aumento dei prestiti dell’1,9%. La qualità del credito rimane buona e la Banca d’Italia non rileva, allo stato attuale, rischi di deterioramento nel breve periodo.

Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di un’economia regionale che conserva capacità di crescita, ma deve confrontarsi con una domanda interna ancora debole, difficoltà in alcuni comparti industriali e una propensione agli investimenti che non mostra ancora una ripresa diffusa. La tenuta dell’occupazione, gli interventi pubblici e la domanda turistica straniera sostengono l’attività economica. Per i prossimi mesi, tuttavia, molto dipenderà dall’evoluzione dei costi energetici, dai mercati internazionali e dalla capacità delle imprese di trasformare la liquidità disponibile in nuovi investimenti e opportunità di sviluppo.

Fonte: Banca d’Italia – L’economia del Friuli Venezia Giulia, novembre 2026 (rapporto integrale, 37 pagine).

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