Centinaia di cani sfruttati e relegati per truffare i comuni: indagata una donna di 70 anni

Pordenone – Sfruttava centinaia di cani per truffare i comuni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, tenendo gli animali in condizioni precarie e impedendo che fossero adottati.
Per questo è indagata una donna di 70 anni, B.A., di Arzene.
Le ipotesi delittuose fanno capo agli artt. 640 c. 2 n. 1 (Truffa ai danni dello Stato) e 314 (Peculato), 81 c. 2 (in concorso).

Nelle giornate di lunedì 10 febbraio e di martedì 11 gli agenti della Squadra Mobile della Questura hanno dato corso all’esecuzione del Decreto di Ispezione Locale presso la sede legale del “Canile di Villotta di Chions”, ubicata nel Comune di  Valvasone-Arzene (Pn), via Strigelle n. 18 e del reparto ricovero e custodia permanente dello stesso canile, sito nel Comune di Chions (Pn), in località Villotta, via Villotta n. 24.

La complessa attività investigativa ha consentito di riscontrare una serie di comportamenti illeciti che hanno permesso al Canile di Villotta di Chions di sfruttare gli animali d’affezione per garantirsi continuativamente per un lungo periodo introiti illeciti in danno dei 58 Comuni convenzionati tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (48 in provincia di Pordenone e 10 in provincia di Udine e Venezia), in forza della vigente Legge Regionale in materia di affido, emergendo chiari e precisi elementi indiziari in merito a truffe sistematiche ai danni degli Enti Locali, riguardanti le spese per il mantenimento degli animali in canile.

I successivi approfondimenti investigativi hanno evidenziato come gli animali venissero ricoverati senza l’attuazione delle procedure di riabilitazione previste e in più occasioni addirittura spostati dal Canile di Villotta di Chions, luogo deputato alla degenza e custodia degli stessi, all’abitazione privata della proprietaria della struttura, sottraendo in questo modo  gli animali da ogni possibilità di adozione ed in piena violazione delle normative sanitarie regionali, fatti per i quali risulta tuttora pendente un provvedimento di diffida e ordine di sgombero esecutivo, emesso dalla competente Azienda Sanitaria, ad oggi non ottemperato.

La donna ostacolava e addirittura impediva ad arte l’adozione dei cani, permettendo all’indagata, sfruttando l’elevatissimo numero di animali ricoverati – almeno 400 solamente negli ultimi due anni – di incamerare un ingente guadagno illecito quantificabile in svariate centinaia di migliaia di euro, peraltro in costante aumento tenendo conto delle assai costose spese veterinarie, necessarie all’acquisto di farmaci per l’accudimento degli animali, naturalmente fatturate ai Comuni vincolati dalla convenzione stipulata con la struttura.

Durante le operazioni gli agenti, coadiuvati da 8 veterinari comportamentalisti, hanno ulteriormente riscontrato il quadro delle condotte illecite, potendo identificare oltre 400 animali riconducibili, attraverso verifica del microchip, agli appalti stipulati con gli Enti Locali committenti, rinvenendo nei locali ispezionati centinaia di confezioni di medicinali veterinari scaduti, acquisendo altresì una ingente mole di documentazione amministrativa, fiscale e sanitaria che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti in ordine ai titoli di reato per cui si procede.

In particolare gli investigatori hanno potuto evidenziare le condotte delittuose dell’indagata, la quale, lungi dal favorire le procedure di adozione dei cani ricoverati in convenzione, isolava gli esemplari tra di loro in box singoli, perlopiù senza nemmeno farli “sgambare”, affinché non sviluppassero socialità e condizioni di sviluppo idonee alla loro futura adozione, per assicurarsi così il mantenimento della diaria fatturata ai Comuni affidatari; oppure, in alcuni casi collocava più esemplari di taglie diverse in aree comuni, lasciandoli di fatto allo stato selvatico, in condizioni di “branco”, per impedire che questi sviluppassero affezione per l’uomo.

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