Confcommercio regionale: non si ferma l’emorragia di imprese. Montagna penalizzata

Udine – Il terziario del Friuli Venezia Giulia si conferma un settore trainante per l’economia del territorio, ma la chiusura delle attività è un processo inarrestabile.

In una regione in cui il terziario (commercio, turismo, servizi) costituisce il 56% dell’intero tessuto imprenditoriale, il 2019 ha segnato un saldo negativo di 1.370 imprese (-771 nel commercio, -347 nel turismo, -252 nei servizi) tra nuove nate (1.806) e cessate (3.176).

Un dato, osserva il presidente regionale di Confcommercio Giovanni Da Pozzo, “influenzato dalle performance del commercio, la cui emorragia di imprese non si arresta, con un calo del 11% degli operatori nell’ultimo decennio, mentre continua a crescere il turismo, che si conferma strategico per la crescita della regione”.

Il quadro dell’andamento del settore nel 2019 è stato fatto da Confcommercio Fvg nella conferenza stampa “Osservatorio congiunturale-quarto trimestre” che ha visto il direttore scientifico di Format Research Pierluigi Ascani illustrare un’indagine che ha tra i focus anche l’economia montana e la reazione delle categorie alla novità dello scontrino elettronico.

La situazione appare più preoccupante nelle aree montane. Dal 2010 al 2019 questi territori sono stati caratterizzati da un fenomeno di riduzione del numero delle imprese più forte rispetto alle zone non montane: il -3% contro il -1% della pianura e delle città.

Nello specifico, la crisi dei negozi di vicinato è più spiccata nei comuni montani. Sono proprio le imprese del commercio quelle che hanno fatto segnare il calo più forte (-14%) con tenuta dei servizi e, in prevalenza, del turismo.

Non a caso, proprio in conferenza stampa, l’assessore alle Attività produttive Sergio Bini, il presidente Da Pozzo e il direttore regionale Massimo Giordano hanno informato dell’emendamento predisposto dalla giunta Fvg che punta a tutelare gli esercizi di vicinato nelle zone marginali del Fvg, “baluardi di vita anche sociale, non solo economica”, sottolinea Confcommercio.

È stata proprio l’associazione, si legge nella relazione della giunta, a indicare come modello un analogo provvedimento dell’Alto Adige e ad aprire l’interlocuzione con l’amministrazione regionale, che si è appunto concretizzata nell’emendamento.

Le imprese del terziario di montagna pagano tra l’altro lo scotto di un ritardo dal punto di vista dei livelli di digitalizzazione, con conseguenze dirette sulla capacità di innovazione dei propri modelli di business: solo il 63% è in possesso di un sito web aziendale (contro il 77% rilevato nelle imprese delle altre aree) e la quota di coloro che svolgono attività di e-commerce è la metà rispetto alla media regionale (9% contro 18%). Il tasso di imprenditorialità nelle zone montane è così in calo: sono il 34% le imprese del terziario nate nell’ultimo decennio nei comuni montani contro il 40% registrato nelle altre zone del Fvg.

Al di là del decremento delle imprese attive in regione nel corso dell’ultimo anno, l’incidenza del terziario resta evidente anche dal punto di vista del contributo economico: vale il 72% del valore aggiunto dell’intero Fvg, pari a circa 24 miliardi. Il terziario si conferma il settore trainante anche dal punto di vista degli occupati: +12mila i lavoratori negli ultimi dieci anni (contro il calo di 16mila unità nell’industria). Resta tuttavia critica la situazione del commercio (-5mila posti di lavoro, gli stessi che ha guadagnato il turismo).

Restano stabili i ricavi delle imprese del terziario del Fvg nell’ultima parte del 2019 e sostanzialmente invariati anche in previsione per i primi mesi del 2020. Continua a migliorare l’indicatore dei ricavi presso le imprese del turismo. Il dato nei comuni montani è fortemente influenzato dal sentiment negativo dei commercianti al dettaglio. Molto più fiduciosi gli operatori turistici, anche in virtù dei buoni risultati dell’ultima parte del 2019.

Sostanzialmente stabile la situazione della liquidità nell’ultimo quarto del 2019 e per i primi mesi del 2020. Migliora la situazione relativa ai prezzi praticati dai fornitori delle imprese, come anche quella legata ai tempi di pagamento da parte dei clienti (le tempistiche si accorciano).

In questo contesto, resta invariata la quota di imprese del terziario del Fvg che nel quarto trimestre 2019 si è recata in banca per chiedere un fido, un finanziamento o la rinegoziazione di un fido o di un finanziamento (sono state il 27%). Si conferma la quota di risposte positive: il 48% delle imprese ha ottenuto il credito richiesto secondo l’ammontare desiderato, il 19,9% con un ammontare inferiore alla richiesta.

Il 56% degli esercenti del Fvg ha acquistato un nuovo registratore telematico in virtù della recente normativa in materia di trasmissione dei corrispettivi. Sono ancora in fase decisionale prevalentemente le imprese di dimensioni più piccole (1-5 addetti) e quelle del commercio al dettaglio food. Il 73% degli esercenti del Fvg è a conoscenza della possibilità di usufruire di un credito di imposta per l’acquisto/adattamento del registratore telematico di cassa.

La quota di imprese al corrente della possibilità di usufruire del credito di imposta è pressoché omogenea in tutti i territori, ad eccezione della provincia di Gorizia, dove sono più numerosi gli esercenti ignari.

Gli esercenti del Fvg giudicano negativamente la normativa nazionale in materia di trasmissione dei corrispettivi telematici: il 55% teme che l’obbligo possa avere un impatto sulla propria attività.

I principali svantaggi derivanti dall’introduzione della normativa riguardano il costo (giudicato eccessivo) per l’acquisto/adeguamento del registratore automatico di cassa. Tra gli esercenti con un giudizio negativo circa l’introduzione della normativa, la metà teme che questa possa compromettere l’andamento economico della propria attività.

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